INFORM - N.137 - 16 luglio 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “America Oggi”

Bersani a New York. Stasera a Brooklyn l’incontro con la comunità. Il segretario Pd tenta Bossi con le “larghe intese”

 

NEW YORK. Nessun "patto delle sardine", almeno per ora, come quello che nel '94, a casa del Senatur, segnò la fine del primo governo Berlusconi e la nascita del governo tecnico, guidato da Lamberto Dini. Ma, 16 anni dopo, il Pd riprova a tentare Umberto Bossi: in un incontro alla Camera, nelle scorse settimane, Pier Luigi Bersani avrebbe spiegato al leader del Carroccio che, in caso di caduta di governo, un esecutivo di larghe intese permetterebbe alla Lega di portare a casa il federalismo oltre ad una riforma delle legge elettorale, sconfessata come una "porcata" dallo stesso Calderoli.

Davanti alle tensioni nella maggioranza, il Partito Democratico prova ad assumere l'iniziativa politica e a disegnare scenari futuri.

Prima di venire qui negli Stati Uniti, Bersani ha incontrato Luca Cordero di Montezemolo, da tempo in predicato di scendere nell'agone politico. E, durante una pausa dei lavori a Montecitorio, il leader Pd avrebbe avuto un lungo colloquio con il Senatur (che in serata conferma un incontro in Aula ma non il tema delle larghe intese). Tra i due da tempo c'é feeling, forse anche per le comuni origini nordiche, ed il leader del Carroccio si schierò apertamente per l'ex ministro in occasione della sfida per la leadership all'ultimo congresso del Pd. Nel faccia a faccia, Bersani avrebbe usato la parola magica della Lega, il federalismo, per convincere Bossi che le elezioni non sarebbero la via maestra in caso di crisi di Berlusconi. Meglio un governo tecnico a tempo che metta insieme le opposizioni e le forze responsabili della maggioranza. E non a caso la riforma federalista è anche nell'agenda di un eventuale esecutivo di larghe intese "con un nuovo premier", ipotizzato oggi da Massimo D'Alema al Corriere e rilanciato di nuovo in serata in un'intervista pubblica a Forlì. "La mia - ha detto - penso che sia una proposta seria che parla a chi ha a cuore il futuro dell'Italia. Con la speranza - ha aggiunto forse pensando a Bossi - che ci sia ancora nella politica italiana qualcuno che, al di là delle risse da cortile, si preoccupa del futuro del nostro paese. Penso che ci rifletteranno". Insomma, spiega l'ex ministro degli Esteri, oggi all'Italia serve un governo di transizione, "legato ad obiettivi precisi, la legge elettorale e la realizzazione di un compromesso ragionevole tra nord e sud in materia di federalismo". Anche se, per lealtà di coalizione, il Senatur scandisce: "ma quali intese! Siamo noi e Berlusconi. Così abbiamo iniziato e così continuiamo". Ma a dare corpo al canto delle sirene si affianca, al federalismo, la riforma elettorale che spingerebbe molti a puntare su un governo tecnico.

Il leader dell'Api Francesco Rutelli ha rilanciato con due disegni di legge il modello tedesco, da sempre preferito dall'Udc e che non dispiace alla Lega.

L'ex leader Dl garantisce che il tedesco piace a molti democratici ma in realtà la situazione, all'ombra del Pd, é più complessa. Con estimatori, come Massimo D'Alema, e critici feroci, come Walter Veltroni e Dario Franceschini. Che, infatti, condivide l'analisi di D'Alema ma mette l'accento sul fatto che questo governo di scopo potrebbe "consegnare l'Italia ad un bipolarismo normale ed europeo". E la riforma elettorale, oltre alla possibilità di un'alleanza quando si tornerà alle urne, sarebbe l'argomento con cui il Pd tenta di superare l'ostilità di Antonio Di Pietro per governi di larghe intese. Che per ora resta ufficialmente critico: "Le larghe intese se le facessero loro: i cambia-bandiera della maggioranza e quella parte finta dell'opposizione".

Questa sera, infine, il segretario del Pd incontrerà alle 7 la comunità italiana di New York presso la società San Cono di Teggiano a Brooklyn. E' questo il primo incontro tra il segretario del Pd e la nostra comunità. (America Oggi, 16 luglio /Inform)

 

 

 


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