SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI
A Rosario, l’intervento del segretario generale Masi
al congresso “La lingua italiana, lingua di ieri e lingua di oggi”
Un’iniziativa che celebra i 100 anni dell’attività del
Comitato locale della Dante
ROSARIO – Il segretario generale della
Società Dante Alighieri interviene oggi ad una tavola rotonda nell’ambito del
congresso “La lingua italiana, lingua di ieri e lingua di oggi”, organizzato
a Rosario, oggi e domani, per festeggiare i 100 anni di attività di Comitato
della Dante attivo in loco.
In questa occasione Masi collega le
celebrazioni con i festeggiamenti per i 150 anni di Unità nazionale che l’Italia
si sta preparando a festeggiare. “Un anniversario che non riguarda e non coinvolge
soltanto i cittadini della Repubblica italiana, ma che deve molto delle sue
radici a ciò che avvenne in America latina nel corso dell’Ottocento – segnala
il segretario generale della Dante. - Furono migliaia gli italiani, esiliati
o fuggiti dalla madrepatria, che attraversarono l’oceano per mettersi al servizio
dei tanti movimenti indipendentisti presenti in Sudamerica. Brasile, Uruguay,
Cile, Perù, Argentina: ogni territorio ricorda i suoi eroi italiani, spesso
anonimi, che lottarono per anni fianco a fianco con chi aspirava per il proprio
Paese a un futuro di libertà, democrazia e progresso”.
Un rapporto che non si limita alle
vicende politiche, ma si cementa in modo forte anche in ambito culturale, laddove
“la stessa cultura argentina di metà Ottocento era orientata a esplorare i grandi
temi della letteratura europea – segnala Masi, richiamando in questo contesto
l’importanza dell’opera e degli argomenti esposti nella Divina Commedia di Dante.
“Sono molti gli scrittori argentini che devono all’opera dantesca una parte
consistente della propria formazione – rileva Masi.
“Oggi, mentre in Italia si discute
sui festeggiamenti, - egli aggiunge, - sarebbe importante ricordare che l’Italia
è nata, prima che sui campi di battaglia o nelle carte geografiche, nelle
parole dei suoi grandi scrittori, che nei secoli diedero alle classi dominanti
dei vari Stati preunitari una lingua e una cultura comune. Quello che accadde
nell’Ottocento in Argentina, in Uruguay, in Brasile stava già accadendo, era
già accaduto in Italia: gli Stati erano differenti, i padroni avevano nomi e
volti diversi, ma la lingua era già una e aveva già un padre universalmente
riconosciuto, un padre esiliato e maltrattato che, con la sua opera, aveva dato
a tutti gli italiani una grammatica comune di valori e di significati”.
Il rapporto profondo tra Italia e Argentina
“questo fiume sepolto resistente agli anni e alla storia, trova il suo letto
ideale nella testimonianza degli italiani d’Argentina, - afferma il segretario
generale della Dante - che da generazioni, con affetto e impegno, presentano
e sostengono la cultura italiana e le sue bellezze. Con le tante iniziative
che insieme promuoviamo ogni anno da decenni, tutti noi facciamo in modo che
quel fiume resti vivo, che accresca la sua portata e che raggiunga più persone
possibile, nella convinzione che non si tratti solo di una lingua, o di parole,
ma di un mondo di valori e idee, di una ricchezza di cui nessun luogo del mondo
può fare a meno”. (Inform)