INFORM - N. 151 - 5 agosto 2010
STAMPA ON LINE
Da Italiacerca-Il Portale degli
italiani in Spagna
Fabio Casciotti: l’Ice in Spagna, pilastro
del Made in Italy
MADRID - L’Italia è il terzo fornitore della Spagna. La forte crisi
spagnola fa abbassare anche i nostri trend. I prodotti italiani piacciono molto
agli spagnoli. L’Istituto Commercio con l’Estero di Madrid, diretto da Fabio
Casciotti, promuove il nostro Made in Italy, organizza iniziative per le aziende italiane
e fornisce servizi anche per le imprese spagnole che vogliono comprare.
Dottor Casciotti,
l’ICE a Madrid, parliamone.
L’ICE di Madrid è competente per tutto il territorio spagnolo ed
ha il compito di promuovere il Made in Italy, le tecnologie,
i prodotti e gli investimenti italiani, sia attraverso l’ informazione, sulla
base di linee predisposte dalla sede di Roma, sia con informazioni su richiesta
degli utenti italiani e spagnoli.
Quali settori si sono sviluppati di più e quali
hanno subito un flesso.
La Spagna è il terzo acquirente
di prodotti italiani dopo Germania e Francia, si tratta di 20 miliardi di euro
all’anno. La sua domanda è abbastanza complessa e delicata. Fino al 2007 abbiamo
avuto tutti segni positivi, non solo l’interscambio in generale è aumentato
e tutti i principali comparti avevano registrato una crescita. Nel 2008 l’export
italiano verso la Spagna
è stato di circa 21 miliardi e mezzo di euro, abbiamo importato nello stesso
tempo dalla Spagna circa 15 miliardi di euro e quindi il saldo attivo per l’Italia
era di quasi 6 miliardi e mezzo di euro. L’agroalimentare vale circa 1 miliardo
di euro con una tendenza positiva negli ultimi anni, i beni di consumo hanno
avuto un trend di circa 6 miliardi di euro all’anno. Fino al 2007 tutti numeri
positivi, quindi +6 per l’agroalimentare, +5,7 per i beni di consumo, +18 per
i beni industriali che rappresentano la nostra voce principale per 17 miliardi
di euro. Sono le materie prime, il settore dell’acciaio, dei prodotti chimici,
quelli derivati dal petrolio. Queste sono le principali esportazioni italiane
verso la Spagna . I prodotti che esportiamo
sono rimasti gli stessi, nel 2008 c’è stata una riduzione del 14% del nostro
export, mentre nei primi sei mesi del 2009 abbiamo avuto un calo, sempre nei
primi sei mesi, del 38% scendendo quindi di circa de 7,2 miliardi. Se il trend
si mantiene non arriveremo ai 15 miliardi mentre nel 2008 erano 21. Per darle
una idea, quello meccanico, che è il settore principale in Italia , avrà meno
del 40%. Le voci principali del comparto sono la rubinetteria, la tuberia, le caldaie, le macchine da imballaggio, le attrezzature
frigorifere, tutti con riduzioni di questo tipo. Il secondo comparto sono i
prodotti chimici, anche questi hanno subito una riduzione notevole di circa
il 21%, anche il comparto moda -21%, scendendo in sei mesi sotto al miliardo
di euro .Il settore energetico (combustibili, lubrificanti), un settore per
noi molto importante, perché l’Italia è un grande trasformatore di questi prodotti
energetici a – 54%. Il comparto che in assoluto ha subito la riduzione maggiore
è quello dell’automobile, cioè vetture e componenti, -61%. L’unico settore che
nei primi sei mesi del 2009 non ha fatto registrare questi numeri così negativi
è quello dell’agroalimentare che ha avuto un leggerissimo incremento rispetto
allo stesso periodo dell’anno precedente. Il flusso è costituito in gran parte
da prodotti freschi,pesce, crostacei, molluschi, che sono le prime voci del
nostro agroalimentare e poi i prodotti ortofrutticoli e i soliti prodotti italiani
molto conosciuti in tutto il mondo,dal parmigiano, alla mozzarella, la pasta
ed altri. Purtroppo la crisi qua è molto, molto forte per cui ha inciso. Sicuramente
per l’Italia è negativo, il segnale per la Spagna è molto, molto più
negativo, soprattutto se consideriamo che le diminuzioni più importanti, oltre
a tutte le altre, sono legati allo sviluppo industriale. Non è un buon segnale
per loro. Lo spagnolo è amante del prodotto italiano e quindi noi ci auguriamo
che, superata la crisi, forse nel 2010 o nel 2011, la situazione, non solo a
livello spagnolo, ma europeo sicuramente si avranno segni di ripresa già sostenuta
e gradualmente potremo riconquistare le posizioni che abbiamo perduto. Tutti
i paesi hanno perduto in termini di esportazione, il Belgio, la Francia, la Germania, e perfino la Cina che aveva raggiunto traguardi
notevoli. Questo la dice lunga sulla dimensione del fenomeno. Dal punto di vista
italiano la Spagna
è il nostro terzo acquirente,dal punto di vista spagnolo siamo il loro terzo
fornitore, sempre dopo Germania e Francia, e la Cina è il quarto. Abbiamo avuto
una riduzione del 38% e la Cina
del 35%. La distanza non è tanta., Questi dati confermano che l’economia spagnola
è in forte crisi.
Come
si superano le concorrenze fra il prodotto italiano e spagnolo?
Non
si superano. Nel senso che è inevitabile. La Spagna ha fatto moltissimi progressi, sicuramente
è un concorrente in tanti settori. Quello alimentare è il primo, anche l’Italia
è un consumatore di prodotti alimentari spagnoli. Loro esportano olio, nel settore
alimentare sono molto forti. Noi qui meno. L’Italia ha i suoi principali mercati
alimentari nel nord Europa e negli Stati Uniti. Negli ultimissimi anni c’è stato
un boom della ristorazione italiana e questo è un buon veicolo. La prima volta
che venni in Spagna, tranne alcune piccole e lodevoli eccezioni, la ristorazione
italiana era solo per modo di dire, non aveva nulla di veramente italiano, adesso,
sia pure con difficoltà (anche se rimangono ancora molti ristoranti che sono
italiani solo di nome e non di fatto), il numero di ristoranti con una accettabile
cucina italiana è aumentato . Questo è il vero veicolo, per l’ingresso di nuovi
prodotti alimentari italiani. In un mercato in cui esistono tantissimi prodotti
concorrenziali, nessuna azienda fa grossi investimenti pubblicitari, perché
i ritorni non sono garantiti e sono a lungo termine. Mentre il ristorante costituisce
una pubblicità indiretta e gratuita. Lo spagnolo che va al ristorante italiano
e mangia bene, si libera di tanti topici come ragù, pizza e pasta, capisce che
la cucina italiana è molto più articolata e magari, al supermercato comprerà
prodotti italiani. Quindi il futuro non lo vedo negativo. I prodotti spagnoli
non sono al top della qualità ma hanno un buon rapporto con il prezzo. Per la
massa questo elemento è significativo. Anche per la moda è la stessa cosa. Mentre
nelle fasce alte delle grandi firme l’Italia non ha rivali, se scendiamo di
livello la Spagna
è presente con una forza commerciale di grandi catene, anche come produzione,
mentre noi puntiamo sulle piccole e medie imprese che sono la spina dorsale
della nostra economia. In questi settori, essendo arrivati molto dopo, gli spagnoli
sono partiti già con organizzazioni di tipo diverso, più multinazionali rendendo
competitiva la fascia , che io chiamo , “usa e getta”. Noi invece siamo al top,
ed il nostro compito è quello di rimanerci. L’Italia è sulla cima dell’Everest
e ci deve rimanere, investendo in qualità, nella cura dei particolari, nel disegn,
nei materiali sempre più sofisticati, nello studio attento dei colori, queste
sono le cose che ci consentono, grazie al genio italico, di essere i primi in
questi settori. Non è semplice, ma noi lo sappiamo fare.
L’ICE
si occupa anche delle aziende spagnole che vogliono entrare nel mercato italiano?
No,
abbiamo una serie di servizi per le imprese spagnole che vogliono acquistare
i prodotti italiani, tecnologie italiane. Ma se vogliono vendere naturalmente
no. La nostra attività principale è legata ad un programma promozionale composto
da 50 iniziative all’anno, di cui 30 sono missioni di operatori e giornalisti
spagnoli che invitiamo alle principali fiere italiane. Inoltre se una azienda
spagnola si rivolge a noi per comprare prodotti italiani,usufruisce di un un sistema informatico con un date base di oltre 50mila aziende
italiane suddivise merceologicamente.
Le
aziende pagano per essere iscritte all’ICE?
No,
questo è un punto da chiarire. L’azienda italiana non si iscrive all’ ICE, tutte
le aziende italiane registrate in Italia anche con filiali in Spagna sono automaticamente
iscritte all’ICE, che è un ente pubblico, quindi a disposizione di tutti. Ognuna
di esse ha il diritto di rivolgersi a noi per chiedere assistenza. Abbiamo servizi
gratuiti, come la richiesta di calendari fieristici, altri sono a pagamento
e con preventivo. Mentre le imprese spagnole, registrate in Spagna, anche se
il titolare è italiano, possono accedere ai servizi gratuiti riservati alle
società spagnole, perché non possiamo fatturare alle società locali.
Quali
sono i programmi?
Il
principale è l’attuazione del programma promozionale dello Stato Italiano. Ogni
anno il Governo attraverso il ministero competente che attualmente è quello
dello sviluppo economico, assegna all’ ICE un budget per realizzare una serie
di azioni sui mercati mondiali. Poi abbiamo il progetto Made
in Italy per azioni aggiuntive che il ministero ritiene di realizzare durante
l’anno in aggiunta al programma istituzionale. Inoltre ci sono accordi di programma
e convenzioni operative con le regioni, cofinanziate da noi e dalla regione.
Infine abbiamo accordi di settore con le associazioni di categorie italiane,
come quest’ultimo nella fiera “Moda calzado de Madrid”,
partecipando congiuntamente con l’ANCI (associazione nazionale calzaturieri
italiani). Queste quattro modalità ci consentono di coprire tutte le esigenze.
A novembre, mediante una convenzione con la Regione Marche partecipiamo
a Siviglia ad una fiera delle “location” per promuovere luoghi dove si girano
film e documentari, ed in questo caso parleremo delle Marche che hanno già individuato
mercati interessanti. Prima della fine dell’anno stiamo organizzando una decina
di missioni, per la gioielleria, la moda e le nuove tecnologie.
Dottor
Casciotti come vogliamo chiudere questa intervista?
Ricordando
che l’ICE è un ente pubblico aperto a tutte le imprese sia italiane interessate
al mercato spagnolo, sia spagnole che vogliono comprare il prodotto italiano.
Tramite il vostro giornale vorrei invitare le aziende a conoscerci, perché non
sempre le società ci conoscono approfonditamente e quindi contattandoci possono
individuare sicuramente aree di loro interesse. (Paola Pacifici
- www.italiacerca.info /Inform)