MISSIONARI
ALL’ESTERO
Sulle rotte del mondo: incontri con i missionari trentini
“Solo il dialogo interreligioso potrà garantire un futuro
di pace e di concordia tra i popoli”
Le testimonianze di padre Pio (Bangladesh) e di suor
Josephine (Pakistan)
TRENTO - “Solo il dialogo interreligioso, portato avanti
in maniera diretta e senza pregiudizi, potrà garantire un futuro di pace e di
concordia tra i popoli”. E’ questo il messaggio che arriva dall’incontro sul
Dialogo interreligioso, tenutosi nel tardo pomeriggio di ieri a Trento, Palazzo
Geremia, nell’ambito di “Sulle rotte nel mondo”, la manifestazione organizzata
da Provincia autonoma di Trento e Arcidiocesi quest'anno dedicata ai missionari
trentini in Asia e Oceania.
Al tavolo dei relatori c’erano padre Pio Mattevi, missionario in Bangladesh; suor Josephine Michael, missionaria pachistana; Wasseem Abbas, presidente di Città
aperta di Rovereto, associazione multiculturale.
Lucia Maestri, assessore alla cultura del Comune di Trento,
nel suo saluto, si è detta orgogliosa del fatto che “
Nella sua testimonianza padre Pio Mattevi,
missionario in Bangladesh, ha raccontato 20 anni di confronto con indù e musulmani
per favorire il dialogo tra le religioni: “In Bangladesh lavoriamo per una società
senza divisioni per favorire migliori condizioni di vita alle persone nel campo
dell’assistenza, del sociale e delle attività agricole. Il Paese è poverissimo
ma il dialogo ha dato a noi l’occasione per mettere in luce i valori del cristianesimo
e, viceversa delle religioni musulmana e indù. Siamo riusciti a mantenere la
pace e promuovere forme miste di sviluppo quali cooperative per la coltivazione
di riso in zone a prevalenza indù e musulmana”.
Ad oggi - in Bangladesh - la missione di dialogo è affidato
a pochi missionari occidentali: “Grazie ad un vescovo locale è però possibile
portare avanti il confronto. Tutti siamo consapevoli che il dialogo aiuta ad
essere migliori: in Bangladesh siamo una minoranza ma attraverso il dialogo
possiamo farci conoscere”.
Diversa la situazione in Pakistan, dove dopo l’11 settembre
e l’attacco alle Torri Gemelle e la guerra in Afghanistan, il dialogo è di fatto
interrotto. Suor Josephine racconto i momenti della
speranza in un paese popolato al 96% da musulmani e i giorni dell’odio e della
divisione.
“Dopo l’11 settembre - ha ricordato la religiosa di origine
pachistana - nulla è stato come prima. La guerra prima e il terrorismo dopo
hanno riportato il mio paese in uno stato di tensione. Oggi interi territorio
sono controllati dai signori della droga e l’imposizione delle leggi coraniche
ha sostituito la legge dello Stato”. In lei è ancora vivo il ricordo della rottura.
"Dopo l’11 settembre e l’inizio della guerra abbiamo organizzato come al
solito gli incontro con mussulmani e indù, ma sono andati deserti. Ci hanno
risposto che era meglio sospendere gli incontri ed oggi di fatto il dialogo
non è ripreso. Prima una famiglia cristiana non aveva paura di una famiglia
musulmana e viceversa; oggi se un cristiano frequenta l’altra parte rischia
di essere scambiato per una nemico e di ritrovarsi oggetto di una rappresaglia
da parte dei terroristi o estremisti”.
A peggiorare la situazione ci ha pensato l’inondazione,
una calamità naturale che ha devastato il Paese: “Se possibile, la situazione
è peggiorata. Ci sono genitori che abbandonano i propri figli o li vendono o,
peggio ancora, li uccidono e poi si suicidano perché non sanno più come uscire
dalla miseria”.
Da suor Josephine arriva però
l’esortazione ad continuare: “Non possiamo cedere al rischio delle semplificazioni
per cui un musulmano è un estremista o un cristiano è un ricco al soldo degli
Stati uniti. E’ nel confronto tra religioni che passa il futuro dei popoli”.
E proprio da un altro pachistano, Wasseem
Abbas, è arrivata una lettura di speranza. Presidente
dell’associazione Città Aperta di Rovereto, Abbas
ha ricordato il tentativo portato a termine con successo dall’associazione di
“costruire piccoli ponti ma importanti per ricostruire l’identità delle persone
ed il dialogo”. Fondata nel 2002, l’associazione si batte per il pieno riconoscimento
dei diritti di cittadinanza e a favore della convivenza e sensibilizzare l’opinione
pubblica italiana verso gli stranieri. “A contribuito a diffondere una conoscenza
migliore delle peculiarità di altre culture, e siamo riusciti a favorire in
Trentino l’integrazione dei nuovi cittadini. Oggi siamo anche una cooperativa
che dà lavoro a decine di persone sempre nell’ambito dei servizi per l’integrazione.
Credo che tutte le religioni abbiano una matrice comune ed è da questa che dobbiamo
ripartire per garantire a tutti un futuro migliore”. (