CAMERA DEI DEPUTATI
Franco Narducci (Pd) interviene nel dibattito in Aula
sulla manovra finanziaria
Criticati i tagli al Mae e le pesanti ripercussioni su
cooperazione, italiani all’estero e proiezione del sistema Italia nel mondo:
“Un provvedimento che non è coerente con la nostra identità e il nostro ruolo
sullo scenario internazionale”
ROMA – Franco Narducci, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa, è intervenuto ieri in aula per segnalare i punti deboli della manovra finanziaria, in corso di approvazione alla Camera, lamentando in particolare i danni che i tagli destinati al ministero degli Affari Esteri provocheranno alla proiezione del sistema Italia all’estero e ai servizi rivolti ai connazionali ivi residenti.
Per l’esponente Pd, la manovra “pur rappresentando un atto necessario in questa particolare situazione economico-finanziaria internazionale, anche in ottemperanza al vincolo europeo circa la stabilizzazione della spesa pubblica, risulta iniqua nel suo complesso poiché i sacrifici richiesti non possono dirsi equamente distribuiti tra ricchi e poveri”. “Non mettiamo in dubbio che si debbano fare dei sacrifici, - aggiunge Narducci - ma abbiamo bisogno che i sacrifici siano condivisi da tutti”.
“Proprio nel momento in cui l’Unione Europea lancia la strategia Europa 2020 al fine di uscire dalla crisi e preparare l’economia europea ad affrontare il prossimo decennio, il governo, nel provvedimento in esame, perde di vista le prospettive indicate dall’Unione stessa, limitandosi ad una semplice operazione di bilancio, necessaria – avverte il vice presidente della Commissione Affari Esteri, - ma che non incide sullo sviluppo né sull’occupazione, con una pericolosa incidenza sulla tenuta della coesione sociale che rappresenta uno dei tre punti cardine della strategia europea, assieme alla promozione di una crescita intelligente basata sulla conoscenza, sull’innovazione e sullo sviluppo sostenibile”.
Narducci chiede se “i tagli lineari sulle attuali strutture retributive” possano favorire la coesione sociale o piuttosto non determinino “effetti regressivi che ricadono sui più deboli e sui più giovani”. Le iniquità contenute nella manovra, inoltre, rischiano di minare proprio la fiducia dei più giovani, che sono portati a “scegliere ancora una volta, come avveniva in passato, la strada dell’emigrazione con gravi perdite per il nostro Paese in termini di know-how. Ci aspettavamo che a questa domanda di lavoro volesse rispondere il governo, con politiche in grado di sostenere la stabilità dell’occupazione, aiutando le imprese a realizzarla, sostenendo i redditi delle famiglie in difficoltà e in condizioni di disagio. Ma è una risposta – rileva Narducci - che non riusciamo a vedere”.
Ciò che egli vede sono invece “tagli lineari che rappresentano una scelta miope, in un Paese, come l’Italia, che ha bisogno di rilanciare le esportazioni con un protagonismo nuovo sui mercati internazionali oltre che competere in innovazione , specie quelli al ministero degli Affari esteri, già gravemente provato da ripetuti ridimensionamenti effettuati negli anni precedenti”.
“Se vi è una riduzione lineare del 10 % delle dotazioni finanziarie di ciascun ministero, per quanto riguarda gli Esteri – prosegue l’esponente Pd - essa ha effetti gravissimi poiché intacca la capacità di attività istituzionale del ministero stesso. Una attività ancor più essenziale in un periodo di crisi dove le imprese hanno bisogno di sbocchi internazionali per riattivare la produttività puntando anche strategicamente sul favore che il made in Italy incontra nel mondo”. Per Narducci tale attività, insieme alla rete degli italiani nel mondo, potrebbe offrire al nostro Paese una marcia in più per uscire della crisi. “Ma si taglia senza riflettere – lamenta - e si tagliano anche i servizi verso le nostre comunità nel mondo. Insomma, si fa di tutto per scardinare quel Sistema Italia che invece, opportunamente riformato, potrebbe dare tanto al nostro Paese”.
I tagli al Mae, spiega l’esponente Pd, “hanno creato una situazione estrema di malumore ad ogni livello, sfociata nella manifestazione di protesta del personale amministrativo e diplomatico. Ma ci dica il Ministro Tremonti come può un ministero che rappresenta l’Italia nel mondo, che ha caratteristiche uniche di specificità professionali, svolgere seriamente i propri compiti istituzionali con risorse al di sotto di ogni limite di sopportabilità?”
Colpiti sino ad oggi, in particolare, la cooperazione allo sviluppo e tutto ciò che concerne gli italiani residenti all’estero, “esclusi dall’esenzione dell’ICI sulla prima casa, - ricorda Narducci - nonostante i pertinenti riferimenti normativi e nonostante che il precedente governo Prodi avesse loro riconosciuto l’ulteriore detrazione fino a 300 euro di tale imposta. Tutto ciò che riguarda milioni di cittadini italiani residenti all'estero è stato preso di mira: tagli all’assistenza sanitaria, smantellamento della rete consolare e chiusura degli uffici, una sforbiciata pesantissima alle risorse destinate alla promozione e alla diffusione della nostra lingua e del nostro patrimonio culturale che hanno subìto, già a partire dai primi provvedimenti di natura finanziaria attuati dal Governo nel 2008 e successivamente con la manovra finanziaria triennale 2009-2011, un ridimensionamento drastico che esprime una preoccupante rinuncia alla proiezione internazionale dell’Italia e al ruolo di accompagnamento al sistema economico italiano in un contesto globalizzato”.
“Una logica assolutamente
inaccettabile” che si ripercuote oggi anche sulla riduzione dei contributi alla
Società Dante Alighieri, già oggetto di un’interrogazione urgente presentata
dallo stesso Narducci al ministro Frattini (vedi
“I tagli al Mae, il cui bilancio è costituito essenzialmente da voci legate ad attività inerenti la proiezione internazionale del nostro Paese ed al rispetto degli impegni assunti in sede internazionale, sono poco comprensibili soprattutto se l’Italia vuole continuare ad essere un Paese attivo sullo scenario globale – afferma l’esponente Pd, segnalando che il taglio del 10% previsto dalla manovra “significa una riduzione di 43.926.000 euro per il 2011, di 43.885.000 euro per il 2012 e di 43.015.000 per il 2013, che va ad aggiungersi agli oltre 89 milioni di euro tagliati in sede di finanziaria e bilancio e al taglio di ben 500 milioni di euro operato nel 2008 al medesimo ministero.
“Decurtazioni che si uniscono a quelle di cui all’articolo 6 sulla riduzione della spesa per la pubblica amministrazione, compresa la formazione e le missioni all’estero, - prosegue Narducci - che significa andare ad incidere sull’attività dell’Istituto diplomatico Toscano per la formazione dei giovani diplomatici”.
“Come fare, in un quadro siffatto, a mantenere fede agli impegni internazionali del nostro Paese ed assicurare la dovuta attenzione ai connazionali all’estero ed alle imprese italiane attraverso la rete diplomatico-consolare che si trova ridotta a lavorare dovendo fare i conti con l’essenziale? Come si fa a chiedere ancora sacrifici agli italiani all’estero – domanda Narducci - e andare ad intaccare un ministero che incide solo dello 0,4 % sul bilancio dello Stato?”
Egli lamenta inoltre “un ulteriore doloroso ridimensionamento della rete diplomatico-consolare, senza aver avuto la possibilità di avviare un dibattito sereno sia in Parlamento sia tra le comunità italiane all’estero interessate cercando di mettere a punto un progetto di ristrutturazione ed ammodernamento condiviso ed efficace oltre che efficiente”.
Una serie di azioni che non tengono conto, dunque “delle esigenze reali dei cittadini italiani all’estero, che pur hanno contribuito al successo dell’Italia nel mondo, e degli impegni internazionali assunti, a cominciare da quelli per il raggiungimento degli Obiettivi del millennio delle Nazioni Unite”.
Narducci teme
anche inaccettabili “effetti sui contributi volontari che il nostro Paese eroga
agli organismi internazionali operanti nell’area dei diritti umani”, proprio
quando l’Italia invece “ha sempre difeso la dignità della persona sullo scenario
internazionale, condotto battaglie per l’abolizione della pena di morte, per
la difesa della vita”. “Tutto ciò non è coerente con la nostra identità e il
nostro ruolo nel mondo, come non lo è il provvedimento che stiamo esaminando
nel suo insieme e al quale – conclude Narducci - non possiamo dare il nostro
consenso”. (