MOSTRE
Prorogata al 17 ottobre l’esposizione a Marsala
“Emilio Isgrò. Disobbedisco.
Sbarco a Marsala e altre Sicilie”
MARSALA – Prorogata al 17 ottobre a Marsala (Trapani),
presso il convento del Carmine, la mostra allestita in ricordo dello sbarco
di Garibaldi in Sicilia, “Emilio Isgro'. Disobbedisco.
Sbarco a Marsala e altre Sicilie”. La mostra, che
ha avuto successo di pubblico durante l’estate, è curata da Sergio Troisi.
Fondamentale momento della Storia dell'Unità d'Italia,
particolarmente per gli studenti, è quello che Isgrò
racconta in questa esposizione, quando l'11 maggio 1860 Garibaldi sbarcava a
Marsala e il
L'artista per la prima volta qui riunisce, in un unico
percorso, le sue opere dedicate alla Sicilia e al suo essere siciliano.
Quel "Disobbedisco!", che per assonanza richiama
l'affermazione opposta che Garibaldi pronunciò nel 1866, non vuol essere una
di
Quello che Isgrò propone al
Carmine è un itinerario concepito per deviazioni, scarti e ritorni, in cui ogni
sala manifesta una voce e una declinazione differenti. A chiuderlo "Sbarco
a Marsala", l'installazione espressamente concepita per il 150° anniversario
dell'impresa garibaldina, in cui la ricorrenza storica diventa occasione per
il racconto, sorprendente e sospeso, della sfaccettata identità dell'isola.
Da quasi 50 anni l'opera di Emilio Isgrò
assume il linguaggio come elemento fondamentale di riflessione, verifica e apertura
immaginativa dei processi della comunicazione. Un itinerario singolarmente coerente
in cui la pratica della cancellatura, lo sconfinamento dei tradizionali ambiti
disciplinari, il cortocircuito tra parola e immagine e l'ibridazione con lo
spazio del teatro pongono, quali assunti centrali, il rapporto di verità e falsificazione,
di memoria e attualità, di storia e di presenza mitica. All'interno di questo
percorso e con gli strumenti specifici del suo operato, Isgrò,
sin dai suoi esordi, ha interrogato più volte da una postazione originale e
feconda la storia e la cultura della Sicilia, mettendone in discussione i nodi
più problematici e complessi, compiendo ogni volta un movimento di ritorno verso
l'isola in cui è nato. Dalle cancellature operate sulle carte geografiche dalla
fine degli anni Sessanta al monumentale "Seme d'arancia" realizzato
per la sua città natale, Barcellona Pozzo di Gotto, dalla reinvenzione in lingua
siciliana della "Orestea" di Eschilo andata
in scena con un allestimento epocale sui ruderi di Gibellina
alla "Rotta dei catalani", dove i tragitti delle formiche restituivano
le contaminazioni e gli incroci dello spazio del Mediterraneo, Isgrò
ha interpretato, attraverso il linguaggio e al di là di ogni malinteso localismo,
il gioco di specchi e di rimandi che si è sedimentato
in Sicilia.
Recentemente dello stesso Isgrò
si è inaugurata ad Istanbul, alla presenza del sindaco della città, la mostra
"Var ve yok" ("c'è
e non c'è" ) presso