RASSEGNA STAMPA
Da “ La Stampa.it ”: La testimonianza.
Gigi Roccati
Il mio amico Maresciallo ucciso da una trappola
Mauro Gigli, 41 anni, aveva alle spalle tredici missioni.
L’ultimo messaggio su Internet: “La vita è un gioco della pazzia”
Gigi Roccati,
regista torinese, ha lavorato insieme al maresciallo Mauro Gigli, che ha perso
la vita ad Herat per l'esplosione di un ordigno artigianale.
Ecco il suo ricordo.
"La vita umana nel suo insieme
non è che un gioco della pazzia", aveva scritto Mauro Gigli sul suo profilo
di Facebook, pochi giorni prima di morire. Aveva alle
spalle tredici missioni tra Mozambico, Kosovo, Balcani e in Afghanistan. Tante,
troppe volte. Sei mesi ogni anno da quando era iniziata la guerra, nel 2003.
Mauro Gigli, primo maresciallo del genio guastatori e artificiere di grande
esperienza era un uomo coraggioso e giusto. Il sorriso franco e i lunghi silenzi
di chi incontra la morte ogni giorno, guardandola negli occhi, tra i fili di
un ordigno esplosivo improvvisato.
Gli specialisti come il Maresciallo
Gigli conoscono la meccanica di mine e cluster bob, di armi terribili ma pur
sempre convenzionali. Sanno come inertizzarle sul
posto perché ne hanno studiato il funzionamento sui manuali di fabbricazione.
Ma ad Herat le armi degli insurgents
sono costruite in modo artigianale. Ogni ordigno diverso da un altro, ogni intervento
una nuova sfida. Ad attivazione remotata con telefonino
e telecomando, o foto-riflettenti con dispositivi per ascensori e cancelli automatici.
Si possono trovare su strade polverose nascosti nei tombini sotto il cemento,
o nella piazza di un mercato, in un'auto o in una carcassa di animale. Gli IED
sono il pericolo più grande, l'arma più imprevedibile e letale della guerriglia
in Afghanistan. Per neutralizzarli, gli artificieri del Genio coordinano una
task-force. Una colonna di sei, otto mezzi blindati si dividono tra il garantire
la sicurezza per l'intervento e la fase operativa: muove prima l’unità cinofila,
il cane che va a individuare l’esplosivo, poi utilizzando un robot-remotato,
l’operatore procede al disinnesco o alla distruzione. Ma non sempre è possibile
agire in questo modo, in un luogo affollato il rischio è di coinvolgere la popolazione
civile nell'esplosione e allora si procede manualmente, affrontando grandi rischi
tra cui la possibile presenza di più ordigni in campo ravvicinato. Ed è stato
proprio questo ad uccidere il Maresciallo Mauro Gigli ed il suo commilitone
Pier Davide De Cillis. Un secondo IED esploso al termine
del primo intervento.
Sono ancora troppo pochi gli artificieri
italiani abilitati alla rimozione degli IEd, turni
massacranti e interventi ogni giorno. Ma questo, mi dissero, era meglio non
scriverlo. Per questa ragione, almeno una volta durante il periodo di sei mesi,
i militari come Mauro, vengono mandati a Dubai per qualche giorno, per scaricare
lo stress. La tensione continua di non poter sbagliare. Mai. Mi raccontava il
maresciallo Gigli che un giorno avrebbe voluto continuare a fare questo lavoro
da civile, nei paesi del mondo ancora infestati dalle mine. Mi spiegava che
un professionista come lui poteva guadagnare molto, operando per le agenzie
americane come Black Waters,
ma lui non voleva diventare un mercenario. Avrebbe preferito lavorare tra la
gente, per la gente, nei campi minati in Africa o in Oriente. La parte peggiore
del mio lavoro, mi diceva, sono gli interventi nei centri abitati, perché coinvolgono
vittime civili. Oggi è diventato anche lui una vittima della guerra, come quelle
che tante volte ha cercato di salvare con il suo lavoro.(Gigi Roccati-La
Stampa.it , 29 luglio 2010)
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