MISSIONARI ITALIANI NEL MONDO
Il
ricordo di Silvano Ridolfi
Ascanio Micheloni, decano dei missionari
di emigrazione
UDINE - All’età biblica di 101 anni compiuti - essendo nato a Buttrio (Udine) l’8 agosto 1909 - è spirato nella sua abitazione di Udine il “decano dei missionari italiani di emigrazione”, mons. Ascanio Micheloni. Sacerdote tutto d’un pezzo, solido ed accogliente come il suo amato Friuli, generoso e tenace nei comportamenti, attento e silenzioso osservatore di persone e di avvenimenti, anche con la fedele macchina fotografica, disponibile al servizio e sensibilmente più a suo agio nelle situazioni difficili, don Ascanio ovunque nelle sue molteplici mansioni ha lasciato un positivo ricordo della sua presenza ed attività, ciò che ha avuto riscontro in numerosi gesti di riconoscenza ed affetto di tante persone, di molti vescovi ed autorità italiane e tedesche.
La sua vita è stata del resto dura e provata già nei primissimi anni: nato in una laboriosa e povera famiglia, ad otto anni è profugo a Livorno ed a nove orfano di guerra a Firenze. Si deve alla intelligenza ed aiuto di chi seppe valutarne le doti se è poi entrato in Seminario ad Udine e divenuto sacerdote nel 1933. Conosce subito nei primi anni del suo sacerdozio i penosi problemi delle discriminazioni etniche come cappellano a Cividale del Friuli (1933-1938), nelle valli del Natisone, con una popolazione in prevalenza slovena e forzata ad “italianizzarsi”.
Con questa esperienza
affronta poi un compito difficile in momenti storici e sociali turbolenti e
drammatici come quelli della preparazione e successivo scoppio della seconda
guerra mondiale, accettando nel 1938 di andare in Germania, a Francoforte prima
e successivamente a Salzgitter, presso gli operai italiani colà arruolati in
seguito al patto di amicizia italo-tedesco. Un’attività svolta alle dipendenze
dell’Ordinario Militare d’Italia, che nel 1942 lo assegna al Comando Marina
di Sebenico (Dalmazia) per assistere i marinai italiani
in costa dalmata. Qui e nel Peloponneso vive due anni davvero drammatici
e rischiosi: lo sbarco degli inglesi, la momentanea rivincita dei tedeschi,
la tragedia delle deportazioni in massa, i continui bombardamenti, i tanti feriti
negli ospedali, l’internamento in un campo di concentramento. Rientra in patria
nel 1944 e poco dopo viene nominato cappellano
alla Accademia Navale Italiana di Brindisi. Richiamato poi in diocesi
nel 1946, riprende non molti anni dopo nel 1954 la via della Germania, questa
volta per assistere gli operai italiani emigrati. Gli viene assegnata la sede
di Saarbrücken con tutto il territorio della Saar, ancora sotto il controllo
della Francia , dall’allora Direttore mons. Aldo Casadei ( i missionari italiani erano in quell’anno sei per tutta
“Il periodo vissuto a Saarbrücken - scriverà poi nel volume ‘Saarbrücken, nasce una missione’ - tra gli emigrati italiani è stato, forse, il periodo più ricco di impegni e di soddisfazioni per le tante attività da me intraprese e destinate ad avere successo anche a lunga scadenza. La fede nella divina Provvidenza, la visione ottimistica della vita e l’ostinata perseveranza nel volere far crescere l’emigrante come ‘uomo’ nella sua interezza, mi hanno sorretto e dato la forza di non perdere mai di vista il mio progetto di lavoro”.
Questa varietà
e ricchezza di esperienze hanno avuto anche una documentazione in alcune pubblicazioni
dove meraviglia la scrupolosità nel raccogliere
documenti e dati, nel fotografare situazioni: “1938-1942, gli anni oscuri della
guerra in Germania”, edizione Ufficio Migrantes di Udine e Fondazione Migrantes
di Roma, agosto 2003; “Emigrazione e fede: i cappellani dei lavoratori in Germania,
1938-
Nel suo 100° anniversario
di vita nel
Ora il Signore
lo ha certamente accolto come suo “servo buono e fedele”. (Silvano Ridolfi-Migranti press/