INFORM - N. 145 - 28 luglio 2010


CULTURA

L’opera,  realizzata da “Pietas Iulia” e Edit, è stata presentata presso la Comunità degli Italiani di Pola

“Le parole rimaste”, in due volumi il percorso della letteratura

istro-quarnerina dal 1945 al 2008

 

POLA – Ingredienti e dosaggio giusti per la presentazione della Storia della letteratura italiana dell’Istria e del Quarnero nel secondo Novecento, raccolta nel suggestivo e indicativo titolo “Le parole rimaste”. Il varo storico, culturale e letterario ha avuto luogo presso la Comunità degli Italiani di Pola, lunedì sera, nemmeno un posto vuoto.

Per iniziare, i saluti di Silvana Wruss ai convenuti, ospiti e autorità; la parola subito a Nevia Močinić, presidente della Società “Pietas Iulia”, che della corposa storia della “nostra” letteratura firma il progetto editoriale.

“È un grande onore per la nostra Società aver portato a termine un progetto così importante e ne rendo merito alla professoressa Nelida Milani Kruljac e a tutti i ricercatori che vi hanno lavorato”, così la presidente nell’intervento, con l’auspicio “che ‘Le parole rimaste’ non siano soltanto l’indagine di un passato da sottrarre all’oblio ma che, con la loro potenza, rafforzino la difficile ricerca di sé e della propria identità culturale e diventino una componente essenziale nella creazione di un rapporto equilibrato con la maggioranza”.

Complimenti ai curatori dell’opera (Nelida Milani e Roberto Dobran, n.d.a.) per voce del presidente dell’UI, Furio Radin: “L’Unione è orgogliosa di avere scrittori e poeti e una Comunità che (r)esiste attraverso la letteratura.”

Per Maurizio Tremul, presidente della GE dell’UI, “se non ci fosse una Comunità radicata e che non crede nella fine del proprio destino, non avremmo le parole rimaste di chi produce cultura” ed ha auspicato, per il futuro, opere da far circuitare in Croazia, Slovenia e sul mercato della Nazione Madre.

La parola poi a Nelida Milani Kruljac, per percorrere “Le parole rimaste”, quello che è stato necessario fare per averle e quello che rappresentano. “L’opera non c’era ed era ora che ci fosse”, ha detto. “Copre uno spazio vuoto per troppo tempo e rappresenta la storia della letteratura CNI nella Jugoslavia ieri e Slovenia e Croazia oggi, per delineare un quadro dalla II Guerra mondiale all’oggi.” La nostra letteratura, ha proseguito, è letteratura regionale con punti verticali, radicata su un territorio e riassume la letteratura del secondo Novecento: guerra, esodo, perdita della patria e dell’io... Può figurare, la letteratura della CNI, come “regionale” nella letteratura italiana (per la lingua) e in quella di Croazia e Slovenia (in quanto a confini e territorialità) e quindi arricchisce la letteratura di tre Paesi. Brevemente di date: affidato alla Pietas Iulia nel 2005, il lavoro è stato avviato nel 2006 per un impasto lungo tre anni. I testi sono stati compilati separatamente e poi sono stati resi omogenei. Grazie, per voce di Nelida Milani, a quanti hanno dato il loro apporto tra ricercatori, collaboratori e redattori, e grazie agli Autori. Senza di essi non ci sarebbero parole rimaste.

Riflessioni ad alta voce di Roberto Dobran: “Siamo al bilancio finale e come ogni bilancio è suscettibile di obiezioni e rimpianti. Noi per primi conosciamo i limiti del nostro lavoro: un primo limite è rappresentato dal rapporto con le fonti bibliografiche, un secondo è il pathos sparso in questi due volumi, un terzo è rappresentato dal problema della periodizzazione. Però ci sono tanti pregi: è una letteratura che è riuscita, se non a scardinare, almeno ad arginare i meccanismi perversi dell’assimilazione, della sconsacrazione del territorio, della condizione di marginalità, dell’alienazione e del dramma che vive l’individuo che sente di essere in qualche modo sbagliato. Oggi la letteratura dei rimasti è una ben riconoscibile realtà.”

Soddisfatto e orgoglioso Silvio Forza, direttore dell’EDIT. “Questa è un’opera importante per tutto il microcosmo e con questa diamo un contributo ad una ricostruzione completa del territorio, altrimenti incomprensibile. È un libro del quale avevamo decisamente bisogno perchè sono pochi i libri rappresentativi della nostra presenza e produzione letteraria; è l’ancora che ci fissa al passato ma che ci consente di spiegare le vele al futuro; ci legittima come presenza comunitaria ma anche letteraria.” E, infine, l’impegno di Forza di far pervenire il volume, con il contributo di UI, a tutte le Cattedre italiane di Croazia e Slovenia e in Italia.

In conclusione Elis Geromella Barbalich ed Elis Deghenghi Olujić.

”Accolsi l’idea di una storia della letteratura della minoranza italiana con malcelato, quando non esibito, scetticismo. Il perché è presto detto. Sessant’anni di produzione letteraria, o giù di lì, mi sembravano francamente pochi per una storia della letteratura. Ora, è verissimo che la nostra letteratura ha solo una sessantina d’anni, ma è anche sacrosanto che quest’opera andava fatta.” Perché? Perchè sessant’anni sigillano una fase storica e perché l’operazione “Storia della letteratura” è stata fatta in assoluta buona fede. C’è tutto, tanto che accanto all’eccellente troviamo anche il modesto ed il modestissimo, ma trattandosi di un’occasione irripetibile, andava inserito tutto. Il suggerimento è quello di leggere tutto.

Per Elis Deghenghi Olujić uno dei pregi dell’opera è “la ricchezza di dati e indicazioni bibliografiche che possono consentire a chi vorrà approfondire lo studio e la conoscenza di avere le informazioni necessarie per poterlo fare”. Ed ancora, “speriamo che questa storia della letteratura riesca a far nascere nei lettori il desiderio di leggere le opere degli autori che sono presentati nel lavoro”, contrariamente a quanto asseriva Manzoni che le storie della letteratura “sono destinate a somministrare giudizi già fatti a quelli che vogliono avere un’opinione sui libri che non hanno letti”.

Ultima valutazione di Elis Deghenghi Olujić: “Questo è un testo indispensabile per studenti e professori, da diffondere in Italia, Slovenia e Croazia.”

Dopo tante parole, sentimenti ed emozioni in musica, la suggestiva interpretazione di Elda Krajcar Percan del “Notturno in mi minore” di F. Chopin. Un altro modo di dire le emozioni. (Carla Rotta-La Voce del Popolo/Inform)


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