INFORM - N. 154 - 10 agosto 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Dal Messaggero di sant’Antonio, luglio-agosto 2010

Due continenti uniti dalla musica

I 200 anni dell’Argentina piemontese

Un’epopea migratoria lunga più di due secoli, raccontata in un concerto, tenutosi ad Alba, in cui si sono mescolati ricordi e testimonianze toccanti

 

TORINO - Per ricordare i piemontesi emigrati in Argentina, e i 200 anni della Repubblica Argentina, la Federazione delle Associazioni dei Piemontesi nel Mondo, presieduta da Michele Colombino, e l’Associazione Culturale L’Arvangia hanno promosso un concerto bandistico che ha siglato il gemellaggio tra Italia e Argentina. Il concerto, tenutosi presso l’Auditorium della Fondazione Ferrero di Alba, ha ottenuto un grande successo di pubblico e ha visto la presenza di moltissime autorità piemontesi.

L’Associazione L’Arvangia, da quasi un trentennio attiva nel territorio delle Langhe e del Roero, è presieduta da Donato Bosca che, con la Federazione, ha fortemente voluto questa iniziativa sia perché sono numerosissimi i Comuni della Provincia di Cuneo gemellati con cittadine argentine sia perché moltissime storie di «emigrazione di ritorno» hanno avuto un lieto fine proprio tra le colline albesi.

All’Associazione si deve anche la borsa di studio «Nidi di Rondine» che ogni hanno premia un giovane discendente di piemontesi in America Latina che ha sviluppato tematiche migratorie o una tesi di laurea con studi specifici. La borsa di studio è bandita, da sempre, in collaborazione con la Regione Piemonte.

Tra i presenti all’evento: l’ex sindaco di Monticello d’Alba, Giovanni Blengio, il primo a credere nelle potenzialità culturali dell’interscambio tra paesi della «Provincia granda» e municipalità argentine; i docenti della Scuola Media Eugenio Montale di Neive, protagonisti – a partire dal 1998 – di un gemellaggio scolastico con l’Escuela Edmondo De Amicis di Rosario; l’ex preside dell’Istituto di Istruzione Secondaria Luigi Einaudi di Alba; la professoressa Paola Mornese, artefice del gemellaggio tra la sua scuola e l’Istituto Commerciale di Laguna Larga, nella Provincia di Córdoba. Ospiti d’onore la scrittrice nord-americana Anna Maltese, autrice del romanzo visuale Album di Famiglia, e il presidente della rete di Associazioni Culturali di Cuneo e Provincia, professor Roberto Negro. I primi cittadini di Sinio, Luigi Seghesio; di Diano d’Alba, Claudio Cardinale; e di Montelupo Albese, Luciano Marengo; hanno completato il nutrito parterre dell’Auditorium.

La vera protagonista della manifestazione è stata la Filarmonica Pinerolese di Frossasco, diretta dal maestro Danilo Rolando, composta da ben 52 elementi, gran parte dei quali giovani e giovanissimi che ha proposto, attraverso diciotto brani, l’epopea migratoria piemontese.

Il concerto, diviso in due parti, ha sviluppato i temi dedicati alle musiche della partenza e della malinconia nella terra d’emigrazione attraverso una serie di motivi che fanno parte della memoria storica degli emigranti, ed è terminato con Don’t cry for me Argentina a ricordo di un personaggio che ha caratterizzato un periodo storico in cui sono stati intensi i flussi migratori. Nella seconda parte sono stati eseguiti i temi della tradizione popolare piemontese e valdostana, dando spazio anche a un classico tango argentino quasi a sintetizzare, in quel ballo, l’abbraccio di due popoli.

Gli inni nazionali hanno concluso il concerto durante il quale sono state numerose le testimonianze riportate da Donato Bosca, di esperienze vissute sia al di là che al di qua degli Oceani da molti corregionali coinvolti, direttamente o indirettamente, nel fenomeno migratorio.

L’emigrazione di ritorno nella «Provincia granda», così com’è nota la provincia di Cuneo per la vastità del suo territorio, ha avuto un forte incremento dopo la crisi economica che ha colpito l’Argentina nel 2001. Moltissimi nostri discendenti, ripercorrendo a ritroso le strade dei nonni, hanno trovato casa e lavoro soprattutto grazie al grande senso di accoglienza della «Gente di granda».

Il concerto è stato un momento di partecipazione attiva e di unione di sensibilità che ha creato intense emozioni tra gli spettatori. Non solo un concerto, quindi, ma una modo per sentirsi uniti, complice la musica, per celebrare e ricordare tutti i piemontesi che sono partiti e che non sono più ritornati nella terra natale.

Il Museo dell’Emigrazione di Frossasco, il cui interesse sul territorio è stato riconosciuto con apposita legge regionale, è diventato così la sintesi di questa epopea, ed è oggi, a buon diritto, la «Casa dei Piemontesi nel Mondo». (Paola Alessandra Taraglio-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)


Vai a: