FRONTALIERI
A San Marino un’iniziativa pubblica di
Confederazione Sanmarinese del
Tra gli scopi, il rilancio della collaborazione
tra le due organizzazioni sindacali e un appello alle autorità dei due Paesi
affinché vengano date risposte in termini di diritti a questa categoria di lavoratori
SAN MARINO – Un’iniziativa pubblica sul lavoro frontaliero è stata realizzata ieri a San Marino dalla Confederazione Sanmarinese del Lavoro e dalla Cgil per rilanciare la collaborazione tra le due organizzazioni sindacali sul tema e formulare un appello alle autorità dei due Paesi affinché si risolva il contenzioso aperto e vengano date risposte in termini di diritti a questa categoria di lavoratori.
Nella conferenza stampa indetta da CSdL e Cgil ieri mattina sono state spiegate le ragioni alla base della manifestazione pomeridiana: tenere sempre alta l’attenzione sulle problematiche dei 6mila lavoratori frontalieri occupati a San Marino, e iniziare ad affrontare il fenomeno del frontalierato alla rovescia, ossia dei sammarinesi che andranno a lavorare in Italia.
Sono intervenuti,
per
Prima di passare al merito delle tematiche, CSdL e Cgil hanno espresso rammarico per l’impossibilità ad essere presenti dei tre parlamentari italiani del Pd – Claudio Micheloni, Massimo Vannucci ed Elisa Marchioni - che avevano aderito all’iniziativa, ma che hanno dovuto trattenersi a Roma per partecipare alle sedute di Camera e Senato.
“Le gravi difficoltà
nei rapporti italo - sammarinesi, oltre agli effetti della crisi economica,
rischiano di ripercuotersi negativamente sui circa 6mila lavoratori frontalieri
occupati a San Marino – si legge nella nota diffusa dalla CSdL in proposito.
- Sui frontalieri già grava da anni il problema fiscale. Ancora infatti non
si è raggiunta quella legge ordinaria del Parlamento italiano, rivendicata con
forza dai sindacati riuniti nel CSIR San Marino-Emilia Romagna-Marche, che deve
fissare con equità e certezza il trattamento fiscale dei frontalieri, sottraendolo
alla discrezionalità delle annuali leggi finanziarie, provvedendo anche ad alzare
la franchigia, ancora ferma al
Recentemente, in occasione della manovra correttiva di bilancio, si è assistito a dichiarazioni di esponenti della maggioranza che ipotizzano - “per far fronte alla crisi” - il congelamento del percorso di stabilizzazione dei frontalieri. Una ipotesi assurda e inconcepibile, hanno ribadito CSdL e Cgil, che non possono assolutamente accettare che i lavoratori non residenti siano usati come merce di scambio nei “rapporti di forza” tra i due Paesi.
“L’intenzione di alcune aziende sammarinesi di trasferirsi in Italia per effetto del Decreto incentivi, potrebbe creare – rileva la nota sindacale - un fenomeno di frontalierato “alla rovescia”. Un fenomeno sostanzialmente inedito, che pone problematiche su cui grava la massima incertezza. Non sappiamo a quali condizioni e con quali diritti verranno assunti, anche tenendo conto che i sammarinesi, fatte salve le convenzioni e gli accordi bilaterali tra San Marino e Italia, potrebbero essere soggetti alle condizioni e anche alle “quote” numeriche previste per i cittadini extracomunitari. Il governo sammarinese non ha dato nessuna risposta alle richiese del sindacato di interessarsi alla problematica per cercare le necessarie soluzioni”.
“Le risposte alla
crisi non vanno cercate nella riduzione dei diritti dei lavoratori, qualunque
sia la loro nazionalità e residenza. La nostra conferenza pubblica, inoltre,
- prosegue la nota dalla CSdL - vuole essere un contributo alla ricerca di un
dialogo e collaborazione tra San Marino e Italia, partendo proprio dall’affrontare
le tematiche a livello territoriale, in quanto
Complessivamente in Europa i frontalieri sono circa un milione. In Italia sono oltre 65mila. La fetta più grossa, 50mila, è rappresentata dagli italiani occupati in Svizzera. I frontalieri italiani a San Marino - circa 6mila - sono per numero al secondo posto, seguiti dai frontalieri che varcano il confine di Montecarlo (5mila). (Inform)