ASSEGNA STAMPA
Sul
“Messaggero” un articolo del Capo del Servizio Stampa e portavoce della Farnesina
Maurizio Massari: “Opinione pubblica e
politica estera, un dibattito aperto nel Paese”
ROMA - Quanto interessa la politica estera alla nostra opinione pubblica? Quanta consapevolezza c'è oggi nel nostro Paese sull'utilità della politica estera per gli interessi concreti dei nostri cittadini?
Durante la guerra fredda la politica estera interessava maggiormente, ma era soprattutto un fattore di polarizzazione ideologica dell'opinione pubblica, poneva di fronte visioni del mondo contrapposte. Oggi la politica estera divide molto meno, ma interessa anche meno. Negli ultimi anni il dibattito e le divisioni sono apparsi per lo pi circoscritti ed episodici (legati a specifiche crisi internazionali come l'Iraq) oppure come meramente strumentali al confronto politico interno. Non hanno riguardato idee, visioni complessive del mondo e degli interessi dell'Italia nel mondo. Questione di “foreign policy fatigue”? Il rischio è che alla vecchia polarizzazione ideologica subentrino l'apatia e l'indifferenza. E’ un dato di fatto che di fronte al calo della domanda d'informazione sull'estero è di conseguenza calata l'attenzione anche dei nostri media per la politica estera. Basta aprire le pagine dei nostri giornali o guardare un telegiornale o un talk show per capire che si è passati dalla “politica estera” alla “cronaca estera”. L'estero (non necessariamente la politica estera) “fa notizia” se riesce ad essere tragico e spettacolare, se può raccontare un attentato terroristico, una catastrofe naturale, un rapimento o la tragica morte di nostri soldati in Afghanistan. Oppure si deve addirittura attendere un grande evento sportivo (Sudafrica docet).
Ciò che l'Italia fa all'estero interessa meno e viene raccontato assai poco. L'impressione è che interesse e sensibilità siano più spesso rivolti al locale che al globale, malgrado il paradigma centrale del tempo in cui viviamo sia quello dell'interdipendenza, dell'assenza di barriere tra ciò che è domestico e ciò che è internazionale, malgrado viaggiamo tutti di più e la nostra società stia diventando sempre più interetnica e interculturale, malgrado parliamo tutti più lingue straniere e aumentano gli stranieri che studiano e parlano l'italiano: il che dovrebbe indurre ad una reazione esattamente opposta, e cioè ad aumentare curiosità ed interesse della nostra opinione pubblica per ciò che avviene al di fuori dei nostri confini, per come l'Italia si pone nel mondo, per come opera la nostra diplomazia. Anche perché il mondo attuale non è soltanto interdipendente, ma anche in continuo movimento, un movimento che, volenti o nolenti, ci coinvolge direttamente. La competitività tra gli Stati per acquisire shares di influenza politica e quote di mercati si è negli ultimi anni fortemente accresciuta. E ciò vale anche per l'Italia e la sua diplomazia che si stanno giocando una partita importante per difendere le proprie posizioni nell'interesse dei propri cittadini. I Paesi internazionalmente pi competitivi vivono anche meglio perché dispongono di maggiori risorse per la sicurezza e il benessere delle rispettive società. Ed proprio a questo ad acquisire competitività in funzione del benessere sociale che serve la nostra politica estera.
Malgrado questo attivismo molto resta ancora da fare. E per questo che abbiamo avviato alla Farnesina, nel quadro del “Foreign Policy Forum” (un nuovo foro di dibattito aperto che coinvolge insieme diplomatici e giornalisti), una discussione sul tema “opinione pubblica e politica estera”. Un dibattito che vogliamo continuare ed approfondire ed allargare nei prossimi mesi coinvolgendo pi direttamente anche quei settori della nostra società che sono i principali beneficiari della politica estera il mondo economico, la società civile, il mondo della cultura, le istituzioni locali. Un dibattito aperto per risvegliare l'interesse verso l'esterno, verso il molo dell'Italia nel mondo e l'azione della nostra diplomazia. L'identità nazionale di ciascun Paese non può prescindere da ci che quel Paese è e fa fuori dai propri confini nazionali. A centocinquant'anni dall'unificazione dovremmo pur chiederci in che misura l'esser passati dall'essere un Paese diviso e occupato a potenza industrializzata, sovrana e membro del G8 abbia contribuito al nostro benessere collettivo, E bisognerà chiedersi anche di quanta politica estera e partecipazione nazionale a quest'ultima avrà bisogno l'Italia negli anni a venire per continuare a difendere adeguatamente gli interessi dei propri cittadini e delle future generazioni. (Maurizio Massari*- Il Messaggero del 29 luglio 2010)
* Capo del Servizio Stampa e Portavoce della Farnesina