INFORM - N.162 - 3 settembre 2010


SVIZZERA

Cittadini al voto il 26 settembre

Michele Schiavone (Pd): Ecco perché diciamo no al referendum di revisione dell’assicurazione disoccupazione

 

SAN GALLO - A poche settimane dal voto referendario sulla riforma della legge di revisione dell’assicurazione disoccupazione il dibattito è entrato nel vivo dell’arena politica e rischia di bloccarsi su argomenti monotematici che, da prassi consolidata,  mettono in evidenza quasi esclusivamente  gli aspetti finanziari del referendum; mentre visto il reiterato intervento privatistico degli effetti assicurativi sarebbe opportuno che la politica facesse emergere le contraddizioni del progressivo smantellamento dello stato sociale che, inesorabilmente da molti anni sta configurandosi in Svizzera aprendo le porte a profonde diseguaglianze in una società che non riesce più a ridurre la forbice delle differenze tra la ricchezza e la povertà.

In definitiva i cittadini elettori dovranno decidere sull’innalzamento o meno di pochi decimali del tasso contributivo per abbattere il disavanzo di alcuni milioni di franchi della cassa disoccupazione pena l’intervento de jure del governo, chiamato a intervenire ogniqualvolta  l’esposizione del debito rischia di superare la cifra massima prevista dalla legge. Con proposte più lungimiranti di riforma della stato sociale, invece, sarebbe opportuno chiedere all’esecutivo di questo paese di rivedere i meccanismi e gli strumenti che concorrono a definire le prestazioni sociali, a rilanciare l’occupazione e a rivedere i tempi e l’organizzazione del lavoro, mettendo mani alle differenze sperequative dei contribuenti per ridurre le distanze sociali. Il no al referendum che auspichiamo possa imporsi nelle urne il 26 settembre e al cui esito stanno lavorando le forze progressite e sindacali svizzere, perciò non è motivato solo dalla messa in discussione della proposta governativa tesa a portare i correttivi necessari per tirare avanti e far rientrare il debito, ma muove dalla necessità di promuovere un modello sociale sostenibile e duraturo capace di affrontare le nuove sfide di una società in continua competizione con players che stanno creando le proprie fortune sullo smantellamento dei diritti sociali. E’ miope pensare che nella situazione in cui si trova oggi l’assicurazione disoccupazione la crisi possa risolversi con interventi di politica tradizionale, introducendo misure al ribasso per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, per gli esuberi che per ragioni anagrafiche si vedono chiusa la porta di un impiego a lungo termine. Fermo restando la necessità di soluzioni diverse ed incisive,  la risposta probabilmente va ricercata nella promozione della conoscenza, delle professioni che riescono a creare innovazione e quindi occupazione, crescita e profitto.

La politica dello spezzatino promossa in Svizzera negli ultimi decenni ha fatto il suo tempo e non potrà reggere ai mutamenti epocali, perciò anche l’avvicendamento nella compagine governativa dei due consiglieri nazionali, a cui assisteremo alcuni giorni prima del referendum, dovrebbe dare segnali forti di rinnovamento ad un paese teso al declino, nel quale sono stati messi in discussione i riferimenti caratterizzanti quali il segreto bancario.  Da ciò l’invito agli elettori,  ai doppi cittadini ad un impegno straordinario, dentro e fuori le istituzioni, per aiutare la Svizzera a ritrovare la strada maestra di un impegno comune per risalire la china creando occupazione e crescita ecomica, elementi su cui costruire nuove prospettive di sviluppo e di progresso. Questo è anche l’auspicio che si augurano gli italiani, le associazioni ed i circoli del partito democratico in Svizzera pronti a svolgere la propria parte ed assumersi ulteriori responsabilità nel solco di quella tradizione del lavoro, che è stata una delle pagine più belle scritte assieme in questo paese a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Un no convinto alla riforma dell’assicurazione disoccupazione impegnerà la politica ad un dibattito pubblico più approfondito ed impegnerà il governo, il parlamento e la società a trovare soluzioni più efficaci della proposta referendaria in votazione il 26 settembre. (Michele Schiavone*/Inform)

*Segretario Pd in Svizzera

 

 


Vai a: