INFORM - N. 166 - 9 settembre 2010


SVIZZERA

Il 26 settenbre referendum sull’assicurazione contro la disoccupazione

Dino Nardi (Uim/Cgie): “Ancora un attacco allo stato sociale”

 

ZURIGO - La legge federale elvetica sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI), nel passato,  è già stata sottoposta più volte a delle revisioni. L’ultima, la terza, è avvenuta nel 2003 quando venne introdotto un nuovo sistema per equilibrare il gettito delle entrate ed uscite che, peraltro, nei fatti, si è poi rivelato sbagliato poiché si basava sulla previsione di un tasso medio futuro di disoccupazione del 2,5% mentre la percentuale media negli anni successivi è stata invece del 3,3% (3,9 nel 2004, 3,8% 2005, 3,3% 2006, 2,8% 2007, 2,6% 2008 3,7% 2009) e la previsioni per il corrente anno è del 4,9%. Infatti alla fine del primo semestre del corrente anno il deficit raggiunto da questa assicurazione ammonta a sette miliardi di franchi.

Per porre rimedio a questa situazione deficitaria, nello scorso mese di marzo, il Parlamento elvetico ha messo nuovamente le mani nella legge approvando la quarta revisione della LADI con il voto favorevole di quasi tutti i parlamentari del centrodestra e quello contrario dei socialisti e dei verdi (ma anche con molte astensione provenienti  dall’UDC che chiedeva ulteriori riduzioni delle prestazioni!). Con questa nuova legge i suoi sostenitori si propongono di risanare il sistema dell’assicurazione contro la disoccupazione, da un lato, con un aumento dei contributi (dal 2 al 2,2%) e l’introduzione di un contributo di solidarietà dell’1% sulla fascia salariale lorda annua  tra 126.000 e 315.000 franchi e, dall’altro, con una riduzione delle prestazioni (aumento dei tempi di attesa e diminuzione del numero dei giorni indennizzati).

Tuttavia il Partito Socialista ed i Verdi, pur sconfitti in parlamento, ritenendo molto iniqua questa nuova legge per i lavoratori ed i disoccupati, assieme ai sindacati (con in testa l’UNIA) e con altre associazioni di assicurati ed a quattro comuni (La Chaux-de-Fonds, Delémont, Moutier e Porrentruy), hanno lanciato un referendum contro questa quarta revisione della LADI raccogliendo velocemente oltre 140.000 firme quando ne sarebbero bastate solo 50.000 (La legge elvetica consente ai cittadini di chiedere con un referendum che sia il popolo a pronunciarsi su una legge emanata dal Parlamento sempre che i promotori raccolgano 50.000 firme in cento giorni).

Evidentemente la raccolta di firme ha ottenuto questo grande successo perché è stata condivisa dai più l’opinione dei promotori del referendum che hanno ritenuto antisociale il testo di questa ultima revisione della LADI. Infatti è assurdo pensare di risolvere il problema del deficit di questa assicurazione riducendo le prestazioni quando queste, già oggi, mettono in gravi difficoltà economica i disoccupati e le loro famiglie (provare a chiedere a qualche disoccupato!). Invece, senza terrorizzare gli attuali disoccupati e tutti quei lavoratori che temono per il loro posto di lavoro, a parere dei referendari si potrebbe risolvere ancor meglio il deficit di cassa della LADI innalzando un po’ di più l’aliquota del contributo e farlo anche pagare, senza sconti di sorta, sull’intero salario: pure sulla quota che supera i 126.000 franchi annui come, d’altra parte, avviene per l’AVS.

Questa modifica legislativa consentirebbe, così, alla LADI di accumulare anche delle riserve nei momenti di alta congiuntura economica da utilizzare nei periodi delle cosiddette vacche magre. Pertanto questa quarta revisione della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione sarà ora sottoposta a votazione popolare il prossimo 26 settembre. A favore del testo approvato dal parlamento, e quindi per il sì sulla scheda elettorale, si sono già espressi le parti politiche del Centrodestra e le varie associazioni imprenditoriali elvetiche. Mentre per il no sono, ovviamente, tutte quelle forze politiche e sindacali che hanno prima promosso e poi raccolto le firme per il referendum.

Da parte mia, occupandomi da una vita dei problemi sociali della collettività italiana in Svizzera, non posso far altro che tifare per il no auspicando una sua netta vittoria alla quale, magari, abbia contribuito il voto dei tanti doppi cittadini italo-svizzeri. Chi desiderasse saperne di più su questo referendum, potrà rivolgersi ad un Segretariato dell’UNIA oppure del suo sindacato di categoria.

Naturalmente sono a disposizione anche i circoli della UIM e le sedi dell’ITAL-UIL in Svizzera. (Dino Nardi*-Inform)

* Coordinatore UIM in Europa, membro CGIE


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