INFORM - N. 164 - 7 settembre 2010


MISSIONARI ITALIANI NEL MONDO

Il ricordo di Silvano Ridolfi

Ascanio Micheloni, decano dei missionari di emigrazione

 

UDINE - All’età biblica di 101 anni compiuti - essendo nato a Buttrio (Udine) l’8 agosto 1909 - è spirato nella sua abitazione di Udine il “decano dei missionari italiani di emigrazione”, mons. Ascanio Micheloni. Sacerdote tutto d’un pezzo, solido ed accogliente come il suo amato Friuli, generoso e tenace nei comportamenti, attento e silenzioso osservatore di persone e di avvenimenti, anche con la fedele macchina fotografica, disponibile al servizio e sensibilmente più a suo agio nelle situazioni difficili, don Ascanio ovunque nelle sue molteplici mansioni ha lasciato un positivo ricordo della sua presenza ed attività, ciò che ha avuto riscontro in numerosi gesti di riconoscenza ed affetto di tante persone, di molti vescovi ed autorità italiane e tedesche.

La sua vita è stata del resto  dura e provata già nei primissimi anni: nato in una laboriosa e povera famiglia, ad otto anni è profugo a Livorno ed a nove orfano di guerra a Firenze. Si deve alla intelligenza ed aiuto di chi seppe valutarne le doti se è poi entrato in Seminario ad Udine e divenuto sacerdote nel 1933. Conosce subito nei primi anni del suo sacerdozio i penosi problemi delle discriminazioni etniche come cappellano a Cividale del Friuli (1933-1938), nelle valli del Natisone, con una popolazione in prevalenza slovena e forzata ad “italianizzarsi”.

Con questa esperienza affronta poi un compito difficile in momenti storici e sociali turbolenti e drammatici come quelli della preparazione e successivo scoppio della seconda guerra mondiale, accettando nel 1938 di andare in Germania, a Francoforte prima e successivamente a Salzgitter, presso gli operai italiani colà arruolati in seguito al patto di amicizia italo-tedesco. Un’attività svolta alle dipendenze dell’Ordinario Militare d’Italia, che nel 1942 lo assegna al Comando Marina di Sebenico (Dalmazia) per assistere i marinai italiani  in costa dalmata. Qui e nel Peloponneso vive due anni davvero drammatici e rischiosi: lo sbarco degli inglesi, la momentanea rivincita dei tedeschi, la tragedia delle deportazioni in massa, i continui bombardamenti, i tanti feriti negli ospedali, l’internamento in un campo di concentramento. Rientra in patria nel 1944 e poco dopo viene nominato cappellano  alla Accademia Navale Italiana di Brindisi. Richiamato poi in diocesi nel 1946, riprende non molti anni dopo nel 1954 la via della Germania, questa volta per assistere gli operai italiani emigrati. Gli viene assegnata la sede di Saarbrücken con tutto il territorio della Saar, ancora sotto il controllo della Francia , dall’allora Direttore mons. Aldo Casadei ( i missionari italiani  erano in quell’anno sei per tutta la Germania occidentale). Ed è qui  che don Ascanio esprime al massimo il suo zelo pastorale, la sua tenacia organizzativa, la sua capacità di contatti e di relazioni. Praticamente  fonda quella Missione Cattolica Italiana, la dota con il contributo religioso e civile di un ampio e moderno Centro Italiano, il primo del genere, ove istituisce asilo e scuola italiani, il servizio di assistenza sociale. Sono sedici anni febbrili, dal 1954 al 1970 quando lascia  quella sede al suo giovane collaboratore, pure udinese, don Luigi Petris ed assume, su proposta del nuovo direttore mons. Silvano Ridolfi, la Missione Cattolica Italiana di Costanza sul Bodensee ove resta fino al 1977.

“Il periodo vissuto a Saarbrücken - scriverà poi nel volume ‘Saarbrücken, nasce una missione’ - tra gli emigrati italiani è stato, forse, il periodo più ricco di impegni e di soddisfazioni per le tante attività da me intraprese e destinate ad avere successo anche a lunga scadenza. La fede nella divina Provvidenza, la visione ottimistica della vita e l’ostinata perseveranza nel volere far crescere l’emigrante come ‘uomo’ nella sua interezza, mi hanno sorretto e dato la forza di non perdere mai di vista il mio progetto di lavoro”.

Questa varietà e ricchezza di esperienze hanno avuto anche una documentazione in alcune pubblicazioni dove meraviglia la scrupolosità  nel raccogliere documenti e dati, nel fotografare situazioni: “1938-1942, gli anni oscuri della guerra in Germania”, edizione Ufficio Migrantes di Udine e Fondazione Migrantes di Roma, agosto 2003; “Emigrazione e fede: i cappellani dei lavoratori in Germania, 1938-1945” a cura di Delfina Licata, Quaderno di “Servizio Migranti”, nr. 44, ottobre 2003 e il citato “Saarbrücken, nasce una missione. Note ricordi di don Ascanio Micheloni dal 1954 al 1970” coedizione Fondazione Migrantes e Missione Cattolica Italiana di Saarbrücken, luglio 2007, cui è unita una appendice separata “Cenni sull’opera missionaria svolta a Konstanz tra il 1971 e il 1977”. Il rientro in diocesi non è stato nell’inattività, forse anche come meritato riposo, bensì nel compito di Delegato diocesano per l’emigrazione e di altri impegni pastorali locali fino al 1986. La malattia infatti più che l’età lo ha obbligato a ritirarsi definitivamente dal ministero attivo.

Nel suo 100° anniversario di vita nel 2009 ha avuto la consolazione della presenza di tre Vescovi, l’arcivescovo di Udine Mons. Brollo, l’arcivescovo emerito di Siena mons. G. Bonicelli già Direttore Ucei-Migrantes, il vescovo ausiliare di Bergamo mons. L. Belotti, presidente della Commissione Episcopale Emigrazione e della Migrantes, con molti confratelli missionari dalla Germania e della sua diocesi di Udine e con tanta gente. La Messa di sepoltura, presieduta dall’Arcivescovo di Udine,  Mons. Andrea Bruno Mazzuccato, e la tumulazione della salma hanno avuto luogo il 1° settembre a Buttrio, sua città natale con grande partecipazione di clero, anche dalla Germania, e di popolo.

Ora il Signore lo ha certamente accolto come suo “servo buono e fedele”.  (Silvano Ridolfi-Migranti press/Inform)


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