INFORM - N. 171 - 16 settembre 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Da Francoforte una riflessione del consigliere comunale Luigi Brillante (Europa Liste)

La Germania scopre il problema dell’integrazione

Si cercano percorsi utili a garantire la convivenza di tutti i cittadini, ma resta ancora molto da fare per rendere il sistema scolastico tedesco motore effettivo dell’integrazione

 

FRANCOFORTE – Una riflessione sul processo di integrazione dei cittadini stranieri in Germania elaborato da Luigi Brillante, consigliere eletto per “Europa Liste” nel consiglio cittadino di Francoforte, mette in luce le caratteristiche del fenomeno migratorio in loco e sottolinea la necessità di insistere sul fronte scolastico, per consentire a coloro che hanno un retroterra di questo tipo reali pari opportunità di partecipazione alla vita sociale, culturale e politica tedesca.

Brillante ricorda come la crescita del flusso migratorio in Germania fu determinato dall’impetuosa crescita economica della parte ovest del Paese, a partire dal secondo dopoguerra, che richiamò “uomini giovani e sani in età lavorativa che vennero subito impiegati nelle fabbriche. La Germania risparmiò tutti i costi per la formazione di questi lavoratori. I nuovi arrivati non avevano grosse pretese - sottolinea Brillante, - volevano solo lavorare: accettavano di vivere in baracche ed erano sempre pronti a effettuare straordinari. Furono impiegati subito dove c’era carenza di lavoro e distribuiti su tutto il territorio senza causare, tantomeno, costi di logistica; svolsero i lavori più umili, sporchi e pesanti. Con il loro impiego permisero a milioni di tedeschi di salire i gradini della scala sociale e divenire, da operai quali erano, impiegati nei piani superiori delle aziende. In conclusione, l’economia tedesca ha tratto, e trae ancora oggi, vantaggi enormi da questa immigrazione”.

“Nessun politico pensò mai che queste persone dovessero imparare il tedesco e la loro religione non rappresentava un problema: si trattava tutto sommato di “lavoratori ospiti” (Gastarbeiter) – aggiunge il consigliere comunale - e la parola “integrazione” non la conosceva nessuno. Di conseguenza, tanti emigrati della prima generazione ancora oggi, dopo decenni di permanenza in Germania, non parlano il tedesco”.

“Complessivamente, oltre quattro milioni di italiani (nel corso della loro vita) hanno lavorato in Germania; di questi circa 600.000 vivono ancora nel paese. Come gli italiani, anche i lavoratori spagnoli sono rientrati quasi tutti in Patria. Questo fenomeno ha avvantaggiato, chiaramente, soprattutto le casse sociali tedesche - rimarca Brillante, - e in particolare le aziende sanitarie: pur avendo contribuito attivamente allo sviluppo dell’economia tedesca, prestando manodopera e pagando le tasse in Germania, tali lavoratori accollano le spese sanitarie, particolarmente onerose, nella terza età ai paesi d’origine. Le aziende sanitarie tedesche risparmiano miliardi di euro”.

“Col passare del tempo e con l’arrivo di mogli e figli, i “lavoratori ospiti” divennero “stranieri” che vivevano in Germania, e di integrazione non parlava ancora nessuno. Il numero degli stranieri è cosí aumentato costantemente, anche perché i figli nati in Germania, anche quelli della seconda o terza generazione, rimanevano “stranieri”. I bambini dei lavoratori stranieri che frequentavano le scuole, hanno fatto ben presto conoscenza sulla loro pelle della peculiarità del sistema scolastico tedesco: un sistema scolastico altamente selettivo, con la presenza di cosiddette “scuole differenziali” che già in tenera età rubavano il futuro ai bambini, perché non formavano e non offrivano nessun sbocco professionale”.

Brillante insiste proprio sulle carenze di questo sistema scolastico tedesco, che ha determinato fenomeni di emarginazione, piuttosto che l’integrazione dei minori, selezionati dopo appena 4 anni di scuole elementari e “messi in massa in scuole scadenti”. “Di norma – spiega Luigi Brillante, - i bambini stranieri non vengono incentivati nelle scuole. La pressione è quasi sempre dall’alto verso il basso. Bisogna riempire le classi di quelle scuole che una volta frequentate precludono la possibilità di arrivare alla maturità e quindi di poter studiare. Bambini turchi, italiani e marocchini hanno da sempre scaldato le sedie delle scuole differenziali. Nei ginnasi andavano per lo più bambini tedeschi”.

Risultato di questa politica scolastica è “che i cittadini di origine straniera sono meno qualificati e hanno più difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro: se non vengono assimilati dall’economia tedesca, allora, ciò è da addebitare solo al sistema scolastico tedesco. Considerando l’entità numerica degli immigrati in Germania, - fa notare Brillante - sono pochi i cittadini di origine straniera che si trovano nelle file della polizia, nei pompieri, negli uffici comunali o nei piani alti delle aziende tedesche”.

“I cittadini di origine straniera, anche se naturalizzati, per molti versi non vengono ancora accettati come pari dalla popolazione autoctona, non vengono rispettati ma visti come qualcosa di alieno. Dal canto loro gli stranieri avvertono questo senso di distacco, quindi non si identificano con la società in cui vivono e cercano un’identità nelle loro origini. Questo spiega il fenomeno per cui tanti giovani, pur essendo nati in Germania – spiega l’esponente di “Europa Liste” - si sentono legati alle loro nazioni di origine anche se non le conoscono e non vi hanno mai vissuto”.

“Inoltre, tanti cittadini di origine straniera molte volte scoprono di essere discriminati nella vita quotidiana solo perché hanno dei nomi non tedeschi. Questo spiega anche il fenomeno di giovani accademici turchi che hanno difficoltà a valorizzare le loro lauree in Germania. La difficoltà a trovare un lavoro spinge molti migranti ad iniziare un’attività in proprio aprendo per lo più piccoli negozi o chioschi. I migranti vengono così emarginati, però sono lì, con la loro pelle scura e le donne con il capo coperto. Oramai danno l’impronta a molti quartieri di grosse città e vengono percepiti dalla popolazione come un problema. Ed ecco che la Germania scopre che c'è qualcosa che non va con l’«integrazione»”.

Per comprendere e tentare di risolvere la questione, Brillante sottolinea l’importanza dei principi contenuti nella carta costituzionale tedesca, che sancisce pari diritti a uomini e donne, il diritto di sviluppare liberamente la propria personalità e impedisce la discriminazione per motivi di entità sessuale, origine, razza, lingua, Patria o provenienza, credo, religione o orientamento politico.

“Chi vorrebbe proibire a un tedesco di convertirsi al buddismo, a chi dovrebbe interessare lo stile di vita, le abitudini alimentari o il modo di vestire di un individuo? Quello che è rilevante – spiega Brillante -  è che si rispetti e si riconosca ogni singola persona nello spirito della Costituzione. Questo bisogna pretendere da tutti quelli che vivono in Germania. Per potermi integrare ho bisogno di avere la possibilità di partecipare alla vita sociale del paese in cui vivo. Devo essere rispettato in quanto persona, uguale quale sia il mio nome, la mia sembianza e a quale religione io appartenga.

Stereotipi e pregiudizi debbono essere eliminati. Bisogna far sì che ogni persona abbia le stesse possibilità di ottenere un’ottima formazione in modo che possa sviluppare le sue capacità e le sue potenzialità per il suo stesso bene e per quello della società in cui vive. Le premesse per realizzare questi obiettivi sono nelle mani dei tedeschi stessi. Cosa si sta aspettando?”

Per Brillante, dunque, “presupposto essenziale per poter parlare di integrazione è quello di consentire che la quota di coloro che raggiungono la maturità, e quindi terminino con successo il percorso scolastico, sia uguale per i bambini tedeschi e per i bambini con un background straniero.

Secondo i risultati della valutazione PISA e di molte altre analisi la Germania, ad oggi, non è riuscita a integrare i bambini con un background migratorio. Questo fatto succede anche a Francoforte”. “Le autorità parlano di integrazione, - conclude - ma non fanno praticamente nulla per raggiungere lo scopo”. (Inform)


Vai a: