INFORM - N.171 - 16 settembre 2010


INTERVENTI

Dino Nardi (Uim, Cgie): Italiani all’estero abbandonati

 

ZURIGO - Ormai all’estero i così detti “Italiani che vivono il Mondo”, come  qualcuno amò definirci, cioè gli emigrati vecchi e nuovi con rispettivi discendenti, in questi ultimi anni si sono già accorti di essere stati abbandonati dai governanti italiani: le pensioni Inps in regime internazionale sempre più  difficili da ottenere e sempre più misere, pensioni il cui importo viene spesso ridotto senza alcuna spiegazione al  beneficiario a dimostrazione dell’arroganza dell’Istituto previdenziale italiano nei confronti dei suoi pensionati  emigrati che imbufaliti se la prendono poi con il personale degli uffici dei patronati operanti all’estero come ci  informano i dirigenti dell’Ital-Uil; convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con importanti Paesi di emigrazione  che da anni ci si rifiuta di ratificare o di rinnovare; le tasse sull’abitazione in Italia diventate insopportabili; la  tassa ovvero il balzello odioso sul passaporto di coloro che vanno all’estero per motivi di lavoro che colpisce ormai  quasi tutti gli emigrati; i tagli all’assistenza ed ai corsi di lingua e cultura italiana; una rete consolare allo  sfascio con servizi agli utenti (emigrati e turisti italiani) che per accedervi o poter parlare al telefono con un  “umano”, in tanti casi, è come vincere ad un terno al lotto.

Istituzioni di rappresentanza democratica degli italiani  all’estero, quali i Comites ed il Cgie, così faticosamente conquistati da tantissimi dirigenti dell’associazionismo  della nostra emigrazione, che, oggi, questo governo sta facendo praticamente morire: rinviando per già due volte  consecutive le elezioni per il rinnovo dei Comites e non permettendo al Cgie di funzionare, come peraltro prescrive la  legge che lo ha istituito, tagliandogli il finanziamento ogni anno sempre di più.

Quello che continuava a resistere di  positivo e molto apprezzato in emigrazione nei rapporti con l’Italia è stato fino ad ora il rapporto con le Regioni,  specie con quelle storicamente più sensibili nei confronti dei loro conterranei all’estero: il sostegno all’ associazionismo regionale, l’assistenza per gli emigrati anziani in stato di indigenza, i corsi di lingua, le tante  iniziative culturali, i soggiorni in Italia di tantissimi giovani per imparare o migliorare le loro conoscenze della  lingua e della cultura italiana affinché non perdano o rinsaldino loro legami con il Paese d’origine della famiglia.

Tutto questo, però, è ora evidentemente anche a rischio dopo i pesanti tagli dell’ultima manovra economica, predisposta  dal Ministro Tremonti, ai trasferimenti finanziari dallo Stato alle Regioni. Tagli che nelle varie Regioni, non  potranno non avere forti ripercussioni, oltre che nella sanità, nei trasporti e nella scuola, anche nei capitoli di  spesa per le politiche migratorie. E, purtroppo, le prime avvisaglie si cominciano già ad intravedere stando a quanto  riferiscono alcuni dirigenti dell’associazionismo regionale. Dopo di che gli italiani all’estero saranno veramente  abbandonati a se stessi con la fine di un epoca gloriosa di riconoscimenti e di conquiste democratiche. Tutto questo  con buona pace delle comunità italiane “che vivono il mondo” e, con molta probabilità, anche di quanti hanno fatto le  loro fortune politiche ad ogni livello istituzionale con gli italiani all’estero più volte definiti (demagogicamente?)  una risorsa per l’Italia! (Dino Nardi* *Coordinatore UIM per l'Europa, consigliere CGIE

 

 


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