INFORM - N. 176 - 23 settembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Prolungata carcerazione preventiva per un connazionale in Serbia

Il sottosegretario Stefania Craxi risponde ad una interrogazione in commissione Esteri della Camera

 

ROMA - E’ dall'ottobre 2009 che Giovanni Accroglianò, cittadino italiano residente in Serbia è stato arrestato e condotto nel carcere speciale di Belgrado per il presunto coinvolgimento in un caso di  abuso d'ufficio per l'acquisto di arredi ospedalieri. Il processo, che riguarda diversi dirigenti pubblici ed esponenti politici, ha avuto inizio solo nel luglio scorso, dopo oltre 8 mesi di carcerazione preventiva durante i quali l'istanza di scarcerazione presentata reiteratamente dall'imputato, che sostiene di essere innocente, è stata sempre respinta adducendo il motivo del pericolo di fuga nonostante egli viva regolarmente in Serbia da molti anni insieme alla moglie, cittadina serba, ed a tre figli.

Il tribunale speciale di Belgrado ha interrotto il dibattimento il 5 luglio, fissando al 4 ottobre la ripresa del processo e prorogando fino a tale data la carcerazione preventiva.

All’interrogazione presentata dal deputato Giovanni Mario Salvino Burtone del Pd ha risposto in commissione Esteri il sottosegretario Stefania Craxi, ricordando che il sottosegretario Mantica, in occasione della sua missione in Serbia il 28 aprile scorso, ha incontrato i familiari del connazionale e ha confermato loro il pieno interessamento del Governo italiano alla vicenda. L'ambasciata a Belgrado ha provveduto ad effettuare regolari visite e all'inizio di agosto, mentre i familiari, accompagnati dal personale della cancelleria consolare, hanno potuto incontrare l’imputato. Il connazionale è stato visitato l'11 settembre scorso dal capo della cancelleria consolare, a seguito di una segnalazione effettuata dal padre circa le precarie condizioni di salute del figlio. In tale occasione, il detenuto ha dichiarato di non avere specifici problemi di salute, nonostante sia dimagrito.

L'ambasciata d’Italia a Belgrado ha sensibilizzato in varie occasioni le autorità serbe affinché il processo si svolga in maniera equa ed imparziale. Un passo in tal senso è stato, da ultimo, svolto dall'ambasciata con una nota verbale dello scorso 24 agosto. La famiglia è stata costantemente tenuta al corrente, dalla direzione generale per gli Italiani all'estero della Farnesina, di tutti i passi effettuati. Lo stesso ministro Frattini, lo scorso 2 settembre, ha informato il padre del connazionale della situazione e degli interventi svolti sul piano diplomatico. Il ministro ha segnalato al suo omologo serbo Jeremic, nel corso dell'incontro avuto a Roma lo scorso 14 settembre, l'attenzione con cui da parte italiana si segue il caso.

L’on. Burtone, in sede di replica, ha ringraziato il rappresentante del Governo per la risposta ricevuta, ma si è dichiarato insoddisfatto a fronte di un caso giudiziario in cui viene meno il rispetto dei diritti umani ed ha chiesto un ulteriore intervento da parte italiana. (Inform)


Vai a: