SOCIETA’ DANTE
ALIGHIERI
Da oggi al 1° ottobre
L’italiano dell’Italia Unita : XXII corso di aggiornamento
per docenti di lingua italiana a stranieri
Ha aperto il corso lo storico Lucio Villari: “La lingua, strumento determinante per l’unità nazionale”
ROMA - “Nell’epoca risorgimentale la parola comunicata
- insieme con le armi - è viva, forte e senza dubbio costituisce uno strumento
fondamentale per l’unificazione nazionale”. Con queste parole Lucio Villari, docente di Storia contemporanea all’Università Roma
Tre, ha aperto oggi il XXII corso di aggiornamento PLIDA per docenti di italiano
per stranieri promosso dalla Società Dante Alighieri, che si tiene a Roma,nella
sua sede centrale (Piazza Firenze 27) fino al 1° ottobre e che ha per tema “L’italiano
dell’Italia Unita”.
“I problemi della lingua - ha proseguito Villari - sono stati sempre legati ai principali mutamenti
sociali, storici e politici, soprattuto durante il
Risorgimento. Uno dei simboli di questo pensiero è stato Alessandro Manzoni,
che ha attribuito alla lingua un’importanza straordinaria non solo a livello
comunicativo e culturale, ma anche in ambito di unità politica e sociale, fatto
che non è avvenuto in altri Paesi occidentali. Ho citato Manzoni ma tutti coloro
che hanno animato le lotte risorgimentali - Giuseppe Mazzini per primo - hanno
affrontato la questione della comunicazione letteraria, artistica e musicale
per offrire al Paese e agli italiani un profondo sentimento di identità comune”.
Ad introdurre l’intervento di Lucio Villari è stato Alessandro Masi, segretario generale della
Società Dante Alighieri, che ha ringraziato i docenti per il prezioso lavoro
didattico svolto nei rispettivi Paesi di provenienza. “I corsi di aggiornamento
- ha detto Masi - sono essenziali per
All’intervento di Lucio Villari
è seguito quello di Lorenzo Tomasin, docente di Linguistica
Italiana presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia,
che ha approfondito il rapporto tra dialetti, lingua nazionale e Unità d’Italia.
“I dialetti sono il fenomeno di disunione che unisce il nostro Paese - ha spiegato
ai docenti -. La quantità e la qualità delle realtà dialettali che troviamo
in Italia non sono paragonabili a quelle di nessun altro Paese di lingua romanza.
A rendersi conto per primo di questa unità/diversità è stato Dante, che nel
De vulgari eloquentia propone come lingua nazionale una sintesi culturale
dei dialetti italiani”. “Non bisogna dimenticare - ha spiegato Tomasin - che l’italiano e i dialetti sono figli della stessa
madre, il latino, e che - semplificando - l’italiano non è altro che un dialetto
scelto quale lingua nazionale”.
Nel pomeriggio, laboratorio didattico “