SENATO DELLA
REPUBBLICA
Sì della Commissione Esteri alla proposta di legge sulla
gestione dei fondi Mae per la Cooperazione allo sviluppo
Accolto un Odg che impegna
il governo ad un incremento delle risorse. Approvata anche una risoluzione in
merito all’organizzazione e al funzionamento del Servizio europeo per l’azione
esterna
ROMA – Dopo il sì della Commissione
Esteri della Camera, il testo di legge di modifica delle norme concernenti la
gestione dei fondi del Mae per la Cooperazione allo
sviluppo è stato approvato all’unanimità anche dalla III Commissione del Senato.
Si tratta di una disposizione che introduce
nuove norme in materia di cooperazione allo sviluppo, che riguardano anche le
convezioni stipulate con le Ong e la gestione dei
fondi dell’amministrazione del Mae nel settore.
Nel corso dell’ultima seduta, ieri,
il presidente della Commissione Esteri Lamberto Dini, ha segnalato l’assenza
di emendamenti presentati in proposito, mentre Giorgio Tonini (Pd) ha illustrato
l’ordine del giorno da lui presentato, in qualità di primo firmatario, inteso
ad impegnare il governo ad un incremento delle risorse per la cooperazione allo
sviluppo e ad una riforma normativa sulla materia.
Al governo, in particolare, si chiede
nell’Odg, accolto dalla Commissione in seguito ad
una parziale riformulazione suggerita dal sottosegretario agli Esteri Vincenzo
Scotti, di “definire un piano pluriennale di incrementi dei fondi da destinare
alla cooperazione allo sviluppo, che consenta all’Italia di rientrare nel rispetto
degli impegni internazionalmente già assunti e di rilanciare il suo ruolo in
questo ambito strategico della politica estera”. Si chiede inoltre all’esecutivo
di “favorire la ripresa del dibattito parlamentare sulla riforma della legge
n. 49 del 26 febbraio 1987 e dare così seguito al proficuo lavoro svolto dalla
Commissione esteri con ampio consenso da parte di tutti i gruppi parlamentari”.
Nella medesima seduta la Commissione
Esteri ha anche approvato una risoluzione relativa all’atto comunitario del
Consiglio dell’Unione Europea che fissa l’organizzazione e il funzionamento
del servizio europeo per l’azione esterna. La risoluzione impegna il governo
“a ribadire con forza le posizione favorevoli ad una sostanziale autonomia amministrativa
e di bilancio del servizio di azione esterna”, strumento funzionale all’azione
dell’Alto rappresentate dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica
di sicurezza, “al quale spetterà garantire un efficace coordinamento tra le
istituzioni coinvolte nella definizione della politica estera dell’Unione”.
Al governo si chiede inoltre di fare
in modo che non venga a crearsi “una struttura sovrabbondante rispetto alle
funzioni che devono essere essenzialmente quelle di garantire profilo politico
e coerenza all’azione esterna dell’Unione” e di partecipare “con i candidati
migliori alla selezione per le cariche più alte del Servizio, data la rilevanza
che deve assumere nello scacchiere internazionale”. Indispensabile quindi “un
meccanismo di selezione che garantisca rigorosi criteri di qualità e obiettività
delle scelte e il rispetto del principio di adeguata rappresentanza geografica”.
Nella risoluzione si auspica anche
“una regolare consultazione con il Parlamento europeo che verta sui principali
aspetti e sulle scelte fondamentali della Politica di sicurezza e difesa comune”.
In questo ambito si invita inoltre il governo a porre come basilare “la questione
di una formazione comune del personale assegnato al Servizio di azione esterna
attraverso piani di studio da realizzare in istituti europei già esistenti,
appoggiando con forza e convinzione la candidatura dell’Istituto universitario
europeo di Fiesole e a ribadire che l’inglese e il francese rimangano le uniche
lingue di lavoro nell’attività del Servizio”, oltre che a riferire in proposito
periodicamente al Parlamento. (Inform)