INFORM - N. 138 - 19 luglio 2010


REFERENDUM IN SVIZZERA

Il 26 settembre il quesito sulla revisione dell’assicurazione di disoccupazione

La Cgil aderisce al Comitato a sostegno della consultazione contro la revisione della piattaforma LADI

 

LUGANO – Claudio Pozzetti, responsabile della Cgil per i lavoratori frontalieri e consigliere del Cgie, segnala che il sindacato aderisce al Comitato a sostegno del referendum contro la revisione della LADI, la legge svizzera sull’assicurazione di disoccupazione, previsto nella Confederazione il prossimo 26 settembre.

Il provvedimento, approvato in marzo dal Parlamento svizzero con i voti dei partiti di destra e di centro-destra, prevede un aumento del tasso dei prelievi sui salari a favore dell’assicurazione, per ottenere introiti supplementari, ma anche una corrispondente riduzione delle uscite.

Fra le misure principali, il prolungamento a 120 giorni del tempo di attesa per accedere alle indennità di disoccupazione per i giovani che terminano gli studi o il tirocinio, la riduzione delle stesse al 70% del salario per i giovani che non hanno figli a carico e l’obbligo di accettare anche un lavoro inferiore alle qualifiche professionali maturate.

“Si tratta di una revisione iniqua – si legge nella nota sindacale emessa in proposito - che invece di combattere la disoccupazione penalizza in modo importante i disoccupati”.

Tra le motivazioni principali per il no alla revisione, il Comitato rileva che “quando si perde il proprio lavoro, si ha bisogno di una buona assicurazione che permetta di trovare un altro impiego di qualità”. “La Svizzera è uno dei paesi dove la protezione contro il licenziamento è tra le più deboli, dunque diventa ancora più indispensabile avere un’assicurazione solida - prosegue la nota, che indica come soggetti più colpiti dal provvedimento “i lavoratori anziani, le donne e soprattutto i giovani che saranno obbligati ad accettare qualsiasi lavoro”.

“A cosa serve investire in una buona formazione – si chiede il Comitato - se alla fine non c'è nessuna prospettiva professionale?”

Il Comitato si impegnerà “in modo particolare, per far conoscere alle cittadine e ai cittadini ticinesi le reali implicazioni che l’adozione della revisione in questione comporterà per le persone che perdono il lavoro, ma anche per evidenziare le ricadute finanziarie negative che saranno messe a carico del Cantone e dei comuni”. Se il provvedimento dovesse essere confermato “il Ticino subirà il diktat della Svizzera tedesca, - aggiunge il comunicato - che rifiuta di tenere conto del differente tessuto economico delle nostre regioni”.

Il Comitato – che segnala come la raccolta firme per l’indizione del referendum si sia rivelata un successo - ha ricevuto sino ad oggi l’adesione dei seguenti partiti e associazioni: USS, Comedia, Garanto, SEV, Sind. Comunicazione, SSM, Unia, VPOD, Organizzazione Cristiano Sociale, SIC, SIT, ACLI, Associazione Svizzera Inquilini, Coordinamento donne della sinistra e Partito Socialista. (Inform)


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