STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“Tribuna Italiana”
Oltre cinquemila anziani italiani indigenti
in Argentina.
Molti avranno il PAMI, altri rischiano di non avere assistenza sanitaria
dal 1º gennaio 2011
La novità è stata comunicata dall’Ambasciata ai consiglieri del CGIE dell’Argentina.
Le autorità diplomatiche assicurano che circa 4300 connazionali anziani indigenti
potranno essere assistiti dal PAMI, la mutua dei pensionati argentini mentre
si pone il problema di circa un migliaio di connazionali che non ha alcuna assicurazione
sanitaria e per il quale si cerca una soluzione. I consoli si riuniscono con
i Comites
BUENOS AIRES -
Dal mese di gennaio 2011
Lo ha comunicato
martedì l’ambasciatore Guido
La rescissione del contratto con la Swiss Medical lascerà senza assistenza della “pre-paga” i cinquemila trecento anziani connazionali indigenti residenti in Argentina che da oltre due anni beneficiavano del servizio.
In Ambasciata è stato spiegato che, in quanto titolari di una pensione argentina, circa quattromila trecento di quegli italiani anziani indigenti, potrebbero accogliersi ai servizi del PAMI, la mutua dei pensionati argentini. A suo tempo, spiegavano le autorità diplomatiche, cioè quando scoppiò la grande crisi argentina alla fine del 2001 e negli anni successivi, l’assistenza attraverso il PAMI era scadente e non riusciva ad assistere dignitosamente tutti i suoi oltre quattro milioni di affiliati. Oggi invece la situazione è cambiata e il servizio del PAMI è molto migliorato. Tesi questa ribadita dal console generale d’Italia a Buenos Aires, Giancarlo Curcio e dal medico di fiducia del Consolato dott. Mazzini, durante la seduta del Comites di Buenos Aires, mercoledì scorso.
In altre parole, secondo quanto sostengono i rappresentanti diplomatici, oltre quattromila connazionali indigenti potranno essere assistiti dal PAMI, che, assicurano ora funziona bene, realtà questa che - ha spiegato al Comites il console generale Curcio - è stata verificata da tecnici venuti dall’Italia. Secondo questo punto di vista quindi, il problema si pone per circa un migliaio di anziani bisognosi, che invece non hanno nemmeno l’accesso all’assistenza del PAMI.
Per loro la situazione è drammatica e per questo le autorità diplomatiche e consolari hanno chiesto ai consiglieri del CGIE e ai Comites di avanzare delle proposte da studiare, per trovare una soluzione.
I consiglieri
del CGIE in Ambasciata, hanno chiesto una soluzione che assicuri agli anziani
la stessa continuità e dignità di quella che offriva il contratto con
Ma nella ricerca di una soluzione, ci sono precisi paletti. Anzitutto, spiegano le autorità diplomatiche, non è possibile fare un nuovo concorso, perché ora ci sono limiti stabiliti anche dall’Unione europea, sia sull’ammontare della spesa che sulle procedure. Inoltre non c’è la disponibilità e la certezza dei fondi. Infatti, dato che il contratto con la Swiss Medical era per due anni, nel bilancio per l’anno 2011 erano previsti i poco più di cinque milioni di euro per far fronte al secondo anno di prestazioni, previsto da tale contratto. Ma non essendoci tale obbligo, la suddetta somma entra nel calderone dei fondi per l’assistenza sanitaria per tutto il mondo e quindi, da redistribuire fra tutti gli altri paesi, o addirittura da tagliare, dando una ulteriore stretta alla politica della riduzione di fondi per gli italiani all’estero.
Il contratto
con la Swiss Medical cominciò nel 2007, e seguiva il modello del programma di
assistenza ai suoi corregionali indigenti residenti in Argentina, che aveva
impostato la Regione Veneto, su proposta di Ricardo Merlo e Luigi Pallaro. Lo
stesso Pallaro, diventato senatore nelle elezioni del 2006, si era battuto per
ulteriori fondi per l’assistenza, e perché fosse trovata una soluzione stabile
che potesse assicurare continuità nelle prestazioni, agli anziani connazionali
che versavano in condizioni di indigenza, il cui numero era aumentato a causa
della crisi degli inizi del 2000. Il governo Prodi accolse la proposta e i fondi
furono approvati con
Delle procedure e delle condizioni del contratto si occupò l’Ambasciata negli ultimi mesi del 2006 e il servizio iniziò nei primi giorni del 2007.
Il contratto fu
rinegoziato alla fine dell’anno scorso. In quel momento