Da IL PUNTO DI MARCO ZACCHERA
Mirabello e dintorni
ROMA - Per molti è stato un gran bel
discorso – dal punto di vista oratorio - quello di Fini a Mirabello, in gran
parte peraltro condivisibile da tutti gli elettori di centro destra. Ma Fini
ha sempre fatto dei discorsi trascinanti, salvo non sempre attuarli nel concreto.
Il problema è semmai quanto Fini non ha detto, o il perché fosse proprio necessario
lasciare il PDL per sostenere queste cose. Fini non ha per esempio neppure accennato
al pasticciaccio di Montecarlo e se sono sicuramente esasperate le polemiche
di stampa sul di lui “cognato” un minimo di chiarezza andava fatta. Così come
non capisco perché Fini abbia co-fondato un anno fa il PDL sciogliendo di forza
AN per scoprire neppure 15 mesi dopo che il PDL è “morto”: l’ostetrico era anche
lui e forse avrebbe potuto anche lavorare meglio da pediatra in questi mesi
anziché subito ripudiarlo.
Non mi vanno le polemiche, ma a Fini
chiedo coerenza e per esempio sottolineargli che non è corretto fare il leader
di partito e il presidente della Camera: al di là delle forme è contro lo spirito
della Costituzione. Restano poi due cose importanti, ovvero che è legittimo
cambiare parere ma - visto che siamo stati eletti (o “nominati”) dalla gente
- non mi sembra corretto cambiare cavallo in corsa e sottolineare che moltissimi
elettori di centro-destra sono stufi di questa diatriba: concentriamoci sulle
cose da fare, facciamole, lavoriamo prima per il paese e poi per la nuova o
vecchia casacca e sarà meglio per tutti, anche perché se si andasse a votare
domani molti starebbero a casa, Bossi ringrazierebbe e alla fine Berlusconi
sarebbe più debole di prima. Solo rispettando il programma ed attuandolo nel
concreto si uscirà tutti a testa alta da questa situazione. (Marco Zacchera*-Il
Punto/Inform)
* Deputato
del Pdl, presidente del Comitato sugli Italiani all’estero della Camera dei
deputati