STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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Oggi, domani sarà troppo tardi
CARACAS - Da sospetto a certezza. Storia di una morte annunciata? In un certo senso, parafrasando il nobel colombiano e mantenendo ovviamente le dovute distanze, sì. Il capitolo di spesa destinato agli italiani all’estero subirà una ulteriore decurtazione. Quel che era, quindi, un dubbio è ora una incontestabile realtà. Se qualcuno, come il “Candido” di Voltaire, era ancora votato all’ottimismo, non può che prendere atto della propria ingenuità. A risvegliarlo e ad obbligarlo a mettere i piedi a terra è stato il sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel mondo, Alfredo Mantica.
Il sottosegretario Mantica, nella recente due-giorni della Presidenza del Cgie, ha ribadito a chiare lettere, e con una sincerità inconsueta nel mondo politico, che la razionalizzazione della spesa è l’obiettivo principale del governo Berlusconi. Quindi, non potranno essere soddisfatte le richieste di integrazione tese a mantenere inalterate, rispetto al 2009, quelle risorse destinate agli interventi sui corsi di lingua italiana e cultura, e lo stesso vale per l’assistenza diretta.
Si avanza l’ipotesi di un taglio del 10 per cento. Ma questo, allo stato dei fatti, potrebbe anche essere maggiore. Sarà una decurtazione, come ha fatto notare l’on. Marco Fedi, eseguita “senza una vera strategia di riforme e soprattutto con la peggiore linearità che ha contraddistinto l’azione del Governo”. In altre parole, senza prendere in considerazione le realtà delle nostre comunità all’estero. Parole dure, quelle dell’on. Fedi, che riflettono una spiacevole realtà.
Si tratta, quindi, di stringere la cinghia; di stringere ulteriormente la cinghia. Denaro per gli italiani all’estero ve ne sarà ancor di meno. Così, all’inflazione galoppante che caratterizza ormai l’economia venezuelana, e che obbliga a sacrifici e privazioni; alla disoccupazione, che colpisce soprattutto i giovani, dovrà sommarsi il taglio al capitolo di spese riferito alle nostre comunità; una decurtazione che renderà senz’altro più complesso e delicato il lavoro del Consolato. Tra l’incudine ed il martello, dovrà trovare il giusto equilibrio tra le esigenze della nostra Collettività e le risorse a sua disposizione. Qualunque iniziativa sarà irta di difficoltà, poiché dovrà reperire in seno ad una Collettività già depauperata dalla recessione e dalla politica economica che castiga l’imprenditorialità privata, i fondi necessari se non a mantenere il livello attuale dei servizi almeno sufficienti a colmare le tante lacune che la decurtazione provocherà all’assistenza diretta.
Le fasce più deboli delle nostre comunità saranno nuovamente quelle piú colpite. Sono stati ridotti ulteriormente i fondi per l’assistenza, indispensabili per sostenere i connazionali che nella vita hanno avuto meno fortuna; è diminuito il patrimonio orientato alla diffusione della nostra lingua e cultura, con riflessi negativi sulla formazione delle nuove generazioni; ed è stata castigata la stampa libera e indipendente. Ai media è stata imposta la peggiore delle censure: quella economica.
Nella Madrepatria si lesina nel capitolo di spese destinato agli italiani fuori d’Italia che, con una buona dose di cinismo e demagogia, vengono definiti come “i migliori ambasciatori all’estero”. Ma, poi, si permette che, come documenta con dovizia di particolari il collega Sergio Rizzo del Corriere della Sera, sfuggano alla finanza ben 300 miliardi di euro di imponibile. Risultato? Vedere sfumare incassi per almeno, se non oltre, 100 miliardi di euro. Detto in altre parole, si tratta di una volta e mezzo la somma che l’Italia paga ogni anno per interessi sul suo gigantesco debito pubblico. Così, guarda caso, mentre cresce il numero dei nulla tenenti ed i cittadini con social-card - il 47 per cento degli italiani - che guidano Porche e trascorrono le loro vacanze in lussuosissime ville a Ponte Corvo, Capri o Positano, si riducono i fondi all’assistenza diretta per chi risiede all’estero e sbarca il lunario tra mille difficoltà. Non solo, si mette anche in discussione l’impianto della nostra rappresentanza, che pure va rivisto, migliorato e adeguato alle nuove realtà; e non si danno risposte definitive alla questione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia o a quella dell’esonero Ici per gli italiani all’estero.
Si negano a chi vive al di là delle frontiere le risorse adeguate all’assistenza, alla cultura, all’informazione. Eppure, l’Italia continua a ricevere il frutto del lavoro degli emigranti, oggi sotto forma di pensione. Ed infatti, sono tanti i cittadini italiani che hanno maturato il proprio vitalizio in Germania, in Belgio, in Svizzera o in Francia. E lo ricevono in Italia, dove sono tornati dopo una vita di sacrifici. Sono milioni di euro, forse migliaia di milioni. Comunque, somme assai ragguardevoli.
Probabilmente,
anzi, sicuramente a risolvere il problema ci penserà Madre Natura. Poco a poco
i nostri pionieri ci lasceranno. E’ la legge della vita. Sono persone che hanno
bisogno oggi della solidarietà della Madrepatria. Ed è oggi, non ci stancheremo
mai di dirlo, che la collettività deve organizzarsi e far sentire la propria
voce. Domani purtroppo sarà inutile. Sarà troppo tardi. (Mauro Bafile-La Voce d’Italia/