STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti
Silenzio, solo silenzio sui nostri anziani
BUENOS AIRES -
Pubblichiamo di sotto, una lettera di una nostra lettrice, Patrizia Pavesi,
figlia dell’olimpionico Attilio Pavesi, 99 anni, unico superstite della pattuglia
azzurra alle olimpiadi del
Cosa scrive la figlia del nostro abbonato? Molto semplice. Che mentre da una parte continua a ricevere l’omaggio certamente meritato dei suoi concittadini in Italia (l’ultimo poche settimane fa una medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), invece qui in Argentina è una tra le migliaia di vittime dell’inefficienza e della noncuranza dell’INPS.
Infatti, Attilio Pavesi, 99 anni, è uno degli oltre 5000 pensionati italiani in Argentina che devono recarsi in un ufficio della Western Union, a riscuotere la sua pensione. Purtroppo non è un caso isolato. Quasi tutti i giorni riceviamo telefonate di anziani, (e i casi di novantenni sono vari) o di loro figli che ci raccontano le loro peripezie per poter riscuotere la pensione italiana. Ci dicono della mancanza di informazioni, dei posti insicuri dove si recano a riscuotere la pensione, del cambio che non è conveniente come quando riscuotevano presso l’Itaú, ecc.
Abbiamo già descritto, durante le scorse settimane, cosa significa riscuotere la pensione presso un ufficio della Western Union. Sinteticamente incertezza, disagio e insicurezza. Tutto per poter riscuotere i pochi, ma spesso indispensabili euro che servono a tirare avanti, a vivere gli anni del tramonto con un minimo di dignità.
Tutto per riscuotere quanto hanno guadagnato col loro lavoro, col loro sacrificio. Anche se sono pochi soldi, non è una elemosina, è un diritto.
E’ vero che viviamo in una società in cui gli anziani sono spesso dimenticati, quando non derisi. Come fa in Argentina l’Anses, l’Istituto di previdenza sociale locale, per conto dei successivi governi. Non paga in base ai contributi, paga pensioni misere, non rispetta le sentenze dei tribunali che ordinano di aggiornare le pensione e di pagare gli arretrati. Oltre trecentomila cause si accumulano nei vari tribunali, per cause che spesso durano sette, otto, dieci anni.
Inoltre i fondi dei pensionati sono stati presi dai governi, compreso l’attuale, come cassa per finanziare le loro politiche, mai in favore dei pensionati, mai in favore dei titolari di tali fondi.
Purtroppo da anni l’Argentina è precipitata tra i paesi del terzo mondo, nel senso che manca un minimo di responsabilità civile, di senso dello Stato. La prepotenza, il sopruso dei governi e della burocrazia, non fanno notizia e meno ancora se a subirle sono gli anziani.
L’atteggiamento dell’INPS e della banca (ICBP) alla quale ha affidato l’incarico di pagare le pensioni all’estero però, ci mette in serio imbarazzo. Perché da una parte non è da paese civile scaricare sugli anziani l’onere di verificare in modo selvaggio se sono ancora in vita. E dall’altra ci porta a constatare, ancora una volta, sempre con dolore e con impotenza, che gli italiani all’estero sono per certi uffici della pubblica amministrazione italiana, cittadini di serie B o di serie C. O una scocciatura. O peggio ancora, una categoria che meglio se viene cancellata.
Tutto questo, purtroppo, non è una novità.
Ma non possiamo non coincidere con l’altra parte della lettera di Patrizia Pavesi, che si domanda che cosa stanno facendo i numerosi e svariati nostri rappresentanti, che non spendono una parola sulla iniqua, indignante vicenda.
“Vorrei sapere dove sono i rappresentanti degli italiani all`estero: deputati, senatori, candidati a presidenti, Comites e dirigenti che ci rappresentano, disposti a sollevare polemiche con botta e risposta su argomenti a volte senza importanza. In questi giorni non si sente parlare nessuno, saranno tutti in vacanza? O fanno come lo struzzo e mettono la testa sotto la sabbia?”
Vorrebbero saperlo
tanti anziani italiani pensionati, residenti in Argentina. Vorremmo saperlo
anche noi. Perché sulla vicenda dei nostri anziani pensionati, c’è un silenzio
assordante. (Marco Basti-Tribuna Italiana/
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar