FESTA PD TORINO
A margine dell’incontro
“Filo Teso: l’Italia e gli italiani nel mondo”
Il segretario generale del Cgie
Elio Carozza sulla situazione politica e l’attività
del Consiglio Generale
“C’è stato un tentativo di smantellare il sistema di
rappresentanza degli italiani all’estero, ma Comites
e Cgie hanno dimostrato di saper dialogare con i connazionali
e agire concretamente”
TORINO – Al margine dell’incontro sul rapporto tra italiani
nel mondo e Italia a cui ha partecipato nell’ambito della Festa democratica
di Torino (vedi
Visto l’inasprimento del dibattito interno allo schieramento
di maggioranza, lei considera auspicabile o meno un ritorno alle urne dal punto
di vista degli italiani all’estero?
Per coloro che vivono all’estero è senz’altro più difficile
capire quello che sta accadendo oggi in Italia e ciò che è avvenuto in questi
ultimi mesi. Tuttavia io credo che il problema non sia tanto quello di tornarne
o meno la voto. Ciò che ci interessa prima di tutto è sapere cosa pensano i
connazionali all’estero che seguono ciò che avviene in Italia attraverso i media
e sicuramente, rispetto al passato, riscontrano più difficoltà a seguire ciò
che succede. Questo non vuol dire che essi non siano preoccupati, anzi sono
stati e sono ancora le prime vittime del caos che si è generato. Mai come in
questo periodo c’è stata così tanta attenzione, tra i nostri connazionali, rispetto
alle scelte di chi governa nel nostro Paese. Un’attenzione che è stata confermata
anche dal modo con cui gli italiani all’estero si sono mobilitati in questi
ultimi mesi, attraverso manifestazioni e riunioni organizzate insieme a Comites
e Cgie in Europa, Canada e Argentina, per far sentire la propria
voce rispetto ai tagli operati dal governo su politiche e servizi loro destinati.
Nel corso delle manifestazioni è emersa una forte spinta a far capire che c’è
l’intenzione di proseguire a lottare per le questioni che più ci stanno a cuore.
Ma pur in presenza di questa spinta, sono preoccupato per le prospettive.
Il rinvio delle elezioni di Comites
e Cgie è ormai decretato. Come si articoleranno nel
prossimo futuro i lavori del Consiglio generale?
In questa fase ho avviato una discussione con il ministro
degli Affari Esteri perché attualmente, con i tagli di bilancio che ci sono
stati, il Consiglio Generale non è più in grado di tenere le riunioni imposte
dalla sua legge istitutiva. Ad una mia missiva inviata in proposito a luglio,
il ministro ha però risposto che al momento le difficoltà economiche non permettono
di rinforzare neppure leggermente il bilancio di funzionamento del Cgie.
Ci troviamo così in una situazione molto difficile, in cui lo stesso Comitato
di Presidenza non è in grado di tenere le due riunioni che avrebbe invece dovuto
svolgere nei prossimi mesi. Tuttavia, farò di tutto, insieme a Cgie
e Comitato di Presidenza, affinché l’assemblea plenaria prevista per metà novembre
si possa svolgere regolarmente.
Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un tentativo non
nascosto di smantellare la rappresentanza degli italiani all’estero. Tale rappresentanza,
infatti, non si limita alla sola presenza dei parlamentari eletti dalle nostre
collettività, ma include in misura più specifica Comites e Cgie. Il tentativo di
azzeramento, attuato a livello di scontro politico, forse non è riuscito. Con
le manifestazioni di luglio il sistema della rappresentanza dei nostri connazionali
ha infatti dimostrato di esistere, di essere capace di dialogare con i connazionali
e di operare concretamente.
Tuttavia, non vorrei che ciò che non è riuscito a livello
politico, avvenga invece insistendo con il taglio di fondi e disponibilità.
E per quanto riguarda i temi all’attenzione della prossima
assemblea plenaria?
In questa fase il Cgie riporrà
al centro dell’attenzione le politiche per gli italiani all’estero. Sarà mio
impegno svolgere i due Comitati di presidenza previsti, ma se anche ciò non
dovesse accadere, la plenaria sarà l’occasione per rimettere urgentemente al
centro del dibattito le questioni che ci riguardano più da vicino, partendo
da lingua e cultura, assistenza e servizi. Su questi tre punti non smetteremo
di insistere fino a che avremo voce.
Da qui a novembre credo che riusciremo a richiamare nei
diversi Paesi, con la collaborazione di Comites e
forze associative, l’attenzione e l’impegno su questi argomenti centrali. Il
coronamento della nostra azione – sempre in base alle disponibilità – sarà il
proseguimento del percorso con i giovani italiani all’estero e per il ricambio
generazionale, inteso come rapporto tra l’Italia e la mobilità italiana nel
mondo, che non è composta solo dalla componente più tradizionale.
Le giovani generazioni hanno dimostrato con il loro impegno
alla Prima Conferenza mondiale loro dedicata, con la partecipazione ai lavori
del Cgie e alle manifestazioni di luglio, il
loro attaccamento al nostro Paese.
Insieme ai giovani non smetteremo di dire che l’investimento
su di loro non è a fondo perduto, ma un piccolo investimento in vista di un
grande successo, se il Paese lo permette. (Viviana Pansa –