ITALIANI ALL’ESTERO
Convegno sulle nuove trasversali
alpine Italia- Svizzera
Narducci (Pd) parla dei collegamenti ferroviari fra i
due paesi e delle riforme per i connazionali all’estero
“Riconsiderare la soppressione dei treni notturni e dei
convogli diretti tra la Svizzera e le più importanti città d’arte italiane”
ROMA – Nel corso del convegno “I collegamenti ferroviari Nord – Sud e le Nuove Trasversali Alpine nel quadro delle politiche infrastrutturali Italia – Svizzera”, svoltosi alla Sala Mappamondo della Camera, si è parlato della positiva ricaduta economica e turistica che avrà l’Italia a seguito dell’apertura, prevista nel 2017, della nuova galleria ferroviaria del Gottardo. Il dibattito ha affrontato anche la questione della soppressione, da parte delle ferrovie italiane, di treni diretti, notturni e diurni, fra l’Italia e la Svizzera. Una decisione discussa, dettata anche da politiche di risparmio, che ha visto ad esempio l’eliminazione dei treni fra Berna e Venezia, Zurigo e Firenze e Ginevra e Roma. Per avere un quadro più dettagliato su queste questioni e sulle riforme che riguardano gli italiani nel mondo, come quelle degli organi di rappresenta e del voto all’estero, abbiamo raccolto la testimonianza di uno dei promotori del Convegno, il deputato del Pd e vice presidente della Commissione Esteri della Camera Franco Narducci.
Nel 2017
diverrà operativa la nuova galleria ferroviaria del Gottardo. Come si sta preparando
l’Italia per questo evento di rilevanza europea?
Io credo che occorra una percezione maggiore, non da parte del ministro Matteoli e del vice ministro Castelli che conoscono la situazione, ma da parte delle amministrazioni del nostro paese di cosa significhi per l’Italia e soprattutto per le nostre regioni del nord l’apertura della galleria di base del Gottardo. Perché noi abbiamo assolutamente bisogno di realizzare quelle opere di collegamento alle nuove trasversali alpine che in Italia rimangono ancora sulla carta, poiché mancano le decisioni e i finanziamenti. Parlo in particolare della gronda est, quella che dovrebbe servire per il traffico passeggeri che va verso Milano, e poi della realizzazione dei lavori sulla linea Seregno - Bergamo. In questo ambito va poi considerato che la Svizzera rappresenta un grande punto economico di riferimento per l’Italia anche per quanto riguarda il turismo che non è solo quello dei nostri connazionali che risiedono in territorio elvetico. In ogni caso va ricordato che vi sono 520.000 italiani che vivono in Svizzera e che hanno un forte legame con l’Italia.Sono soprattutto le prime generazioni che, alla luce dello stato di congestione delle autostrade italiane, scelgono di non utilizzare la macchina per venire Italia. Ma oltre a questo aspetto del turismo di ritorno ma non bisogna dimenticare che la nuova ferrovia del Gottardo, che consentirà di viaggiare ad alta velocità, diminuirà l’impatto ambientale e porterà ad un aumento incredibile dei treni passeggeri e merci che nel nord della Svizzera caricheranno i tir. Tutto questo favorirà il miglioramento delle condizioni per lo sviluppo dell’economia del nostro paese. Certo vi saranno delle resistenze, perché qui stiamo parlando di trasferire gran parte del trasporto merci dalla strada alle ferrovie, e questa è un’operazione che non si fa facilmente nel nostro paese.
Alla fine
del 2009 sono stati eliminati alcuni collegamenti ferroviari diretti fra la
Svizzera e le grandi città italiane. Come valuta questa scelta?
Penso che la decisione di sopprimere i treni diretti da Zurigo e dalle altre città elvetiche verso l’Italia e soprattutto verso il sud del nostro paese vada riconsiderata, così come è da riconsiderare l’eliminazione dei treni notturni che consentivano a molte persone di risparmiare tempo e di utilizzare il fine settimana per visitare le nostre città d’arte, penso a Firenze, Roma e Venezia. E’ vero che c’è una strategia della ferrovia italiana che considera lo snodo di Milano come una sorta di polo di smistamento generale del traffico, però con la soppressione dei treni diretti dalla Svizzera verso altre mete italiane si rischia la perdita di risorse preziose, in quanto molte persone sono scoraggiate dai problemi e dalle difficoltà che possono presentarsi con il cambio del treno a Milano.
Dopo la
pausa estiva la ripresa dei lavori parlamentari appare caratterizzata dall’incertezza
sulla tenuta del governo. In questa complessa situazione quale futuro
vede per le riforme che interessano direttamente gli italiani all’estero?
Siamo ormai a metà legislatura e molte delle riforme che si potevano fare sono rimaste nei cassetti, e questo vale non soltanto per i connazionali all’estero, ma anche per il popolo italiano. Sappiamo che in questi anni c’è stata un’emergenza finanziaria e quindi sono stati portati avanti una serie di interventi, ma in effetti si è fatto poco sul piano delle riforme. Basti pensare ad esempio alla riforma ordinamentale delle Camere che è rimasta lettera morta e la stessa cosa è avvenuta per le questioni degli italiani all’estero. Io mi auguro che le cose cambino dopo il 28 settembre, anche se ci vorrebbe veramente una sfera di cristallo per capire cosa accadrà della legislatura. Ma se il governo in quella data otterrà la fiducia e andrà avanti spero che oltre ai cinque punti famosi, proposti dal governo, si possa attivare un circuito positivo almeno per gli italiani all’estero. Non mi riferisco soltanto alla riforma degli organi di rappresentanza come il Comites o il Cgie, ma alla realizzazione di qualche ‘straccio’ di riforma sulla cittadinanza sulle scuole italiane all’estero, sugli istituti di cultura, cioè che si possa quantomeno incominciare ad incanalare queste tematiche presso le commissioni per incominciare a discuterne.
E cosa ci
può dire della riforma della legge attuativa dell’esercizio di voto dei
nostri connazionali all’estero?
Per la riforma del voto gli aspetti tecnici sono ormai noti. L’ultimo tassello che mancava è stato completato con la presentazione della proposta di legge da parte del Partito democratico che, senza stravolgere l’impianto complessivo della norma del voto all’estero, ne migliora gli aspetti tecnici. Io credo che bisogna agire in quel senso, ad esempio attraverso l’introduzione dell’opzione che prevede l’iscrizione preventiva nelle liste elettorali all’estero di chi vuole votare, in modo di ottenere un registro degli elettori affidabile. Attendiamo comunque che il Senato porti avanti il suo lavoro per la realizzazione di testo unico della riforma. (Goffredo Morgia – Inform)