INFORM - N. 144 - 27 luglio 2010


FARNESINA

Al via la VII Conferenza degli Ambasciatori italiani nel mondo

L’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

“Ridurre il debito pubblico richiede un impegno di lunga lena, senza mortificare funzioni e strutture portanti dello Stato”

 

ROMA - “L’obbiettivo della riduzione del debito pubblico non si esaurisce in una manovra pur pesante come quella attuale, ma richiederà un impegno di ben più lunga lena, uno sforzo costante e coerente di revisione sia di indirizzi di governo sia di comportamenti collettivi”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affrontato le preoccupazione emerse anche nella VII Conferenza degli Ambasciatori italiani nel mondo nel corso del suo intervento alla sessione inaugurale. Durante l’incontro, che proseguirà anche nella giornata di domani alla Farnesina, sono intervenuti anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, il decano degli ambasciatori Vittorio Claudio Surdo e il segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo. Fra i partecipanti alla sessione inaugurale segnaliamo anche la presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini, del vice presidente del Senato Emma Bonino, del ministro dell’Interno Roberto Maroni, del ministro delle Giustizia Angelino Alfano, nonché dei sottosegretari agli Esteri e dei direttori generali del Mae.

“E allora - ha proseguito il Capo dello Stato pur non pronunciandosi nel merito di aspetti concreti - ci si deve confrontare su quali priorità occorrerà far emergere nei prossimi anni nella gestione della finanza pubblica in un contesto di complessiva severità, di complessivo rigore, che comporterà inevitabilmente sacrifici diffusi di abitudini e di aspettative radicatesi nel tempo, ma che non può vedere penalizzati in modo indifferenziato tutti i comparti, tutte le voci di spesa dello Stato”.

Per il presidente Napolitano “non dovrebbe essere difficile il convenire sulla necessità di dare la priorità, anche in termini di risorse, a politiche pubbliche di medio e lungo termine davvero cruciali per garantire il futuro del paese ; e sulla necessità di salvaguardare, rinnovare ma non mortificare, funzioni e strutture portanti dello Stato nazionale. Tra queste certamente quella della politica estera e della diplomazia che ne è strumento insostituibile”.

Il Capo dello Stato ha rilevato che “nell'Europa a 27 gli Stati nazionali sono restati e restano, conservano loro profonde radici e ragioni, e sono chiamati a contribuire all’ulteriore sviluppo dell’integrazione europea. Una cosa è contrastare - come è giusto che l'Italia faccia, e lo stesso impegno ha voluto ribadire, nel nostro recente incontro in Quirinale, il nuovo Presidente federale tedesco - ogni tendenza alla rinazionalizzazione delle politiche in seno all'Unione ; altra cosa, errata e fuorviante, specie nella nuova realtà mondiale, sarebbe sottovalutare l'esigenza della solidità, dell'efficienza e della coesione interna dei singoli Stati membri dell'Unione. Il nostro Stato - ha sottolineato Napolitano - sta vivendo un’evoluzione in senso federalistico che trae ispirazione dall'articolo 5 della Costituzione repubblicana e muove dall’attuazione del suo nuovo Titolo V; ma anche in Stati di antica e consolidata tradizione federale, funzioni come quella della politica estera non sono giudicate trasferibili dal centro alle istituzioni regionali e locali perché non frammentabili, e dovunque si intende che eredità ed esperienze come quelle della diplomazia nazionale non possono essere disperse o impoverite se non a costo di un danno irreparabile per il prestigio e il ruolo internazionale del paese”.

Riferendosi alla riforma dell'Amministrazione degli Esteri, il presidente ha ricordato che questa “poggia su quella professionalità e su quel senso della missione che hanno caratterizzato e caratterizzano la diplomazia italiana, in special modo nell’arena europea in cui sta per giocarsi, con un forte supplemento, mi auguro, di volontà politica comune, l’ambizioso esercizio della costruzione del Servizio comune per l’azione esterna e in generale dell’attuazione del Trattato di Lisbona. E non è meno impegnativo il disegno - cui tende la riforma - volto a definire ed esprimere un sistema-paese, con quel particolare accento sulla dimensione culturale che mi trova da sempre sensibile e convinto”.

Il presidente Napolitano ha inoltre sottolineato come la diplomazia italiana “abbia saputo contribuire - oltre che a tanti risultati di sostanza - anche a un processo importantissimo, quello del sempre più ampio convergere delle forze politiche di maggioranza e di opposizione sulle grandi linee della politica estera italiana. Vi ha contribuito perché essa ha sempre operato al servizio dello Stato, senza spirito di parte e con lungimiranza. Questa convergenza, questo consenso - ha concluso il Capo dello Stato -costituisce un asset prezioso per l’azione del nostro paese nel mondo. Nel segno, certo, del 150° anniversario dell'Unità: d’altronde non fu quello “il grande fatto nuovo nell'Europa del secolo XIX", un capolavoro, ad opera di Cavour, di politica e diplomazia europea?”. (Inform)


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