INFORM - N. 167 - 10 settembre 2010


SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI

A Rosario, l’intervento del segretario generale Masi al congresso “La lingua italiana, lingua di ieri e lingua di oggi”

Un’iniziativa che celebra i 100 anni dell’attività del Comitato locale della Dante

 

ROSARIO – Il segretario generale della Società Dante Alighieri interviene oggi ad una tavola rotonda nell’ambito del congresso “La lingua italiana, lingua di ieri e lingua di oggi”, organizzato a Rosario, oggi e domani, per festeggiare i 100 anni di attività di Comitato della Dante attivo in loco.

In questa occasione Masi collega le celebrazioni con i festeggiamenti per i 150 anni di Unità nazionale che l’Italia si sta preparando a festeggiare. “Un anniversario che non riguarda e non coinvolge soltanto i cittadini della Repubblica italiana, ma che deve molto delle sue radici a ciò che avvenne in America latina nel corso dell’Ottocento – segnala il segretario generale della Dante. -  Furono migliaia gli italiani, esiliati o fuggiti dalla madrepatria, che attraversarono l’oceano per mettersi al servizio dei tanti movimenti indipendentisti presenti in Sudamerica. Brasile, Uruguay, Cile, Perù, Argentina: ogni territorio ricorda i suoi eroi italiani, spesso anonimi, che lottarono per anni fianco a fianco con chi aspirava per il proprio Paese a un futuro di libertà, democrazia e progresso”.

Un rapporto che non si limita alle vicende politiche, ma si cementa in modo forte anche in ambito culturale, laddove “la stessa cultura argentina di metà Ottocento era orientata a esplorare i grandi temi della letteratura europea – segnala Masi, richiamando in questo contesto l’importanza dell’opera e degli argomenti esposti nella Divina Commedia di Dante. “Sono molti gli scrittori argentini che devono all’opera dantesca una parte consistente della propria formazione – rileva Masi.

“Oggi, mentre in Italia si discute sui festeggiamenti, - egli aggiunge, - sarebbe importante ricordare che l’Italia è nata, prima che sui campi di battaglia o nelle carte geografiche, nelle parole dei suoi grandi scrittori, che nei secoli diedero alle classi dominanti dei vari Stati preunitari una lingua e una cultura comune. Quello che accadde nell’Ottocento in Argentina, in Uruguay, in Brasile stava già accadendo, era già accaduto in Italia: gli Stati erano differenti, i padroni avevano nomi e volti diversi, ma la lingua era già una e aveva già un padre universalmente riconosciuto, un padre esiliato e maltrattato che, con la sua opera, aveva dato a tutti gli italiani una grammatica comune di valori e di significati”.

Il rapporto profondo tra Italia e Argentina “questo fiume sepolto resistente agli anni e alla storia, trova il suo letto ideale nella testimonianza degli italiani d’Argentina, - afferma il segretario generale della Dante - che da generazioni, con affetto e impegno, presentano e sostengono la cultura italiana e le sue bellezze. Con le tante iniziative che insieme promuoviamo ogni anno da decenni, tutti noi facciamo in modo che quel fiume resti vivo, che accresca la sua portata e che raggiunga più persone possibile, nella convinzione che non si tratti solo di una lingua, o di parole, ma di un mondo di valori e idee, di una ricchezza di cui nessun luogo del mondo può fare a meno”. (Inform)


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