ITALIANI ALL’ESTERO
Dall’India il racconto di una connazionale volontaria
in un centro di accoglienza per bambini disagiati
Camilla Bellocchio, sul portale dei Lombardi nel mondo,
racconta la sua esperienza con la ong Vanaprashta
BANGALORE – Racconta la sua esperienza di volontaria in un luogo di accoglienza per bambini svantaggiati Camilla Bellocchio, corrispondente per il portale dei Lombardi nel mondo da qualche tempo in India per motivi di studio.
Camilla è stata per un breve periodo nel distretto di Karnataka, nell’India meridionale, ospite di Vanaprashta, una ong impegnata nel combattere la povertà nelle aree rurali del Paese, attraverso progetti di assistenza sanitaria e di formazione rivolti ai bambini più sfortunati.
“In tutto un centinaio di bambini, tre o quattro suore, ogni tanto volontari, specialmente provenienti dall’Italia – scrive sul portale (www.lombardinelmondo.org), descrivendo gli ospiti della struttura, comprendente una scuola appena terminata e una nuova casa in costruzione per accogliere nuovi bambini. “Minori dalle provenienze più disparate e disperate – aggiunge, - portati da genitori che non riescono a mantenerli, sottratti forse alla prostituzione precoce, certamente allo sfruttamento e alla miseria”. Ad accoglierli uno “straordinario prete cattolico indiano”.
“Si potrebbe definire,
con qualche approssimazione occidentalizzante, montessoriano o steineriano il
modello educativo: gli indirizzi prevalgono sulle regole puntuali; massimo spazio
all’espressività, alla creatività, alla relazionalità. Interconfessionalità
assoluta. Il castigo – si legge nella descrizione - sanziona la mancanza di
rispetto e attenzione verso gli altri, verso la comunità, verso la natura. Il
sistema di valori insegnato è quello del servizio prima che dell’efficienza:
l’aiuto che prevale sulla competizione, l’amore sul dominio. Qui è regola infrangibile
che i più grandi si occupino dei più piccoli. Lo studio, come via alla crescita
individuale e la crescita individuale come strategia dello sviluppo collettivo.
La consapevolezza del sé, di un’identità, di una dignità che deriva dall’orgoglio
di essere, dall’avere uno spazio, un ruolo, un compito: non un solo chicco del
riso che è la base dell’alimentazione viene sciupato e quando si è in tanti
si dorme in due per letto. Ma chi va a scuola ci va con la divisa di Vanaprashta,
in perfetto ordine: povertà, non miseria”. (