INFORM - N. 148 - 2 agosto 2010


RASSEGNA STAMPA

Su “Il Sole 24 ore” intervista al ministro degli Affari Esteri

Frattini: “Farnesina regista dell’export”

 

ROMA - L'idea è chiara: il coordinamento delle attività del commercio estero in Italia deve essere gestito "sul campo" dalla rete diplomatica. Quindi deve essere, alla fine , la Farnesina ad avere la guida delle mille iniziative che spesso si sovrappongono, tra dicasteri, enti, società promozionali pubbliche e uffici regionali all'estero. Partendo da una razionalizzazione proprio degli enti. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, all'indomani del via libera alla manovra - che ha imposto forti sacrifici alle feluche, tanto da scatenare uno sciopero - fa il punto con il Sole 24 Ore sul riordino degli enti di promozione (che in manovra dovevano essere accorpati, norma poi saltata) e le novità della «diplomazia economica».

 

Ministro Frattini, l'accorpamento tra l'Ice (che ha 116 uffici e 750 dipendenti, con un costo di struttura di oltre 60 milioni di euro) e gli altri istituti è saltato. E quindi resta l'esigenza di una razionalizzazione del funzionamento della rete estera. L'obiettivo è arrivare a quello che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha indicato come la nascita di "uffici unificati" dell'Italia in ogni sede diplomatica. E questa è anche la mia idea.

 

Quindi sarebbe la Farnesina ad avere il controllo delle attività sul campo? Questo serve alle imprese e agli investitori, un ufficio unificato presso ogni ambasciata che sia il terminale unico di un flusso che parte dall'Italia attraverso le camere di commercio, il sistema industriale e lo stesso ministero dello Sviluppo Economico.

 

Come si arriva a questo? Si era pensato inizialmente alla soppressione della rete estera dell'Ice facendola confluire nelle ambasciate. Ma siccome si tratta di persone fisiche, di strutture, di palazzi e di uffici, sarebbe stata problematica nell'immediato.

 

Allora resta tutto così com'è, una gran quantità di enti che si muovono autonomamente? Certo con la soppressione avremmo ottenuto risparmi reali, si potrebbe pensare di utilizzare la legge delega al governo che scade nel gennaio 2011 per il riordino degli enti nazionali, accorpando Ice, Simest ed Enit, con il vincolo di dare agli ambasciatori il coordinamento sul campo di tutte le iniziative, a partire dalla missione di sistema, e in prospettiva, con un accordo-quadro, comprendendo gli uffici regionali all'estero.

 

Il nuovo soggetto dovrebbe finire sotto la competenza del ministero degli Esteri? Non faccio rivendicazioni di competenze, altrimenti troviamo solo dei muri, ma di ottimizzare le funzioni. Se l'obiettivo è condiviso l'ambasciata deve avere il coordinamento vero di tutte quello che accade in un paese.

 

Un altro tema, riemerso via via, è quello di passare la competenza dell'ex ministero del Commercio estero sotto la Farnesina? Se ne parla da 20 anni. Questo fu l'errore storico, gravissimo, della prima riforma Bassanini che quando riordinò i ministeri creò una struttura di commercio estero non accorpata alla Farnesina ma alle Attività Produttive. Oggettivamente da allora si discute ancora di trasferimenti, approccio che non funziona. Io dico: andiamo allo scopo, all'unico casello di uscita dell'autostrada.

 

Ipotesi che oggi, tra l'altro andrebbe ad infilarsi nello scontro all'interno della maggioranza, visto che il Commercio Estero è guidato dal finiano Adolfo Urso... Noi siamo ministri pro-tempore, forse anche questo potrebbe essere un problema....

 

L'internazionalizzazione è un tema strettamente collegato con la razionalizzazione della rete di ambasciate e consolati. Abbiamo già chiuso alcune sedi e rinforzate altre, come l'Angola e la Nigeria, e il consolato di Shanghai. E ora apriremo l'ambasciata in Turkmenistan, paese strategico per il forte interesse petrolifero italiano, visto Eni che si è aggiudicato il principale diritto estrattivo nel paese.

 

Sono scattate nuove sanzioni all'Iran: quanto costano alle nostre imprese? Ci costano in termini di mancato incremento, visto che abbiamo congelato i nuovi business. Le nostre grandi aziende tuttavia sanno bene che non applicare le sanzioni ci costerebbe molto più in termini di credibilità internazionale e quindi di affidabilità.

 

La Fiat è l'esempio-chiave di internazionalizzazione? E’ una vicenda molto importante, e le risposte date dall'ad Marchionne sono serie, a partire dall'impegno a mantenere la produzione in Italia.

 

Ma una quota potrebbe andare in Serbia? Lì c'è già la produzione di un veicolo, la Zastava Ten, l'equivalente della Punto classic, destinata al mercato dell'est Europa, mentre la storia del trasferimento della produzione della monovolume è un'ipotesi minacciosa da realizzare qualora non fossero date garanzie su Mirafiori.

 

Una trattativa, quella condotta da Marchionne, inusuale per l'Italia, che ha colto impreparata anche la politica? La questione vera è che il progetto di Fabbrica Italia è un'idea importante, intelligente, è chiaro che non deve andare a scapito di una produzione nazionale.

Parliamo di politica: dopo la rottura con Fini, resta l'esigenza di una riorganizzazione e un rilancio del Pdl? Lei aveva posto con forza il problema del coordinatore unico. E’ una strada per me necessaria, ma nel caso bisognerà cambiare lo statuto, nato proprio per calibrare i pesi tra Forza Italia e An. (Carlo Marroni- Il Sole 24 Ore del 1 agosto 2010)

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