INFORM - N. 146 - 29 luglio 2010


RASSEGNA STAMPA

Da “ La Stampa.it ”: La testimonianza. Gigi Roccati

Il mio amico Maresciallo ucciso da una trappola

Mauro Gigli, 41 anni, aveva alle spalle tredici missioni. L’ultimo messaggio su Internet: “La vita è un gioco della pazzia”

 

Gigi Roccati, regista torinese, ha lavorato insieme al maresciallo Mauro Gigli, che ha perso la vita ad Herat per l'esplosione di un ordigno artigianale. Ecco il suo ricordo.

"La vita umana nel suo insieme non è che un gioco della pazzia", aveva scritto Mauro Gigli sul suo profilo di Facebook, pochi giorni prima di morire. Aveva alle spalle tredici missioni tra Mozambico, Kosovo, Balcani e in Afghanistan. Tante, troppe volte. Sei mesi ogni anno da quando era iniziata la guerra, nel 2003. Mauro Gigli, primo maresciallo del genio guastatori e artificiere di grande esperienza era un uomo coraggioso e giusto. Il sorriso franco e i lunghi silenzi di chi incontra la morte ogni giorno, guardandola negli occhi, tra i fili di un ordigno esplosivo improvvisato.

Gli specialisti come il Maresciallo Gigli conoscono la meccanica di mine e cluster bob, di armi terribili ma pur sempre convenzionali. Sanno come inertizzarle sul posto perché ne hanno studiato il funzionamento sui manuali di fabbricazione. Ma ad Herat le armi degli insurgents sono costruite in modo artigianale. Ogni ordigno diverso da un altro, ogni intervento una nuova sfida. Ad attivazione remotata con telefonino e telecomando, o foto-riflettenti con dispositivi per ascensori e cancelli automatici. Si possono trovare su strade polverose nascosti nei tombini sotto il cemento, o nella piazza di un mercato, in un'auto o in una carcassa di animale. Gli IED sono il pericolo più grande, l'arma più imprevedibile e letale della guerriglia in Afghanistan. Per neutralizzarli, gli artificieri del Genio coordinano una task-force. Una colonna di sei, otto mezzi blindati si dividono tra il garantire la sicurezza per l'intervento e la fase operativa: muove prima l’unità cinofila, il cane che va a individuare l’esplosivo, poi utilizzando un robot-remotato, l’operatore procede al disinnesco o alla distruzione. Ma non sempre è possibile agire in questo modo, in un luogo affollato il rischio è di coinvolgere la popolazione civile nell'esplosione e allora si procede manualmente, affrontando grandi rischi tra cui la possibile presenza di più ordigni in campo ravvicinato. Ed è stato proprio questo ad uccidere il Maresciallo Mauro Gigli ed il suo commilitone Pier Davide De Cillis. Un secondo IED esploso al termine del primo intervento.

Sono ancora troppo pochi gli artificieri italiani abilitati alla rimozione degli IEd, turni massacranti e interventi ogni giorno. Ma questo, mi dissero, era meglio non scriverlo. Per questa ragione, almeno una volta durante il periodo di sei mesi, i militari come Mauro, vengono mandati a Dubai per qualche giorno, per scaricare lo stress. La tensione continua di non poter sbagliare. Mai. Mi raccontava il maresciallo Gigli che un giorno avrebbe voluto continuare a fare questo lavoro da civile, nei paesi del mondo ancora infestati dalle mine. Mi spiegava che un professionista come lui poteva guadagnare molto, operando per le agenzie americane come Black Waters, ma lui non voleva diventare un mercenario. Avrebbe preferito lavorare tra la gente, per la gente, nei campi minati in Africa o in Oriente. La parte peggiore del mio lavoro, mi diceva, sono gli interventi nei centri abitati, perché coinvolgono vittime civili. Oggi è diventato anche lui una vittima della guerra, come quelle che tante volte ha cercato di salvare con il suo lavoro.(Gigi Roccati-La Stampa.it , 29 luglio 2010)

Inform


Vai a: