DISARMO
Ambasciatore Carlo Trezza (Onu): Finalmente
al bando le munizioni a grappolo
ROMA - Un nuovo passo è stato compiuto sulla strada del disarmo mondiale: dal primo agosto di quest’anno è entrata in vigore una nuova convenzione internazionale che mette al bando le bombe a grappolo, che dalla seconda guerra mondiale in poi hanno causato migliaia di vittime civili nei teatri di crisi.
Le munizioni a grappolo entrano a far parte “della categoria delle armi inumane, suscettibili di causare sofferenze inaccettabili alle popolazioni civili”, afferma, in un articolo pubblicato su Affari Internazionali, l’Ambasciatore Carlo Trezza, Presidente del Comitato Consultivo del Segretario Generale dell’ONU per le questioni del Disarmo.
Le munizioni a grappolo, spiega Trezza, sono contenitori, sganciati da aerei, lanciatori terrestri o navali, per disseminare centinaia di piccoli ordigni destinati principalmente a colpire veicoli, concentrazioni di truppe, piste di atterraggio, materiale bellico. La loro “capacità di colpire obiettivi di area, piuttosto che singoli bersagli, accresce il rischio di causare danni collaterali, e cioè di colpire popolazioni e strutture civili”. Inoltre, “una percentuale delle munizioni lanciate non esplode al momento di colpire l’obiettivo e rimane sul terreno, causando vittime anche anni dopo la conclusione del conflitto”.
Ci sono voluti tre anni per la messa al bando delle munizioni a grappolo. Il primo passo del processo che condusse alla convenzione - racconta Trezza - fu un incontro che si tenne a Oslo nel febbraio del 2007 tra i rappresentanti di 46 paesi (tra cui l’Italia), che sottoscrissero l’impegno a concludere entro il 2008 un vero e proprio accordo giuridicamente vincolante. Ne è seguito “un +
intenso esercizio
negoziale che ha permesso di concludere, in tempi rapidi,
Il limite della
Convenzione è la mancanza di universalità: “mancano all’appello proprio alcuni
dei maggiori produttori e utilizzatori di tali armi come
Le munizioni a
grappolo, avverte Trezza, “non scompariranno da un giorno all’altro”: le scorte
“dovranno essere distrutte entro otto anni e lo sminamento dovrà esser completato
in dieci anni”. Ma con l’entrata in vigore della Convenzione di Oslo “si apre
un nuovo capitolo del disarmo umanitario che rafforza la sicurezza delle popolazioni
civili e riduce le sofferenze anche delle donne e uomini delle forze armate
impegnati nelle operazioni di pace, che sono particolarmente esposti, come mostra
il caso del Libano, agli effetti delle cluster munitions”. (