INFORM - N. 175 - 22 settembre 2010


AFGHANISTAN

Per il Mae l’esito delle elezioni è positivo nonostante il clima di intimidazione

 

ROMA - E’ positivo l’esito delle elezioni parlamentari in Afghanistan dello scorso 18 settembre. La popolazione è andata alla urne nonostante la campagna intimidatoria dell’insorgenza e la macchina elettorale ha retto, anche se ci sono state numerose denunce di brogli. Ora, secondo il nostro ministero degli Esteri, è necessario lavorare con il governo e il parlamento afgani per una riforma complessiva del processo elettorale che ne migliori l’efficacia.

A parte il dato prettamente politico, di difficile interpretazione per l’assenza di chiari schieramenti contrapposti, il voto ha rappresentato un passo nella direzione dell’afganizzazione dei processi istituzionali e della legittimazione delle autorità afgane. Milioni di afgani si sono recati alle urne, esprimendo volontà di cambiamento e fiducia nella democrazia, Inoltre, si è registrato anche il record di 398 candidate per i 68 seggi a loro riservati (sui 249 complessivi).

L’affluenza alle urne, secondo dati preliminari, si attesa intorno al 40%, un dato di poco inferiore alle presidenziali dello scorso anno, ma che si può spiegare con il clima di pesante intimidazione imposto dall’insorgenza e con la decisione presa dalle istituzioni afgane di non aprire circa 1.000 seggi, sia per ragioni di sicurezza, sia per evitare frodi e abusi nelle aree fuori dall’effettivo controllo delle forze di sicurezza.

Sul piano della sicurezza, si è registrato un miglioramento rispetto alle presidenziali del 2009: meno “incidenti” e nessun gesto spettacolare, a testimonianza di un maggior controllo da parte delle forze di sicurezza e di una più capillare ed efficace opera di intelligence, tanto più che le elezioni si sono svolte in uno dei periodi di più aspra offensiva dell’insorgenza. Numerose, come prevedibile, le denunce di irregolarità. Pur mancando ancora i rapporti degli osservatori (quasi tutti afgani), non pare comunque che si possa parlare frodi massicce, un significativo progresso rispetto a quanto denunciato nel 2009.

L’ambasciatore d’Italia a Kabul, Claudio Glaentzer, ha ricordato ad esempio l’introduzione di un “nuovo e più sicuro inchiostro per marcare il dito di chi ha votato e la perquisizione all'ingresso del seggio per cercare di minimizzare il fenomeno delle schede contraffatte”.

E dei progressi, ha aggiunto, “sono stati fatti al livello della Commissione elettorale indipendente, che ha operato con serietà, sostituendo fra l'altro 6.000 funzionari impegnati nella preparazione del voto che non davano sufficienti garanzie”. Ora, come ha rilevato anche l’Inviato Speciale dell’ONU in Afghanistan Staffan De Mistura, servirà una trasparente ed imparziale valutazione dei ricorsi. La comunità internazionale avrà il compito di vigilare sollecitando i candidati a rispettare il processo elettorale fino alla sua conclusione, prevista per la fine di ottobre.

In conclusione, allo stato attuale sembra essere stato raggiunto l’obiettivo di elezioni credibili, sebbene non perfette: un tassello in più sulla via della stabilizzazione del Paese. Nell’immediato futuro, resta la priorità di una riforma complessiva del processo elettorale afgano, per rafforzare ulteriormente la legittimazione democratica delle istituzioni e, in ultima analisi, dello sforzo internazionale che le sostiene. (Inform)


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