AFGHANISTAN
Per il Mae l’esito delle elezioni è positivo nonostante il clima
di intimidazione
ROMA - E’ positivo l’esito delle elezioni
parlamentari in Afghanistan dello scorso 18 settembre. La popolazione è andata
alla urne nonostante la campagna intimidatoria dell’insorgenza e la macchina
elettorale ha retto, anche se ci sono state numerose denunce di brogli. Ora,
secondo il nostro ministero degli Esteri, è necessario lavorare con il governo
e il parlamento afgani per una riforma complessiva del processo elettorale che
ne migliori l’efficacia.
A parte il dato prettamente politico, di
difficile interpretazione per l’assenza di chiari schieramenti contrapposti,
il voto ha rappresentato un passo nella direzione dell’afganizzazione
dei processi istituzionali e della legittimazione delle autorità afgane. Milioni
di afgani si sono recati alle urne, esprimendo volontà di cambiamento e fiducia
nella democrazia, Inoltre, si è registrato anche il record di 398 candidate
per i 68 seggi a loro riservati (sui 249 complessivi).
L’affluenza alle urne, secondo dati preliminari,
si attesa intorno al 40%, un dato di poco inferiore alle presidenziali dello
scorso anno, ma che si può spiegare con il clima di pesante intimidazione imposto
dall’insorgenza e con la decisione presa dalle istituzioni afgane di non aprire
circa 1.000 seggi, sia per ragioni di sicurezza, sia per evitare frodi e abusi
nelle aree fuori dall’effettivo controllo delle forze di sicurezza.
Sul piano della sicurezza, si è registrato
un miglioramento rispetto alle presidenziali del 2009: meno “incidenti” e nessun
gesto spettacolare, a testimonianza di un maggior controllo da parte delle forze
di sicurezza e di una più capillare ed efficace opera di intelligence, tanto
più che le elezioni si sono svolte in uno dei periodi di più aspra offensiva
dell’insorgenza. Numerose, come prevedibile, le denunce di irregolarità. Pur
mancando ancora i rapporti degli osservatori (quasi tutti afgani), non pare
comunque che si possa parlare frodi massicce, un significativo progresso rispetto
a quanto denunciato nel 2009.
L’ambasciatore d’Italia a Kabul, Claudio
Glaentzer, ha ricordato ad esempio l’introduzione di un “nuovo
e più sicuro inchiostro per marcare il dito di chi ha votato e la perquisizione
all'ingresso del seggio per cercare di minimizzare il fenomeno delle schede
contraffatte”.
E dei progressi, ha aggiunto, “sono stati
fatti al livello della Commissione elettorale indipendente, che ha operato con
serietà, sostituendo fra l'altro 6.000 funzionari impegnati nella preparazione
del voto che non davano sufficienti garanzie”. Ora, come ha rilevato anche l’Inviato
Speciale dell’ONU in Afghanistan Staffan De Mistura,
servirà una trasparente ed imparziale valutazione dei ricorsi. La comunità internazionale
avrà il compito di vigilare sollecitando i candidati a rispettare il processo
elettorale fino alla sua conclusione, prevista per la fine di ottobre.
In conclusione, allo stato attuale
sembra essere stato raggiunto l’obiettivo di elezioni credibili, sebbene non
perfette: un tassello in più sulla via della stabilizzazione del Paese. Nell’immediato
futuro, resta la priorità di una riforma complessiva del processo elettorale
afgano, per rafforzare ulteriormente la legittimazione democratica delle istituzioni
e, in ultima analisi, dello sforzo internazionale che le sostiene. (Inform)