FESTA PD TORINO
Tra gli incontri conclusivi, ieri, un dibattito su cittadinanza
e integrazione
Esponenti della politica e degli italiani all’estero,
del giornalismo e del mondo artistico in un confronto su multiculturalismo e
rapporto con l’altro. Livia Turco: “Il contributo
degli italiani all’estero è determinate
per ritrovare il senso della nostra storia e delle nostre radici”
TORINO – Cittadinanza e integrazione
al centro dell’incontro intitolato “Cittadini nel mondo. Dalle migrazioni globali
alla cittadinanza multiculturale” organizzato nell’ambito della giornata conclusiva
della Festa del Partito democratico, domenica 12 settembre, al cinema Romano
di Torino.
Una discussione, organizzata dal responsabile
Pd per gli italiani nel mondo Eugenio Marino, per sottolineare quanto determinante
possa essere il contributo dei connazionali emigrati, in termini di esperienza
e di bagaglio culturale, al dibattito sui percorsi utili alla regolamentazione
attuale dello status di cittadino italiano. A mettere in discussione le norme
per l’acquisizione della cittadinanza italiana – il cui inquadramento legislativo
più prossimo risale al 1992 – i flussi migratori che con sempre maggiore consistenza
interessano il nostro Paese e l’incremento del numero di minori nati in Italia
da genitori stranieri.
“Integrazione e cittadinanza sono argomenti
su cui il Pd può dire molto” ha affermato Alessandra Longo, moderatrice dell’incontro,
segnalando come il multiculturalismo di una società non sia “un cedimento agli
integralismi di singoli gruppi”, quanto “la soluzione ad una questione non rinviabile,
piuttosto che un problema”. “I muri e i confini sono condizioni innaturali,
destinati all’abbattimento” ha ricordato la giornalista soffermandosi sul caso
di Trieste, sua città natale, zona di confine divenuta ora area di una comune
appartenenza europea.
Michele Schiavone, del coordinamento
nazionale del Pd in Svizzera e componente del Cgie, ha sottolineato il coraggio
di un’iniziativa come quella della Festa democratica, “che alla vigilia dei
festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha richiamato il Paese a discutere
su temi importanti come la cittadinanza”. “Quest’ultima – ha ricordato, - oltre
ad essere uno strumento giuridico, è anche il senso proprio di appartenenza
ad uno Stato su cui noi, come italiani all’estero, siamo quotidianamente chiamati
a confrontarci”. “L’Italia oggi è divenuta una terra di immigrazione, anche
se ci troviamo in presenza di un nuovo tipo di mobilità che coinvolge i nostri
giovani laureati e le nuove professionalità – ha aggiunto Schiavone, auspicando
un nuovo governo capace di affrontare tali questioni in modo diverso. “Oltre
alla certezza del diritto, andrebbe assicurata la certezza di un percorso giuridico
più saggiamente orientato verso coloro che risiedono nel nostro Paese ed hanno
intenzione di divenire cittadini italiani – ha concluso Schiavone. - Per evitare
che la destra cavalchi ondate xenofobe connesse a questi argomenti, il Pd deve
finalmente distinguersi e articolare proposte nette e praticabili”.
A proposito di nuove migrazioni è intervenuto
anche Giuseppe Provenzano, autore del libro “Ma il cielo è sempre più su”, in
cui ha analizzato, insieme a Luca Bianchi, l’emigrazione di giovani del Meridione
italiano. “Cittadini a termine, - li ha definiti Provenzano - la cui esistenze
sono rese sempre più precarie da contratti di lavoro brevi, che spesso condizionano
la fruibilità dei diritti, oltre che la scelta del luogo geografico in cui vivere
e, conseguentemente, la progettualità di vita”. “Si tratta di un’emigrazione
di cui c’è scarsa consapevolezza – ha aggiunto il giovane autore – e che coinvolge
punte avanzate della cultura e giovani impegnati in lotte civiche di assoluta
rilevanza. L’emigrazione è ancora l’unica possibilità di mobilità sociale
per il Mezzogiorno e i dati raccolti ci forniscono un’immagine sconsolante di
un Sud che sfrutta i proprio figli in modo sofisticato, attraverso il sottoinquadramento
lavorativo, o, in modo invece tutt’altro che sofisticato, sfrutta i figli di
altri Sud del mondo, come le vicende di Rosarno ci hanno eloquentemente mostrato”.
Per Provenzano è indispensabile “superare la miopia italiana ed europea che
percepisce il Sud come frontiera ostile per promuovere, in alternativa, la costruzione
di un ponte con il Mediterraneo, utile a fondare un progetto di sviluppo, integrazione
economica e culturale, basato proprio sulle potenzialità di quei giovani che
oggi si sentono costretti a lasciare la terra di origine”. Si tratta, dal punto
di vista dello scrittore, del solo “capovolgimento di prospettiva possibile
per alimentare la solidarietà e arginare il cannibalismo dell’arretramento economico,
degli ultimi contro gli ultimi, a cui – conclude - non possiamo rassegnarci”.
Nel corso dell’incontro anche due artisti,
Davide Van de Sfroos e Salvatore De Siena, cantanti del gruppo “Il parto delle
nuvole pesanti”, hanno segnalato l’importanza per il loro itinerario artistico,
della riflessione sul nomadismo e sul movimento. “Il mondo è sempre stato connotato
dagli scambi interculturali – ha detto Van de Sfroos, mettendo in luce come
“al di là dell’importanza delle radici ci sia poi la scelta della terra su cui
affondarle”. “Il parto delle nuvole pesanti” ha presentato un brano tratto dall’ultimo
album intitolato “Magnagrecia” che evidenzia l’abbandono dei piccoli centri
calabresi – e non solo - e la necessità, per contrastarlo, di una svolta nel
modello culturale e sociale del consumismo diffuso e oggi imperante.
Laura Garavini, deputata eletta per
il Pd nella ripartizione Europa, ha presentato alla platea l’esperienza tedesca
sul fronte migratorio: “la Germania ha deciso in tempi recenti di occuparsi
di integrazione, mettersi in gioco e considerare gli immigrati una risorsa”.
“Il grande errore commesso da istituzioni politiche e società tedesca, errore
– ha puntualizzato la Garavini, - che ancora oggi la collettività italiana emigrata
in Germania sta pagando, è l’aver per quasi mezzo secolo chiuso gli occhi dinnanzi
al fenomeno, considerando gli stranieri come dei Gastarbeiter, lavoratori
ospiti, destinati quindi al ritorno in patria più o meno immediato”. Per recuperare
la situazione ora il Paese sta lavorando su progetti volti all’integrazione
dei migranti, “dopo aver preso coscienza che il successo di questi ultimi è
nell’interesse dell’intera società tedesca – aggiunge l’esponente Pd, specificando
le caratteristiche del modello tedesco: “agli immigrati vengono garantiti gli
stessi diritti di tutti i cittadini, corresponsabilizzandoli sui doveri connessi
al possesso della cittadinanza; le priorità di intervento utili a garantire
il successo dell’integrazione sono inoltre l’investimento su scuola, formazione
e lavoro, regolare e sicuro”.
Affidate a Livia Turco, presidente
della Commissione Affari sociali della Camera, le conclusioni dell’incontro.
“L’unico modo per superare la paura del diverso è mettere in campo un sentimento
contrapposto, che è quello di stimolare curiosità nei suoi confronti – ha detto
la Turco. – Solo questa curiosità può restituirci la fiducia e sollecitarci
a guardare oltre noi stessi”. La presidente della Commissione Affari sociali
ha quindi ribadito l’intenzione del Pd di “fare la sua parte rispetto ai temi
della cittadinanza e della convivenza tra i popoli. Vogliamo che in occasione
dei 150 anni dell’Unità d’Italia si parli, così come è avvenuto in questa festa,
di nuovi e vecchi italiani. Crediamo, inoltre, che sia quanto mai importante
che di integrazione parlino proprio i nostri italiani all’estero, perché di
ciò possiamo discutere costruttivamente solo ritrovando il senso della nostra
storia e delle nostre radici”.
Livia Turco ha definito indispensabile
una riforma della legge relativa alla cittadinanza italiana. “Nel ’92, quando
la norma in proposito fu varata, erano circa 50.000 i figli nati da cittadini
stranieri in Italia ogni anno, oggi sono circa 860.000 – segnala, ribadendo
l’urgenza di riaprire un dibattito che coinvolga tutta la società civile in
proposito. Tra le proposte, l’acquisizione della cittadinanza per i figli degli
stranieri nati in Italia, abolendo il requisito della residenza continuativa
in Italia sino ai 18 anni di età, oggi necessario per presentare l’istanza.
In programma, in primavera, anche una conferenza sull’Italia della convivenza,
“un incontro su tutti i tentativi riusciti di integrazione, per raccontare quella
parte d’Italia che ce l’ha fatta – aggiunge la Turco – ma il cui messaggio di
speranza viene nascosto dai media e da questa politica di destra che ha di fatto
adottato acriticamente le posizioni leghiste”. (Viviana Pansa – Inform)