INFORM - N.163 - 6 settembre 2010
INTERVENTI
Il vice presidente dell’Istituto Fernando Santi Rino
Giuliani parla della realtà politica e sociale del Cile
La lunga lotta contro le diseguaglianze e per la tutela
dei diritti umani nel paese che quest’anno festeggia il bicentenario dell’indipendenza
ROMA- “Il Cile, come altri paesi del Sud America,
celebra quest’anno il bicentenario dell’indipendenza dalla Spagna in un quadro
regionale che da qualche anno ha visto molti singoli paesi consolidarsi nella
democrazia e nella consapevolezza della propria identità le cui radici più profonde
si trovano nella rimossa storia che ha preceduto i secoli
di oppressione e di sfruttamento della dominazione spagnola”. Inizia
così la riflessione del vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi Rino Giuliani
che, senza dimenticare le drammatiche vicissitudini storiche di questo paese,
analizza la complessa realtà politica e sociale del Cile.
“I nativi del Cile ,i Mapuche, fin dall’inizio
del golpe dell’11 settembre 1973 – ricorda Giuliani - furono vittime della repressione.
Il governo Allende con la riforma agraria, aveva restituito loro circa 700.000
ettari di terre. Altri Mapuche prima del colpo di stato
avevano partecipato all’occupazione di circa 75.000
ettari di terreni appartenenti a latifondisti. Nel settembre
1972 il governo Allende emanò una legge (Ley No. 17.729) che garantiva ai Mapuche
nella costituzione di diritti fondamentali: la restituzione dei diritti sulla
proprietà della terra perduta, l’allargamento dei diritti territoriali, il sostegno
ad interessi sociali e culturali, il miglioramento del sistema sanitario e l’insegnamento
nella lingua madre Mapudungun. Per la coalizione democratica che dopo la lunga
notte della dittatura, per circa 20 anni, era stata riconfermata dal voto alla
guida del paese, il bicentenario, comunque lo si voglia leggere, è stata una
scadenza di verifica degli obiettivi programmati di crescita e di
rinnovamento, di lotta alle diseguaglianze presenti nella società cilena
e per la salvaguardia dei diritti umani.
A marzo 2010 – continua Giuliani - con una coalizione
di destra Pinera presidente di Renovation National, partito costituito
nel periodo della dittatura, subentra alla presidenza del Cile alla socialista
Bachelet. Il giudizio severo dell’elettorato sulla coalizione di centrosinistra
si accompagna all’esplicito riconoscimento, anche dell’opposizione, della
qualità dell’azione di governo della presidente Bachelet nella lotta alle diseguaglianze
sociali. Con la destra revisionista al governo del Cile in questo cambio epocale
annunciato, cade il 37° anniversario del golpe militare del 1973 promosso, organizzato
e diretto dagli Stati Uniti, come ormai convalidato da documenti USA desecretati
alcuni anni or sono”.
“Oggi guardando alle vicende cilene – aggiunge Giuliani
dopo aver ricordato il contributo alla ricostruzione della democrazia del Cile
dato dagli esiliati democratici cileni - l’idea è che un ciclo si sia concluso
e che la scelta dell’elettorato cileno a favore di una destra che conquista
consenso al centro debba costituire l’occasione per riflettere sulle cause dell’invecchiamento
dei partiti della Concertation nella lunga gestione del potere. La
Bachelet ha affrontato con successo le scadenze importanti
della economia cilena ma con una coalizione litigiosa che si è confermata tale
e perdente con la scelta del candidato Eduardo Frei e la compresenza di
altri candidati d’area . Il tasso di crescita economica sostenuto e sostenibile
che ha permesso di creare maggiori e migliori posti di lavoro nei primi anni
della Concertation non si è ripetuto, alla nuova data del 2010 nella misura
auspicata per quel balzo in avanti che, doveva rendere, nel reddito, il
Cile più simile alla Spagna. Nel 2010, anno del bicentenario la previsione
non si è avverata. Nel marzo, con due punti percentuali di differenza
Pinera che ha saputo parlare alla pancia dell’elettorato, sconfigge Frei di
fatto favorito anche dal giovane candidato Ominami
che con il suo ‘fuoco amico’ ha tolto voti a Frei favorendo
la vittoria di misura della destra”. Un nuovo governo, quello di centro destra
che, per Giuliani, sembra parlare, attraverso il suo programma, solo agli imprenditori,
dimenticando di fatto i lavoratori, il welfare e i diritti delle persone.
Per quanto riguarda la drammatica memoria degli anni
del generale Pinochet da Giuliani viene poi evidenziato come “le differenziazioni
sulle scelte politiche anche nel passato non hanno tuttavia mai pesato
sul giudizio unanime di condanna di tutte le forze politiche democratiche
cilene per quel che riguarda le violazioni dei diritti umani avvenute nel lunghi
anni della dittatura…Alla fine degli anni ‘90 – ricorda poi Giuliani -
l’Istituto Fernando Santi aveva avviato presso le istituzioni cilene alcuni
positive verifiche per promuovere una iniziativa che avrebbe interessato giovani
cileni che insieme ad altri giovani italiani avrebbero percorso i luoghi dove
maggiori erano state le violazioni dei diritti umani, suscitando incontri
e dibattito. Una mobilitazione ‘Corri per i diritti umani’ che avrebbe percorso
a tappe, per diversi giorni, buona parte del territorio cileno. Dopo mesi
di preparazione e di dichiarate
disponibilità prevalse negli interlocutori istituzionali la preoccupazione di
non intralciare una sensibilizzazione alla riconciliazione e con essa arrivò
il suggerimento in alternativa, di una grande iniziativa al
chiuso nella capitale”. Tentativi di superare la drammatica memoria della dittatura
che ancora oggi vengono portati avanti con scarso seguito. “Il presidente Pineira
– spiega infatti Giuliani - ha già annunciato la decisione di non concedere
un indulto generale, così come proposto dalla Chiesa. Gli sviluppi della situazione
mostrano dure prese di posizione contro l’indulto. Si dovrebbe peraltro riaprire,
ad opera del giudice, anche per condannati in via definitiva, un esame,
caso per caso, sulla base di una sorta di griglia di valutazione del possibile
pentimento, del grado di libertà o di vincolo gerarchico al momento del
compimento dei delitti. ecc. Le Chiese cattolica ed evangelica in buona
sostanza anche in Cile sembrano voler entrare nella sfera
autonoma dello stato e lo farebbero a sostegno anche di persone in larga
maggioranza condannati per esecuzioni sommarie, sparizioni forzose di persone
e applicazione di torture. Sono molti in Cile a chiedersi se la violazione
dei diritti umani possa essere oggetto di indulto o se, anzi, in uno stato
democratico debba avere cittadinanza l’istituto dell’indulto”.
Appare lontano – conclude il vice presidente dell’Istituto
Fernando Santi - il tempo in cui nel 1976 sotto la dittatura, in Cile,
solo la Vicaria
de solidaridad voluta come strumento di lavoro pastorale dal cardinale
Raúl Silva Henríquez faceva sentire la sua, all’epoca, fondamentale ed
unica voce a sostegno dei diritti umani. La sua azione termino di fatto nel
dicembre 1992 con il ritorno alla democrazia. Sembra lontano
quel 1977 in
cui fu costituita la Vicaría Pastoral
Obrera, della quale si occupava monsignor Alfonso Baeza, che
consentì l’avvio del ritorno alla visibilità del mondo del lavoro e del sindacato
che era stato dichiarato illegale
con il Bando n. 36 della Giunta Militare. La Cut di Figueroa e di Calderon
che aveva un milione di iscritti nel 1972 riparte anche da quella prima
importante iniziativa a tutela dei diritto al lavoro. Il 2010, anniversario
del bicentenario, è anche il 57° anniversario della nascita della Centrale Unica
dei Lavoratori (CUT) del Cile. E’ la storia di un protagonista sociale
di prima grandezza. Il suo presidente attuale Arturo Martinez ricorda
come in Cile il dialogo sociale è oggi un dato acquisito ed irrinunciabile
ma non può essere limitato ai soli temi del mondo del lavoro”.(Inform)
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