INFORM - N. 143 - 26 luglio 2010


STAMPA MIGRANTE

Intervista di Marta De Lorenzis di “Gente d’Italia”, redazione di Montevideo

Sergi: “Difesa identitaria e volontà di integrarsi…”

 

MONTEVIDEO - Le piccole Italie dell'informazione di cui è costellato ogni continente del mondo e le voci da terre lontane che soprattutto in tempi recenti non è raro “ascoltare” nel Belpaese. Parte dal confronto tra questi due fenomeni, che alla fine si risolve tracciando una sorta di linea di continuità, l'analisi di Pantaleone Sergi nel libro “Stampa migrante”, da poco in libreria (Rubbettino, Soveria Mannelli, 18 euro). Una disamina esaustiva del ruolo dei giornali della diaspora italiana, così attenti a favorire un'integrazione lenta e non traumatica e al tempo stesso intenzionati a ricreare un tessuto identitario che tramite la lingua cementasse il senso di appartenenza alla comunità, e di quelli dell'immigrazione in Italia, nati in un momento storico diverso ma con l'esigenza in fondo identica di “ricucire lo strappo” con il proprio Paese d'origine e vivere meglio in quello “di accoglienza”.

All'autore Pantaleone Sergi, già inviato speciale del quotidiano “La Repubblica” e ora docente di Storia del Giornalismo all’Università della Calabria, abbiamo rivolto alcune domande, soffermando l'attenzione oltre che sui giornali anche sul cambiamento del loro ruolo nel tempo.

Sergi, nell'esigenza dei migranti di creare una propria stampa prevale la difesa identitaria o la necessità di integrarsi?

«Direi nessuna delle due: si tratta di fenomeni che coesistono senza che uno prenda il sopravvento sull'altro. Tra le pagine ingiallite dei periodici dell'emigrazione italiana è possibile individuare con chiarezza sia elementi di difesa identitaria (che ne fanno veri e propri fortini dell'italianità), che proteste, invocazioni d'aiuto e richieste di sostegno culturale sinonimo evidente della volontà di integrarsi. Lo stesso avviene in quelle ancora fresche d'inchiostro dei giornali degli immigrati in Italia: i periodici diventano in qualche modo bussole per chi è in cerca di lavoro, casa, consigli per adattarsi al meglio e al tempo stesso non vuole perdere il legame con il proprio paese d'origine».

La stampa etnica italiana di fine Ottocento e quella della seconda metà del secondo dopoguerra: quali le differenze?

«Si tratta di due periodi storici diversi che hanno dato vita a due tipi di stampa etnica differenti. Il primo parte è quello in cui in maniera più significativa si è manifestata un'ambivalenza sentimentale tra la voglia di radicarsi e il desiderio di non tagliare i ponti con la vita precedente. Il secondo ha come istantanea rappresentativa quella di un'Italietta straziata, affamata e in preda all'ira dei disoccupati, nella quale persino il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi incentiva i giovani a imparare una lingua e andare all'estero: la conseguenza è che anche la stampa cambia, diventando da “manuale dell'emigrante” vera guida e coordinamento morale della comunità».

E adesso qual è il ruolo dei media “italici” del secondo dopoguerra?

«I giornali degli emigranti italiani sono presenti in 60 Paesi e diffondono oltre 100 milioni di copie all'anno. Cifre interessanti e significative, se si considera il fatto che tra queste testate ce ne sono alcune che addirittura sono risultate fruttuose nella raccolta di consenso politico nel 2006 e nel 2008, quando per la prima volta alla Camera e al Senato sono stati eletti italiani all'estero. E' il caso di Mariza Antonietta Bafile, figlia di Gaetano Bafile fondatore del giornale italo venezuelano “La Voce d'Italia”, ma anche di Claudio Micheloni, direttore editoriale del periodico “Agorà” di Basilea, di Nino Randazzo, direttore dei quotidiani australiani “Il Globo” e “La Fiamma” e di Basilio Giordano, dal 1986 direttore del “Cittadino canadese” di Montréal».

Quali sono invece i tratti distintivi della stampa degli immigrati in Italia trattati in un capitolo curato da Elida Sergi?

«La presenza di forti collettività di immigrati seppur non concentrate sul territorio (fanno eccezione alcune “isole” cinesi nelle grandi città come Roma e Milano) ha consentito la nascita di una stampa di discreta e a volte buona fattura con la quale i vari gruppi etnici intendono rappresentarsi. I pionieri di un fenomeno che presenta sempre numeri in crescita sono stati i sudamericani, che nel 1998 hanno dato vita al mensile “Expreso Latino”, a cui sono seguiti un anno dopo i cinesi con la “La nuova Cina”, gli albanesi con “Bota Shqiptare” e tutti gli altri. Ma poi ci sono la tv (dal tg di “Stranieri in Italia” in onda su Nessunotv al “Tg Romania” di Rete7) e il web (“Chinatonw Today” realizzato a via Paolo Sarpi a Milano va in onda su Youtube). L'idea di base è quella di rafforzare una società multiculturale come quella italiana degli ultimi decenni». (Marta De Lorenzis-La Gente d’Italia/Inform)


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