INFORM - N. 145 - 28 luglio 2010


CORSI DI LINGUA E CULTURA ITALIANA

Una nota del Coordinamento Enti Gestori Iniziative Scolastiche in Svizzera

La manovra penalizzerà in modo particolare il settore scolastico

 

BASILEA - Il Coordinamento enti gestori segue con apprensione e preoccupazione il dibattito sulla manovra finanziaria che la Camera dei Deputati si appresta ad approvare in maniera definitiva entro al fine di questo mese. Gli enti gestori  - è detto in una nota - non possono non esprimere disappunto e disapprovazione per una manovra che ancora una volta penalizzerà gli italiani all’estero e in modo particolare il settore scolastico.

A poche settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, in Svizzera l’attività didattica riprenderà quasi ovunque tra la seconda e la terza settimana di agosto, si addensano quindi le nubi sui corsi di lingua e cultura italiana.

Dopo i tagli dello scorso anno, gli enti gestori subiranno di fatto un ulteriore  taglio del 30% rispetto al contributo complessivo erogato lo scorso anno, sommando ordinario e integrativo. Apprendiamo infatti con allarme dal sottosegretario Mantica che l’assestamento di bilancio 2010 non consentirà, a differenza del 2009, l’erogazione di contributi integrativi. A questa circostanza deve aggiungersi il pessimo tasso di cambio tra euro e franco svizzero che ha già determinato una riduzione aggiuntiva in valuta locale di circa l’8%. Come se non bastasse la manovra finanziaria prevede tagli lineari sui capitoli Mae del 10% per il prossimo anno. Tutti gli emendamenti presentati dai parlamentari eletti all’estero per porre rimedio a questa situazione sono stati purtroppo bocciati.

In un quadro siffatto sarà sempre più difficile mantenere l’attuale numero dei corsi, già ridotto dell’11% rispetto all’anno scolastico 2008/2009, e il livello qualitativo degli stessi, disperdendo l’esperienza e i tanti risultati positivi ottenuti nell’ultimo decennio dal sistema a “gestione mista” (Stato-Enti). Purtroppo, uno dei due partner, lo Stato italiano, ha apparentemente deciso di abbandonare questa proficua forma collaborazione. Ma quello che è peggio - così termina la nota - lo fa senza avere un’alternativa o una strategia di promozione della lingua italiana all’estero. (Inform)


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