INFORM - N. 177 - 24 settembre 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana”

Oltre cinquemila anziani italiani indigenti in Argentina. La Swiss Medical ha disdetto il contratto

Molti avranno il PAMI, altri rischiano di non avere assistenza sanitaria dal 1º gennaio 2011

La novità è stata comunicata dall’Ambasciata ai consiglieri del CGIE dell’Argentina. Le autorità diplomatiche assicurano che circa 4300 connazionali anziani indigenti potranno essere assistiti dal PAMI, la mutua dei pensionati argentini mentre si pone il problema di circa un migliaio di connazionali che non ha alcuna assicurazione sanitaria e per il quale si cerca una soluzione. I consoli si riuniscono con i Comites

 

BUENOS AIRES - Dal mese di gennaio 2011 la Swiss Medical non darà più assistenza sanitaria agli oltre cinquemila connazionali indigenti inseriti nel contratto tra la ditta di assicurazioni sanitarie e l’Ambasciata d’Italia in Argentina. Infatti, lo scorso 31 agosto, la Swiss Medical ha comunicato all’Ambasciata che non intende continuare a dare il servizio l’anno venturo, esercitando il diritto previsto dallo stesso contratto, di rescinderlo anticipando tale decisione entro la fine di agosto di quest’anno.

Lo ha comunicato martedì l’ambasciatore Guido La Tella agli otto consiglieri dei CGIE dell’Argentina convocati per essere informati sulla nuova situazione. Accompagnavano l’Ambasciatore d’Italia, il primo consigliere Alessandro Modiano, capo dell’Ufficio Sociale e Coordinamento Consolare dell’Ambasciata e i consoli italiani in Argentina.

La rescissione del contratto con la Swiss Medical lascerà senza assistenza della “pre-paga” i cinquemila trecento anziani connazionali indigenti residenti in Argentina che da oltre due anni beneficiavano del servizio.

In Ambasciata è stato spiegato che, in quanto titolari di una pensione argentina, circa quattromila trecento di quegli italiani anziani indigenti, potrebbero accogliersi ai servizi del PAMI, la mutua dei pensionati argentini. A suo tempo, spiegavano le autorità diplomatiche, cioè quando scoppiò la grande crisi argentina alla fine del 2001 e negli anni successivi, l’assistenza attraverso il PAMI era scadente e non riusciva ad assistere dignitosamente tutti i suoi oltre quattro milioni di affiliati. Oggi invece la situazione è cambiata e il servizio del PAMI è molto migliorato. Tesi questa ribadita dal console generale d’Italia a Buenos Aires, Giancarlo Curcio e dal medico di fiducia del Consolato dott. Mazzini, durante la seduta del Comites di Buenos Aires, mercoledì scorso.

In altre parole, secondo quanto sostengono i rappresentanti diplomatici, oltre quattromila connazionali indigenti potranno essere assistiti dal PAMI, che, assicurano ora funziona bene, realtà questa che - ha spiegato al Comites il console generale Curcio - è stata verificata da tecnici venuti dall’Italia. Secondo questo punto di vista quindi, il problema si pone per circa un migliaio di anziani bisognosi, che invece non hanno nemmeno l’accesso all’assistenza del PAMI.

Per loro la situazione è drammatica e per questo le autorità diplomatiche e consolari hanno chiesto ai consiglieri del CGIE e ai Comites di avanzare delle proposte da studiare, per trovare una soluzione.

I consiglieri del CGIE in Ambasciata, hanno chiesto una soluzione che assicuri agli anziani la stessa continuità e dignità di quella che offriva il contratto con la Swiss Medical. Per adesso però, sembra che la soluzione sarà il ritorno alla vecchia politica dell'elemosina, cioè che chi è malato ed ha bisogno di cure, si rechi negli uffici di assistenza per chiedere di essere assistito o ricoverato. Anche in vista di questa prospettiva, i consiglieri del CGIE hanno chiesto che venga assicurato un aumento di operatori nei citati uffici di assistenza nei Consolati, per affrontare l'emergenza.

Ma nella ricerca di una soluzione, ci sono precisi paletti. Anzitutto, spiegano le autorità diplomatiche, non è possibile fare un nuovo concorso, perché ora ci sono limiti stabiliti anche dall’Unione europea, sia sull’ammontare della spesa che sulle procedure. Inoltre non c’è la disponibilità e la certezza dei fondi. Infatti, dato che il contratto con la Swiss Medical era per due anni, nel bilancio per l’anno 2011 erano previsti i poco più di cinque milioni di euro per far fronte al secondo anno di prestazioni, previsto da tale contratto. Ma non essendoci tale obbligo, la suddetta somma entra nel calderone dei fondi per l’assistenza sanitaria per tutto il mondo e quindi, da redistribuire fra tutti gli altri paesi, o addirittura da tagliare, dando una ulteriore stretta alla politica della riduzione di fondi per gli italiani all’estero.

 Il contratto con la Swiss Medical cominciò nel 2007, e seguiva il modello del programma di assistenza ai suoi corregionali indigenti residenti in Argentina, che aveva impostato la Regione Veneto, su proposta di Ricardo Merlo e Luigi Pallaro. Lo stesso Pallaro, diventato senatore nelle elezioni del 2006, si era battuto per ulteriori fondi per l’assistenza, e perché fosse trovata una soluzione stabile che potesse assicurare continuità nelle prestazioni, agli anziani connazionali che versavano in condizioni di indigenza, il cui numero era aumentato a causa della crisi degli inizi del 2000. Il governo Prodi accolse la proposta e i fondi furono approvati con la Finanziaria 2007.

Delle procedure e delle condizioni del contratto si occupò l’Ambasciata negli ultimi mesi del 2006 e il servizio iniziò nei primi giorni del 2007.

Il contratto fu rinegoziato alla fine dell’anno scorso. In quel momento la Swiss Medical chiedeva un adeguamento dell’ammontare del contratto per far fronte all’aumento dei costi. L’Italia invece, a causa dei tagli disposti dal governo sui capitoli per gli italiani all’estero, del bilancio del MAE, aveva meno fondi a disposizione. Alla fine furono tolti dall’elenco dei beneficiari circa tremila connazionali rimanendovi 5300. Inoltre furono ridotte alcune prestazioni, quali l’assistenza medica domiciliare e il contratto venne rinnovato per gli anni 2010 e 2011.

La Swiss Medical però, insisteva col rischio di nuovi aumenti dei suoi costi per cui, per firmare il rinnovo del contratto, chiese che fosse inserita una clausola che le consentisse di rescindere il contratto, comunicandolo la sua decisione entro il 31 agosto. In quella data infatti, ha comunicato la sua decisione di revocare il contratto a partire dal 1º gennaio dell’anno venturo. (Tribuna Italiana/Inform)


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