INFORM - N. 140 - 21 luglio 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

“L’Italiano” del 21 luglio 2010 intervista il responsabile per gli Italiani nel mondo del Pdl

On. Di Biagio, com' è viaggiare con Berlusconi?

 

ROMA - Qualche domanda al volo al Responsabile Italiani nel mondo del Pdl

Lei è stato in Brasile assieme al Presidente Berlusconi. Come è stata l’esperienza? Quali sono le sue impressioni sul personaggio visto da vicino?

L’esperienza in Brasile, ha rappresentato senza dubbio un’occasione valida per tastare l’appeal economico del nostro Paese in un contesto in cui  certamente la presenza italiana ha avuto sempre un peso non trascurabile. Ha rappresentato inoltre una cornice importante per poter toccare con mano l’indiscutibile validità politica, ed imprenditoriale del nostro presidente del Consiglio. E credo che i frutti di questa articolata abilità manageriale – soprattutto oltre confine – si colgano costantemente.

E’ vero che anche Lula è diventato suo grande amico?

A Berlusconi bisogna riconoscere il merito di esercitare un forte appeal politico nelle relazioni internazionali, e nei risvolti prettamente industriali e commerciali di queste, siffatta positiva inclinazione si coglie piacevolmente. Con il presidente Lula devo dire che già vi erano state occasioni di costruttivo incontro e scambio di idee e quest’ultima occasione ha contribuito a cementare questa vicinanza e corrispondenza progettuale, che come chiaramente appare, è prima di tutto personale e poi politica.

Ma è vero che Berlusconi ce l’ha a morte con gli italiani nel mondo?

Non credo che una posizione così estrema e allo stesso tempo così bassa possa appartenere al nostro Premier, soprattutto se la si intende rivolgere alle nostre comunità oltre confine  che – come sappiamo – hanno un peso non sottovalutabile sotto il profilo elettorale.

Più che altro parlerei di priorità, tra le quali – ahimè – non ricadono le politiche a sostegno delle nostre comunità.

Io però non vedrei tutto nero. Certamente sono stati apportati dei tagli significativi ai capitoli di spesa del Mae, ma è pur vero che questo orientamento era stato già inaugurato dalle ultime battute del Governo Prodi. Credo invece che questo Governo, avendo inaugurato la legislatura in una fase veramente critica per la situazione economica del Paese e del sistema internazionale, ha inteso soffermarsi su altre urgenze operative e tra queste non vi sono i nostri connazionali. Ma il lavoro che sto portando avanti da circa 2 anni è indirizzato a rimodulare questo approccio e proprio grazie all’insistenza dimostrata nei vari provvedimenti – e parlo soprattutto dei collegati alla finanziaria – qualche cosa siamo riusciti a portarla a casa.

Dicono che lei deve essere cacciato da Responsabile del Pdl nel mondo perché finiano

Cacciare? Chi mi starebbe cacciando o chi si sarebbe proposto di assumere questo “semplice” incarico? Non riesco a comprendere – o forse sono talmente ingenuo da non riuscirlo a cogliere – perché se condivido il pensiero del cofondatore del partito di cui sono membro dovrei lasciare un incarico all’interno dello stesso partito.

Tutto questo è un paradosso.

Forse l’insistenza con cui qualche referente ambisce a sventolare l’urgenza delle mie dimissioni si colloca altrove certamente non nel mio posizionamento accanto al cofondatore, Gianfranco Fini. Probabilmente ci sono delle ventate di protagonismo mal celato e mal espresso che purtroppo rischiano di ritorcersi contro chi le sostiene, considerata la scarsa attenzione che ha accompagnato queste prese di posizione. (L’Italiano/Inform)


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