INFORM - N. 179 - 28 settembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Sul portale dei Lombardi nel Mondo

Una riflessione sull’integrazione degli italiani in Germania

Le tesi dell’ultimo libro di Sarrazin riaprono il dibattito su integrazione e sistema scolastico. Da Dortmund, Luigi Rossi insiste sulla responsabilità condivisa di fallimento o successo del percorso di accoglienza degli stranieri

 

DORTMUND – Sul portale dei Lombardi nel Mondo (www.lombardinelmondo.org) un intervento di Luigi Rossi, nato a Rovigo, storico e oggi insegnante di italiano e arte presso la Gesamtschule F. Steinhoff di Hagen, approfondisce la questione dell’integrazione degli italiani emigrati in Germania.

La riflessione è scaturita dalla pubblicazione di un libro scritto da Thilo Sarrazin, già ministro della finanze ed iscritto al partito socialdemocratico tedesco (SPD), intitolato – in italiano – “L’autodistruzione della Germania”, fortemente critico nei confronti dell’immigrazione musulmana in loco. Un libro che, per le tesi sostenute, sta divenendo in queste ultime settimane una sorta di “caso letterario”, producendo un dibattito nei media, in politica e nell’opinione pubblica sulla più ampia questione dell’integrazione dei cittadini stranieri nel Paese. “Unica nota positiva di questa operazione mediale, editoriale e politica – scrive Rossi - è che si parla e discute (anche) degli errori commessi dagli autoctoni a partire dagli accordi bilaterali degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta  del secolo scorso, quando giunsero nella Repubblica Federale milioni di Gastarbeiter (lavoratori ospiti). Dall’Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Ex-Jugoslavia, Turchia. Ben presto molti si accorsero che i Gastarbeiter erano “persone” con una loro cultura, tradizioni e lingua. E diritti”.

Si tratta di una realtà che lo stesso Sarrazin dovrebbe conoscere, poiché “cresciuto a Recklinghausen (cuore del Bacino della Ruhr) tra i Gastarbeiter degli anni Sessanta, Settanta del secolo scorso – segnala Rossi. - Lui li ha visti e sentiti, i Gastarbeiter. Li ha scansati, ignorandone bisogni e necessità. Il suo libro offre l’immagine d’un cittadino tedesco impaurito ‘dall’integrazione’ e angosciato ‘dallo straniero’ sempre e solo considerato come forza lavoro e lavoratore ospite”.

L’intervento si sofferma anche su un articolo pubblicato nei giorni scorso sul quotidiano Westdeutsche Allgemeinen Zeitung, in cui discutono dell’integrazione degli italiani in Germania la docente universitaria Ursula Boos-Nunning, l’ex ministro per l’integrazione nel Nord Reno Vestfalia, Armin Laschet, e il presidente del Comites di Dortmund, Marilena Rossi.

“Se gli interventi della docente e dell’ex-ministro risentono (molto) degli stereotipi tipici del docente e politico la cui educazione sociale si svolse proprio negli anni del boom delle imprese italiane in Germania – scrive Rossi, – senza minimamente accennare agli errori di quegli anni che chiudevano (anche i “buoni” italiani) nei ghetti (che ancora oggi non sono scomparsi per la nostra comunità), Marilena Rossi tocca il sistema scolastico tedesco, forse il maggiore responsabile di questa «crisi di crescita di una società multietnica»”.

“In Germania – segnala il presidente del Comites – si seleziona il proprio percorso scolastico troppo in fretta”: già al termine della quarta elementare viene richiesta la scelta delle scuole superiori, “in un sistema scolastico antiquato – aggiunge Rossi - e in piena crisi di personale, identità e contenuti”.

Tuttavia esistono esempi di integrazione positivi, “frutto di impegno sociale e culturale sia da parte italiana che tedesca - scrive Rossi, - senza dimenticare il coraggio necessario per affrontare nuove e scomode vie sociali, culturali e didattiche”.

“Mi rammarico che la Germania non abbia avuto maggiore fiducia nei suoi Gastarbeiter – egli conclude - e non abbia maggiormente investito in quelle strutture che, per loro natura, sono destinate all’apprendimento di una lingua e ai primi approcci con la cultura o le culture”. (Inform)


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