MANOVRA FINANZIARIA
Fedi (Pd): Manovra economica, non è equa
e non è federalista
Penalizza il ministero degli Esteri e gli
Italiani nel mondo
ROMA - Questa manovra non è equa perché mette le mani nelle tasche degli italiani più deboli e non è federalista poiché adotta misure centraliste e tagli lineari. In Commissione bilancio - ricorda Marco Fedi, deputato del Pd residente in Australia - sono stati bocciati i nostri emendamenti che affrontavano questioni centrali come le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, le finestre per i pensionandi residenti all’estero, il recupero forzato degli indebiti, il recupero di risorse alla rete consolare, in particolare scuola e assistenza, ed i servizi consolari, oltre al tema delle risorse all’editoria. La maggioranza deve ascoltare e riflettere.
Oggi paghiamo il dato “storico” della nostra spesa per il ministero degli Affari Esteri: una spesa largamente insufficiente a fare una vera politica internazionale, una percentuale di prodotto interno lordo ampiamente inadeguata, a cui si aggiungono i tagli – anch’essi storicizzati – che hanno colpito il ministero degli Affari Esteri nella sua complessa organizzazione, la cooperazione internazionale allo sviluppo e la nostra presenza in Europa e nel mondo, con una particolare attenzione negativa nei confronti delle comunità italiane nel mondo.
Le conseguenze negative della manovra economica sul Ministero degli Affari Esteri - afferma Fedi - sono molteplici. Concernono le misure che riguardano il settore del pubblico impiego con il blocco del turn-over e dei trattamenti economici. Riguardano i tagli alla formazione, particolarmente rilevanti per l’aggiornamento informatico della rete diplomatico-consolare. Riguardano i tagli lineari.
I nostri emendamenti si prefiggono di dare una risposta a questi problemi. Si propongono di riportare attenzione positiva e propositiva sul rapporto con le comunità italiane nel mondo. Gli emendamenti, riproposti in aula, attendono un pronunciamento dell’aula di Montecitorio. Un segnale di vicinanza agli italiani nel mondo più deboli, che rischiano di pagare un prezzo altissimo per la crisi economica e nei confronti dei quali chiediamo unicamente l’affermazione del principio della parità di trattamento. Con la consapevolezza che la prossima finanziaria continuerà nei tagli, senza una vera strategia di riforme e soprattutto con la peggiore linearità che ha contraddistinto l’azione del Governo.
Il voto di fiducia
nasconderà, dietro lo scudo della necessità ed urgenza - conclude il deputato
del Pd -, anche le contraddizioni interne alla maggioranza. (