RASSEGNA STAMPA
Su
“Avvenire” intervista al ministro degli Affari Esteri
Frattini: “L’Europa è rimasta troppo tempo
a guardare”
ROMA - « Vuole
la verità?
È un j’accuse
duro. I temi legati all’attualità si accavallano ma un filo conduttore li lega:
Europa svegliati! «Svegliati e renditi conto che sarebbe assurdo spingere
«Usavano però le stesse parole: “Rimanete ad aiutarci perché il Medioevo dei taleban è qualcosa che nessuno di noi vuole più vedere”».
La prossima
settimana sarà all’Onu...
Già e alla Clinton ripeterò le mie convinzioni: è il momento di fare di più, non di meno. E di guardare avanti. A ottobre vedrò a Roma il ministro degli Esteri afghano. E sempre a ottobre mi confronterò con tutti gli inviati speciali dei governi impegnati in Afghanistan. Per fare insieme un punto anche in vista del vertice della Nato di novembre a Lisbona quando cominceremo a individuare la road map per il trasferimento dei poteri dalle unità militari alle unità civili afghane.
Torniamo
all’immigrazione: l’opinione pubblica francese sembra capire la linea di Sarkozy...
È così e non solo
in Francia. Se un governo tace i cittadini lo invitano a svegliarsi; se fa la
voce grossa dicono “bravo governo” e guai se Bruxelles prova a interferire.
E allora l'unica risposta seria che bisogna dare è più Europa. E’ ridicolo che
l'Unione abbia stanziato per aiutare
Gheddafi
provoca: dice che servono 5 miliardi...
Ma non servono per le sue tasche. E se noi non vogliamo che un'ondata di disperati si riversi sulle nostre coste 5 miliardi sono pochi, forse sono il minimo. L'Europa deve capire. Deve evitare che quella gente parta. Deve dare risposte serie, non demagogiche, non populiste. E deve ascoltare la nostra richiesta di solidarietà: non possiamo essere i soli gendarmi dell'intera Ue.
C'è
un problema immigrazione ancora da risolvere e forse un problema rom già superato.
Sì, l'Italia ha trovato la soluzione. Ha detto i campi illegali si chiudono e i nomadi possono restare solo se hanno un reddito. Abbiamo affrontato il problema, ma ancora una volta l'abbiamo fatto contando esclusivamente sulle nostre forze. Qualcuno ci ha aiutato? No. L'Europa è intervenuta? No. E la cosa più triste è che per mesi e mesi ci hanno accusato di violare i diritti umani senza capire che consentire a quella povera gente di vivere in favelas alle periferie delle grandi città europee... Quella sì che sarebbe stata una gigantesca violazione dei diritti umani.
Gheddafi
dice: l'islam dovrà essere la religione dell'Europa. Una provocazione ma esiste
o no un rischio legato a imponente immigrazione musulmana?
Esisterà se noi non dovessimo avere più leader musulmani moderati come Mubarak, come Gheddafi, come Ben Alì, come il re del Marocco, come il leader algerino Bouteflika. Questa cintura nord africana ha guide moderate che non eccitano alla crociata dell'islamizzazione, che rispettano i diritti dei cristiani. Il pericolo vero è un altro: si annida nella grande lotta che le grandi organizzazioni estremiste fanno contro di loro. E se dovessero avere la meglio allora davvero l'Europa dovrebbe tremare. E’ per questo che dico: rafforziamo i legami con questi Paesi musulmani moderati; sono nostri amici, lavorano con noi nel Mediterraneo e vanno aiutati ad andare avanti.
Berlusconi
e Frattini però ...
Noi siamo i più convinti avvocati della causa europea della Turchia. Tutti ce lo riconoscono, speriamo che sia sufficiente.
Sono
giorni che si dibatte sul burqa: serve una legge come in Francia?
Una legge può essere giusta, apprezzabile. Ma deve essere “figlia” di un confronto che includa anche quelle comunità musulmane che hanno più volte detto che l'uso del burqa integrale non rappresenta un dovere verso l'islam. Potrebbero essere nostri alleati nel dire che in un Paese libero e democratico dell'Occidente l'imposizione ad una donna o ad una ragazza della copertura integrale del volto non può essere consentito. Vado oltre: sarebbe una legge più forte se fosse il risultato di un confronto aperto. E l'errore più grave sarebbe se una legge venisse letta come un attacco all’ Islam: uno scontro tra religioni sarebbe davvero imperdonabile.
Allora
burqa no oppure sì?
Coprirsi il volto è un rifiuto al contatto con la società in cui vive; è un messaggio di chiusura. E poi il burqa è un segno di sottomissione della donna che non posso accettare. Poi c'è l'aspetto sicurezza: esistono donne e uomini che vogliono non un confronto libero tra ide, religioni, culture. Vogliono, invece, la nostra morte fisica, la nostra distruzione.
Intanto
ci sono uomini e donne che in molti Paesi prendono di mira le minoranze cristiane.
Ho due novità:
la risoluzione che presenterò nei prossimi giorni all'apertura dell'assemblea
dell'Onu avrà un sostegno largo. Ho incontrato i 14 ministri degli Esteri della
famiglia popolare e il loro appoggio è forte, convinto. Ora, vedremo
A proposito
di ambasciatori Ue. All'Italia solo Uganda e Albania e i giornali scrivono Roma
penalizzata...
E’ giusto allora spiegare: l'Italia
non si era nemmeno candidata con un proprio diplomatico per
Inform