STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Dal
“Messaggero di sant’Antonio”, luglio-agosto 2010
Canada. Intervista a Giovanni Riccitelli,
presidente dell’UCEMI
Il nostro cammino tracciato dal Vangelo
Una solida preparazione teologica, oltre
al costante impegno sul fronte della pace nel mondo. Per una missione laica
a fianco della chiesa canadese e degli italiani. Insieme per l’integrazione
TORONTO - Un emigrato dell’ultima ora, alla direzione dell’UCEMI, Unione Cristiani Enti Migranti Italiani di Toronto, con due precisi obiettivi: puntare a un maggiore coinvolgimento dei giovani e a una stretta collaborazione con altri sodalizi comunitari con gli stessi scopi dell’UCEMI ovvero appoggiare i sacerdoti missionari italiani nel loro lavoro pastorale tra gli emigrati.
«Signore, quando mai ti vedemmo affamato e ti demmo ristoro; assetato e ti demmo da bere? E il Re risponderà: “Ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”». Matteo, 25 (31-45).
È questo il passo
evangelico che Giovanni Riccitelli ama citare nei suoi colloqui e nei suoi scritti.
Esso riflette il suo modus vivendi
quotidiano, praticato sin dall’adolescenza. Nato in Puglia, all’età di 7 anni
Giovanni emigrò con la famiglia a Milano dove ebbe i primi contatti in ambito
religioso, e dove cominciò a partecipare attivamente alla vita della chiesa.
Oltre a una solida formazione cattolica e universitaria, militando nell’Azione
Cattolica e nella Gioventù studentesca, Giovanni ebbe l’opportunità di conoscere
importanti personalità nel campo religioso e politico, e di stringere amicizia
con il cardinale
Com’è
arrivato alla presidenza dell’UCEMI?
Mi sono sempre interessato di questioni religiose. A Milano ho studiato alla Facoltà biblica. Da circa quattro anni collaboro con Chiesa 2000, e su incoraggiamento del direttore della rivista, padre Amedeo, ho pensato che sarebbe stata un’ottima possibilità per aiutare la comunità.
Quali
sono le finalità dell’UCEMI?
L’UCEMI è nata come un movimento mondiale laico per appoggiare e aiutare i sacerdoti missionari che venivano dall’Italia per svolgere un lavoro pastorale tra gli emigrati. Oltre all’assistenza, questi religiosi cercavano di far sopravvivere la propria cultura, e organizzavano corsi di lingua affinché i nuovi emigrati italiani non si sentissero emarginati, e non dovessero cambiare la propria identità per integrarsi totalmente nella nuova società. Il compito principale dell’UCEMI è quello di aiutare i sacerdoti nella pastorale, secondo le direttive della Commissione episcopale italiana e di Migrantes, dalle quali dipende. L’UCEMI è quindi un movimento storico che, da generazioni, cerca di adattarsi ai cambiamenti dei tempi, cercando sempre di collaborare con la chiesa locale. Le nostre attività non sono sempre imperniate sui ricordi nostalgici del paesino d’origine, quanto piuttosto sull’organizzazione di programmi di apertura alla società in cui viviamo. Un valido esempio sarà il prossimo inizio di un dialogo con la comunità islamica di Toronto, sapendo che in Canada ci sono molti musulmani d’origine marocchina o somala che parlano italiano. L’impegno sociale non è molto valutato nella comunità italiana, e nelle riunioni importanti questo aspetto cristiano non viene mai messo in risalto. È dunque compito nostro far capire meglio il significato della dottrina sociale della Chiesa, attraverso documenti importanti, validissimi, ma che non sono sempre alla portata di tutti.
Quali
sono le difficoltà create dall’invecchiamento generazionale?
Purtroppo, col
passare degli anni, gli anziani si aggrappano ai valori e alle tradizioni del
passato. Si vorrebbero conservare, ma
Qual
è il coinvolgimento dei giovani?
Sono rimasto positivamente impressionato dalla partecipazione dei gruppi giovanili della Federazione Laziale, di AGIC, GIC e Forza Giovani. Sono tutti molto attivi e impegnati. Molti sono studenti universitari, e con loro abbiamo già realizzato un breve filmato su padre Bressani con un premio considerevole, messo in palio dalla Federazione Laziale, che sarà attribuito al gruppo che avrà presentato il miglior filmato. È anche nostra intenzione preparare un’attività adatta a questi studenti di livello accademico superiore, per il 400° anniversario della nascita di padre Bressani. Questi programmi sono aperti a tutti i cattolici, e cercheremo anche di coinvolgere i sacerdoti. A volte i sacerdoti italiani pensano che la nostra sia un’Associazione nostalgica e che quindi devii i gruppi locali dall’integrazione. La nostra visione invece è propria quella di un’integrazione graduale e concreta, senza fare alcuna differenza di lingua o di cultura, ma impegnandoci con la chiesa locale, e valutando l’aspetto specifico dell’italianità.
E gli
anziani?
Sono la ruota
di trasmissione della fede e della cultura per le nuove generazioni. Hanno una
grande importanza perché sono loro che trasmettono i migliori valori umani,
religiosi e culturali alle nuove generazioni, per cui è nostro compito aiutarli
a salvaguardare e a trasmettere la loro lingua e la loro cultura. È nostro compito,
inoltre, aiutare gli anziani a vivere come veri cristiani, e a raggiungere quella
perfezione che, nella logica della fede, talora umanamente incomprensibile,
consiste nel non mettere se stessi al centro, ma nello scegliere di andare controcorrente,
vivendo secondo i principi del Vangelo: «Ogni volta che avete fatto queste cose
a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me». (Matteo,
25, 40). (Costanzo Colantonio-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana
per l’estero/