QUIRINALE
18 anni fa venivano uccisi a Palermo il giudice antimafia Paolo Borsellino
e gli agenti della scorta
Napolitano: fare piena luce sulle stragi degli anni novanta
ROMA – “Alla esperienza professionale, alla dirittura
morale e all'impegno coraggioso spinto fino all'estremo sacrificio, Paolo Borsellino
affiancava la convinzione che il contrasto alla criminalita'
non si esaurisce nell'opera di repressione, ma richiede un movimento culturale
che promuova, specie nei giovani, crescente fiducia nello stato di diritto.
I risultati conseguiti grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine
vanno integrati da uno sforzo costante e coerente della società civile nell'opporsi
ad atteggiamenti di collusione e indifferenza rispetto al fenomeno mafioso.
altrettanto indispensabile è il convinto e forte sostegno alle nuove indagini
in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi
anni novanta”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un
messaggio inviato ad Agnese Borsellino vedova del giudice Paolo Borsellino ucciso
18 anni fa a Palermo. Nella strage di via D'Amelio persero la vita gli agenti
della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter
Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina ai cui familiari va il “pensiero commosso
e partecipe” del capo dello Stato.
“Con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione
- sottolinea Napolitano - le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena
luce su quegli episodi rispondendo così all'anelito di verità e giustizia che
viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi familiari, è stato colpito negli
affetti più cari, ma nello stesso tempo e più che mai dall'intero Paese”. (