RASSEGNA STAMPA
Su “La Stampa”, 10 settembre 2010
Frattini: “In difesa della libertà religiosa”
Caro direttore,
ricorre domani il nono anniversario
dell'attentato alle Torri Gemelle. Voci come quelle del reverendo Jones che
per ricordare quella tragedia e sulla scia del dibattito sulla costruzione della
moschea a Ground Zero, propongono di bruciare copie del Corano sono il modo
peggiore di ricordarlo e vanno condannate con fermezza. Con la stessa fermezza
con cui condanniamo i contro-appelli dei Fratelli Musulmani diretti ai diplomatici
americani. Sono voci che non vorremmo più sentire perché rievocano false e odiose
teorie su scontri tra religioni e civiltà, tra Occidente ed Islam, che troppe
sofferenze hanno causato nei secoli scorsi e su cui specula oggi il terrorismo.
Sono voci contrarie ai nostri valori, che offendono il sacrificio delle oltre
tremila vite innocenti di Ground Zero che sopravvivono nelle nostre memorie
come il simbolo indelebile della difesa della nostra libertà.
Il primo decennio di questo secolo
ha confermato che la vera frattura nella società globale non è tra culture e
religioni diverse, ma tra tolleranza ed estremismo, tra una concezione aperta
e inclusiva del vivere insieme nel mondo globale, da un lato; ed una cultura
totalitaria e antagonista, fondata sull'intolleranza ed il «non riconoscimento»
delle diversità e complessità, dall'altro. Queste due visioni concorrono oggi,
è vero, soprattutto all'interno del mondo islamico. Trovano particolare espressione
in quei settori fondamentalisti che non riconoscono Israele in quante simbolo
dell'Occidente e in quei Paesi dove le minoranze cristiane vengono perseguitate.
Ma sono presenti, seppur in minoranza, anche nelle nostre società occidentali,
dove l'anti-semitismo e, dal lato opposto, i pregiudizi anti-islamici, non sono
stati ancora pienamente rimossi. Lo dimostrano alcune sciagurate e anti-storiche
espressioni verbali di anti-semitismo, le riserve mentali sull'ingresso della
Turchia in Europa.
L'estremismo e l'intolleranza colpiscono
tutti, cristiani, ebrei, musulmani sunniti e sciiti. Dobbiamo perciò mantenere
alta la guardia. E' necessario moltiplicare gli sforzi per far prevalere la
cultura del rispetto, della libertà di religione e del dialogo tra civiltà.
E' questo un ingrediente indispensabile per una «società democratica globale».
Una società che sarebbe più sicura e migliore per tutti e alla cui costruzione
i diversi attori internazionali - non solo l'Occidente - devono contribuire
assumendosi la propria quota di responsabilità. La lotta al terrorismo e la
nostra sicurezza - è questa la lezione che dobbiamo trarre dopo i diversi conflitti
e le tragedie che hanno caratterizzato gli ultimi due decenni dopo la fine della
guerra fredda, dai Balcani, all'Africa all'Afghanistan - hanno bisogno, ancor
prima che di armi ed istituzioni, di forti basi etiche, della condivisione più
ampia possibile del principio-valore del rispetto della vita e dignità della
persona, aldilà dell'appartenenza religiosa.
L'Italia, in virtù anche della sua
collocazione geografica di «ponte» tra l'Europa e il Mediterraneo, tra Nord
e Sud, ha da tempo sviluppato un'azione per promuovere l'apertura ed il dialogo
reciprocamente rispettoso con i popoli vicini di religione islamica. Un'azione
che abbiamo intensificato negli ultimi anni a fronte dei numerosi attacchi contro
le minoranze religiose nel mondo, in particolare quelle cristiane. Ci siamo
fatti promotori all'interno dell'Unione Europea di un Piano d'Azione che rafforzerà
l'impegno ed il coordinamento dei paesi europei per il rispetto delle libertà
religiose nel mondo. Su nostro impulso, i paesi europei hanno presentato alle
Nazioni Unite una risoluzione sulla libertà religiosa, che è stata approvata
nel dicembre scorso e che verrà presentata nuovamente alla 65 Assemblea Generale
delle Nazioni Unite che si aprirà la settimana prossima a New York.
La libertà religiosa è la madre di tutte le libertà;
è un principio di civiltà universale, che deve interessare tutti. Il limite
alla libertà religiosa per le minoranze nei nostri Paesi è il rispetto da parte
di queste ultime delle leggi del Paese in cui esse vivono. E' un principio che
ha ricordato alcuni giorni fa anche un ex diplomatico italiano convertitosi
all'Islam al pranzo Iftar che ho offerto agli ambasciatori
dei Paesi dell'Organizzazione per la Conferenza Islamica. E' un principio che
continueremo a difendere a casa nostra e nel mondo. E' un principio che dovrebbe
sorreggere la governance globale del nuovo secolo.
(Franco Frattini, ministro degli Affari Esteri- “La Stampa” del 10 settembre
2010)
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