STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
Da “America Oggi”
Bersani a New York. Stasera a Brooklyn l’incontro con
la comunità. Il segretario Pd tenta Bossi con le “larghe intese”
NEW YORK. Nessun "patto delle sardine", almeno
per ora, come quello che nel '
Davanti alle tensioni nella maggioranza, il Partito Democratico
prova ad assumere l'iniziativa politica e a disegnare scenari futuri.
Prima di venire qui negli Stati Uniti, Bersani ha incontrato
Luca Cordero di Montezemolo, da tempo in predicato di scendere nell'agone politico.
E, durante una pausa dei lavori a Montecitorio, il leader Pd avrebbe avuto un
lungo colloquio con il Senatur (che in serata conferma
un incontro in Aula ma non il tema delle larghe intese). Tra i due da tempo
c'é feeling, forse anche per le comuni origini nordiche, ed il leader del Carroccio
si schierò apertamente per l'ex ministro in occasione della sfida per la leadership
all'ultimo congresso del Pd. Nel faccia a faccia, Bersani avrebbe usato la parola
magica della Lega, il federalismo, per convincere Bossi che le elezioni non
sarebbero la via maestra in caso di crisi di Berlusconi. Meglio un governo tecnico
a tempo che metta insieme le opposizioni e le forze responsabili della maggioranza.
E non a caso la riforma federalista è anche nell'agenda di un eventuale esecutivo
di larghe intese "con un nuovo premier", ipotizzato oggi da Massimo
D'Alema al Corriere e rilanciato di nuovo in serata in un'intervista pubblica
a Forlì. "La mia - ha detto - penso che sia una proposta seria che parla
a chi ha a cuore il futuro dell'Italia. Con la speranza - ha aggiunto forse
pensando a Bossi - che ci sia ancora nella politica italiana qualcuno che, al
di là delle risse da cortile, si preoccupa del futuro del nostro paese. Penso
che ci rifletteranno". Insomma, spiega l'ex ministro degli Esteri, oggi
all'Italia serve un governo di transizione, "legato ad obiettivi precisi,
la legge elettorale e la realizzazione di un compromesso ragionevole tra nord
e sud in materia di federalismo". Anche se, per lealtà di coalizione, il
Senatur scandisce: "ma quali intese! Siamo noi e Berlusconi.
Così abbiamo iniziato e così continuiamo". Ma a dare corpo al canto delle
sirene si affianca, al federalismo, la riforma elettorale che spingerebbe molti
a puntare su un governo tecnico.
Il leader dell'Api Francesco Rutelli ha rilanciato con
due disegni di legge il modello tedesco, da sempre preferito dall'Udc e che
non dispiace alla Lega.
L'ex leader Dl garantisce che il tedesco piace a molti
democratici ma in realtà la situazione, all'ombra del Pd, é più complessa. Con
estimatori, come Massimo D'Alema, e critici feroci, come Walter Veltroni e Dario
Franceschini. Che, infatti, condivide l'analisi di
D'Alema ma mette l'accento sul fatto che questo governo di scopo potrebbe "consegnare
l'Italia ad un bipolarismo normale ed europeo". E la riforma elettorale,
oltre alla possibilità di un'alleanza quando si tornerà alle urne, sarebbe l'argomento
con cui il Pd tenta di superare l'ostilità di Antonio Di Pietro per governi
di larghe intese. Che per ora resta ufficialmente critico: "Le larghe intese
se le facessero loro: i cambia-bandiera della maggioranza
e quella parte finta dell'opposizione".
Questa sera, infine, il segretario del Pd incontrerà
alle 7 la comunità italiana di New York presso la società San Cono di Teggiano a Brooklyn. E' questo il primo incontro tra il segretario
del Pd e la nostra comunità. (America Oggi, 16 luglio /