INTERVENTI
150 anni di Unità d’Italia,
150 anni di storia d’emigrazione
Dino Nardi (Uim, Cgie): “Gli smemorati del belpaese”
ZURIGO - Vivendo in Italia per alcune settimane durante il periodo estivo ho avuto modo di ascoltare per strada, nei bar e su molti mezzi di trasporto pubblici i più svariati commenti sugli immigrati da parte di persone appartenenti ai vari ceti sociali, tra cui anche insegnanti della scuola dell’obbligo, quasi mai in modo positivo. Anche nei media della carta stampata, sia nazionali che locali, in occasione di fatti di cronaca, che vedevano coinvolti gli immigrati, ci si è lasciati andare in commenti e considerazioni analoghe in quelli di centrodestra ed in disquisizioni più sociologiche in quelli di matrice cattolica o di sinistra.
Credo che l’argomento
meriti anche qualche considerazione da parte di chi, come il sottoscritto, pur
essendo nato e cresciuto in Lucchesia, è figlio di emigrati in Svizzera e che,
dopo essersi ricongiunto con i genitori, ci vive ormai anche da quaranta anni.
Una vita spesa ad occuparmi professionalmente di sociale e di politiche migratorie
prima per il patronato ITAL-UIL ed oggi per
Ebbene, fatta
questa premessa, confesso che quanto sta accadendo oggi in Italia con l’immigrazione
(intolleranza, approfittamenti, ecc.) è per me molto avvilente ma tutto un dejà
vu, un film già visto, compreso il fatto (ricordato dallo storico fiorentino
Franco Cardini in un suo recente intervento nel quotidiano Il Tirreno) che i più razzisti e xenofobi
si annidino proprio tra il proletariato e cioè le persone quotidianamente a
contatto con gli immigrati sia con le abitazioni che con i posti di lavoro.
D’altra parte era molto facile non essere razzisti e xenofobi in Italia e restare
esterrefatti nel vedere le immagini e le storie che
Un altro dejà
vu, per me è stata la nascita anche in Italia, come già avvenne in Svizzera
negli anni sessanta con
È, pertanto, un
vero peccato che gli italiani, oggi, abbiano dimenticato, o addirittura i più
giovani non conoscano affatto, quella che è stata la nostra storia e che, in
certa misura, è anche attualità visto e considerato che nel mondo abbiamo ancora
circa quattro milioni di emigrati italiani e che ogni anno se ne vanno tuttora
a lavorare all’estero più di cinquantamila connazionali. Ed è un vero peccato
che non si faccia tesoro della nostra storia e della nostra esperienza di emigrazione
per facilitare al massimo il processo di integrazione dei nostri immigrati che,
in gran parte di loro, saranno presto i genitori di futuri cittadini italiani.
Morale: l’italiano può permettersi tutti i difetti di questo mondo tranne quello
di essere razzista o xenofobo! (Dino Nardi */
*Coordinatore UIM per l'Europa, consigliere CGIE