INFORM - N.139 - 20 luglio 2010


SINDACATI

Dalla rivista dello Spi –Cgil “LiberEtà” un’inchiesta sull’assistenza agli anziani

Sono 345mila gli anziani ospitati nelle case di riposo italiane. Lunghe le liste di attesa per un servizio che grava sulle spalle delle famiglie, delle regioni e dei comuni

 

ROMA - Sono 345 mila gli anziani che popolano il mondo parallelo delle case di riposo italiane. Ma come vivono? Quanto spendono? In mano a chi finiscono? A svelarlo è un’inchiesta, appena pubblicata, condotta da LiberEtà, mensile del sindacato dei pensionati italiani  della Cgil. Con questa indagine il sindacato intende mostrare come, in assenza di una legge nazionale, l’assistenza delle persone non autosufficienti si scarichi sulle famiglie e sulle Regioni alle quali, con la manovra, vengono tagliati anche i fondi e i servizi..

L’inchiesta entra subito nel vivo con i dati dei Nas che hanno riscontrato infrazioni nel 25% delle residenze per anziani. Secondo i carabinieri, un quarto delle “residenze per anziani” controllate presenta infatti infrazioni: dal sovraffollamento degli ambienti, alla mancanza delle autorizzazioni, inidoneità delle condizioni di sicurezza, infermieri privi di titolo e in numero carente, somministrazione di alimenti e farmaci scaduti. Nei primi sei mesi del 2010, il Nucleo antisofisticazioni ha avviato controlli su 863 case di riposo: 238 non erano in regola, 371 le infrazioni, 293 le persone denunciate, 16 le strutture chiuse. Nel 2009, su 1.900 controlli, erano state addirittura cento quelle alle quali erano stati posti i sigilli. L’indagine evidenzia inoltre come  secondo un rapporto della Rete per la non autosufficienza, mancando una norma sull’assistenza continuativa che tuteli gli anziani, metà dei costi di degenza vada a carico degli utenti e delle loro famiglie, con conti spesso salati. L’Istat indica il costo complessivo dell’assistenza residenziale in Italia in 6,3 miliardi di euro, di cui almeno tre miliardi a carico delle famiglie e la restante parte a carico delle Regioni e dei Comuni. Ogni assistito mediamente si fa carico di una retta mensile di 900-1.200 euro al mese, con notevoli variazioni di costi e di servizi offerti. Nonostante il giro d’affari, il 50% dei centri ha liste d’attesa lunghissime e i comuni hanno sempre meno soldi in cassa.

Dalla ricerca emerge inoltre sia una spesa annua per le badanti da parte delle famiglie italiane tra 12 a 16 miliardi di euro l’anno, sia una massiccia presenza dei grandi gruppi nell’ambito dei presidi residenziali. In Italia il 38% dei presidi residenziali è pubblico (comuni, ma anche ex Ipab), il 43% è gestito dal no profit (fondazioni, cooperative, enti religiosi), il 18% da imprese private. In Lombardia ad esempio appena il 16% delle strutture è pubblico, mentre i tre quarti sono in mano agli enti no profit. In Veneto le Ipab diventeranno presto delle società aperte ai privati. All’opposto Emilia Romagna, ma anche Friuli, Toscana e Marche. Per quanto riguarda le tendenze complessive risulta che il mercato privato, capitanato dai grandi gruppi, si sta spostando verso le residenze sociosanitarie che prospettano adeguati guadagni, mentre  “nascono come funghi” piccole case di cura che trovano ragione di essere e traggono origine dalle vecchie opere di carità ed ex Ipab.

Dall’indagine viene infine evidenziata la cattiva situazione dell’offerta di residenze assistite per gli anziani nel sud Italia. La media dei posti letto nelle strutture residenziali è di ventitrè ogni mille anziani. Ma se la Lombardia può ospitare settantamila over 65 in residenze assistite, in Campania appena cinquemila anziani trovano posto. Fatta eccezione per regioni come Emilia Romagna, Veneto e Friuli, più propense a seguire l’esempio degli altri paesi europei, nel resto del paese l’assistenza a domicilio rimane una chimera.(Inform)

 

 


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