INFORM - N. 180 - 29 settembre 2010


CANTON TICINO

Sul sito www.balairatt.ch una campagna contro i frontalieri italiani

I nostri lavoratori sono rappresentati come dei topi ed accusati di sottrarre posti di lavoro ai ticinesi. Presentata da Marco Zacchera (Pdl) un’interrogazione. Le reazioni dei responsabili per i frontalieri di Cgil, Cisl e Uil e dell’Ocst. I commenti dei deputati eletti all’estero Narducci (Pd) e Razzi (Idv)

 

ROMA – Sul sito svizzero www.balairatt.ch viene proposta una campagna contro “l’invasione del frontalierato, la crescente criminalità d’importazione e la fiscalità opprimente”. Nel portale i disegni di tre grossi topi: uno, con tanto di bandiera italiana sulla tuta, è il piastrellista Fabrizio, che vive a Verbania e fa il lavoratore frontaliero; l’altro, con bandiera europea, è rumeno, tale Bogdan, che non ha né domicilio né lavoro; il terzo, dotato di scudo (fiscale), si chiama Giulio ed è un avvocato italiano, lavora a Roma ed è chiaro che si tratta del ministro Tremonti.

Sulla campagna in atto è intervenuto nell’Aula di Montecitorio il presidente del Comitato permanente per gli Italiani all’estero Marco Zacchera. Dopo aver annunciato la presentazione di un’interrogazione sull’argomento ai ministri degli Esteri e dell’Economia, ha precisato come da alcuni giorni il Canton Ticino sia invaso da manifesti, oltre che da filmati e interventi sul web, con la storia dei tre ratti: rappresentazioni che si prestano a connotazioni razziste, soprattutto nel momento in cui i 45.000 frontalieri italiani in Canton Ticino affrontano serie difficoltà economiche.

La campagna nel Canton Ticino è stata duramente criticata anche da numerosi esponenti del mondo sindacale, politico e associazionistico italiano.

“I coordinamenti e le segreterie nazionali Cgil Cisl Uil Frontalieri condannano lo squallido attacco del quale sono stati oggetto i lavoratori frontalieri italiani in Canton Ticino”, scrivono in una nota congiunta Claudio Pozzetti, coordinatore nazionale Frontalieri Cgil, Gianmarco Gilardoni coordinatore nazionale Frontalieri Cisl e Pancrazio Raimondo segretario nazionale Frontalieri Uil.

“I numerosi frontalieri italiani che quotidianamente si recano in Canton Ticino per svolgere le proprie attività lavorative, - prosegue il comunicato - non sono ladri, ma si guadagnano in maniera onesta la retribuzione che viene loro data. Diverso è il problema legato al fatto che alcuni datori di lavoro ticinesi sfruttano la debolezza contrattuale dei frontalieri, facendo loro ricoprire mansioni ben più che qualificate e pagandoli invece poco di più che apprendisti. Questo è il fenomeno da denunciare non certo quello dei lavoratori frontalieri”.

“I lavoratori italiani, ovunque abbiano svolto la propria attività lavorativa, - precisano i sindacalisti che preannunciano azioni nei confronti delle istituzioni italiane e svizzere a tutela dei nostri frontalieri - hanno portato benessere all’economia locale e se il Canton Ticino sta vivendo oggi un periodo di crisi non è certo legato alla presenza dei frontalieri ma alla crisi globale che pervade tutta Europa. La presenza di frontalieri in Canton Ticino è massiccia da oltre un trentennio e non si capisce come solo ora qualcuno accusi questi lavoratori di rubare l’occupazione agli indigeni. Ancora più grave inserire nel discorso dei frontalieri la considerazione legata ai reati commessi dagli stranieri. I frontalieri si recano in Ticino per lavorare onestamente e onestamente devono essere trattati. Siamo certi che la maggior parte dei cittadini ticinesi che sono onesti ed in buona fede non possono che condividere le nostre affermazioni”.

Di “aggressione intollerabile ai lavoratori frontalieri italiani” ha parlato il vice presidente della Commissione Affari Esteri della Camera Franco Narducci. Il deputato del Pd, eletto nella ripartizione Europa e residente in Svizzera, ha inoltre chiesto “l’intervento immediato del Governo cantonale ticinese affinché si provveda all’immediato oscuramento del sito internet e del gruppo di promozione Facebook”. Narducci, che preannuncia in proposito un’interrogazione al ministro degli Esteri Frattini, si dice inoltre certo di poter confidare “nel grande spirito di ospitalità e nei tradizionali rapporti di buon vicinato che hanno da sempre caratterizzato i rapporti tra le regioni italiane di confine e il Canton Ticino”.

 Anche Antonio Razzi, in qualità di deputato eletto in Europa e responsabile per gli Italiani all’Estero dell’Italia dei Valori, ha protestato contro la campagna antifrontalieri in Svizzera. “Questo è un pericoloso segnale di una deriva razzista - scrive Razzi, anche lui residente in Svizzera - che porta indietro nel tempo l’atteggiamento ostile di una parte della Svizzera nei riguardi di lavoratori italiani. Chiederò al più presto di incontrare l’ambasciatore affinché si renda interprete presso il governo elvetico della nostra protesta”.

Dal presidente dell’Unione Italiani nel Mondo Alberto Sera viene invece sottolineato come contro questa campagna denigratoria, che non ha nulla di goliardico, debbano intervenire con forza la magistratura italiana e la rete del Mae in Svizzera.

Da segnalare infine la reazione dell’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese. “Che la Svizzera venga rappresentata dall’Emmental, l’ottimo formaggio bernese, può starci – si legge nel comunicato dell’OCST - ma che i lavoratori che prestano attività lavorativa in Svizzera siano raffigurati da ratti, ossia da topi di fogna, è decisamente sconcertante”. L’organizzazione ricorda inoltre come le maggiori tensioni sul mercato del lavoro ticinese siano imputabili alla mancata introduzione generalizzata di contratti collettivi. Una soluzione che permetterebbe di ovviare a molti abusi. “L’’OCST – conclude la nota - condanna questa campagna pubblicitaria ed invita tutte le parti interessate (politica, sindacati ed imprenditori) ad approfondire e cercare soluzioni ragionevoli ai non pochi problemi presenti nel mercato del lavoro ticinese”. (Inform)


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