STAMPA MIGRANTE
Intervista
di Marta De Lorenzis di “Gente d’Italia”, redazione di Montevideo
Sergi: “Difesa identitaria e volontà di
integrarsi…”
MONTEVIDEO - Le piccole Italie dell'informazione di cui è costellato ogni continente del mondo e le voci da terre lontane che soprattutto in tempi recenti non è raro “ascoltare” nel Belpaese. Parte dal confronto tra questi due fenomeni, che alla fine si risolve tracciando una sorta di linea di continuità, l'analisi di Pantaleone Sergi nel libro “Stampa migrante”, da poco in libreria (Rubbettino, Soveria Mannelli, 18 euro). Una disamina esaustiva del ruolo dei giornali della diaspora italiana, così attenti a favorire un'integrazione lenta e non traumatica e al tempo stesso intenzionati a ricreare un tessuto identitario che tramite la lingua cementasse il senso di appartenenza alla comunità, e di quelli dell'immigrazione in Italia, nati in un momento storico diverso ma con l'esigenza in fondo identica di “ricucire lo strappo” con il proprio Paese d'origine e vivere meglio in quello “di accoglienza”.
All'autore Pantaleone
Sergi, già inviato speciale del quotidiano “
Sergi,
nell'esigenza dei migranti di creare una propria stampa prevale la difesa identitaria
o la necessità di integrarsi?
«Direi nessuna delle due: si tratta di fenomeni che coesistono senza che uno prenda il sopravvento sull'altro. Tra le pagine ingiallite dei periodici dell'emigrazione italiana è possibile individuare con chiarezza sia elementi di difesa identitaria (che ne fanno veri e propri fortini dell'italianità), che proteste, invocazioni d'aiuto e richieste di sostegno culturale sinonimo evidente della volontà di integrarsi. Lo stesso avviene in quelle ancora fresche d'inchiostro dei giornali degli immigrati in Italia: i periodici diventano in qualche modo bussole per chi è in cerca di lavoro, casa, consigli per adattarsi al meglio e al tempo stesso non vuole perdere il legame con il proprio paese d'origine».
La stampa
etnica italiana di fine Ottocento e quella della seconda metà del secondo dopoguerra:
quali le differenze?
«Si tratta di due periodi storici diversi che hanno dato vita a due tipi di stampa etnica differenti. Il primo parte è quello in cui in maniera più significativa si è manifestata un'ambivalenza sentimentale tra la voglia di radicarsi e il desiderio di non tagliare i ponti con la vita precedente. Il secondo ha come istantanea rappresentativa quella di un'Italietta straziata, affamata e in preda all'ira dei disoccupati, nella quale persino il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi incentiva i giovani a imparare una lingua e andare all'estero: la conseguenza è che anche la stampa cambia, diventando da “manuale dell'emigrante” vera guida e coordinamento morale della comunità».
E adesso
qual è il ruolo dei media “italici” del secondo dopoguerra?
«I giornali degli
emigranti italiani sono presenti in 60 Paesi e diffondono oltre 100 milioni
di copie all'anno. Cifre interessanti e significative, se si considera il fatto
che tra queste testate ce ne sono alcune che addirittura sono risultate fruttuose
nella raccolta di consenso politico nel 2006 e nel 2008, quando per la prima
volta alla Camera e al Senato sono stati eletti italiani all'estero. E' il caso
di Mariza Antonietta Bafile, figlia di Gaetano Bafile fondatore del giornale
italo venezuelano “
Quali
sono invece i tratti distintivi della stampa degli immigrati in Italia trattati
in un capitolo curato da Elida Sergi?
«La presenza di
forti collettività di immigrati seppur non concentrate sul territorio (fanno
eccezione alcune “isole” cinesi nelle grandi città come Roma e Milano) ha consentito
la nascita di una stampa di discreta e a volte buona fattura con la quale i
vari gruppi etnici intendono rappresentarsi. I pionieri di un fenomeno che presenta
sempre numeri in crescita sono stati i sudamericani, che nel 1998 hanno dato
vita al mensile “Expreso Latino”, a cui sono seguiti un anno dopo i cinesi con
la “La nuova Cina”, gli albanesi con “Bota Shqiptare” e tutti gli altri. Ma
poi ci sono la tv (dal tg di “Stranieri in Italia” in onda su Nessunotv al “Tg
Romania” di Rete7) e il web (“Chinatonw Today” realizzato a via Paolo Sarpi
a Milano va in onda su Youtube). L'idea di base è quella di rafforzare una società
multiculturale come quella italiana degli ultimi decenni». (Marta De Lorenzis-La
Gente d’Italia/