INFORM - N.137 - 16 luglio 2010


IMMIGRAZIONE

Presentato a Roma il libro “Africa – Italia. Scenari migratori”

Dal Dossier Statistico Immigrazione- Caritas /Migrantes una fotografia senza luoghi comuni della realtà africana e dei flussi migratori verso l’Italia

 

ROMA – E’ stato presentato a Roma, presso la sala conferenze del Monte dei Paschi di Siena, il libro, realizzato dalla redazione del “Dossier Statistico Immigrazione” Caritas /Migrantes, dal titolo “Africa – Italia. Scenari migratori”. Questo Rapporto, pubblicato dalle Edizioni Idos, è stato realizzato con il contributo del Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi Terzi e del ministero dell’Interno italiano. Il volume  prende spunto dal viaggio organizzato nel febbraio 2010 dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes a Capo Verde per studiare le molteplici problematiche del continente africano e approfondire i flussi migratori con l’Italia insieme ai rappresentanti di organizzazioni sociali e di ricerca, italiani e africani.

Dal Rapporto, che nel corso della presentazione è stato illustrato da Maria Paola Nanni, della redazione centrale del Dossier Statistico Immigrazione, si evidenzia come gli abitanti dell’area subsahariana, dove è concentrato circa un ottavo della popolazione della terra (più di 800 milioni di persone), dispongano solo del 2,1% della ricchezza mondiale con un reddito pro-capite 20 volte inferiore a quello dell’Unione Europea. Dal volume emerge inoltre come il fenomeno migratorio africano sia caratterizzato sia da spostamenti forzati e volontari interni al continente, sia dalla ricerca di una vita migliore presso i paesi più industrializzati. Ad esempio sono quasi 5 milioni gli africani negli Stati membri dell’UE, di cui circa un quinto abitano in Italia. Gli africani nel nostro paese erano, all’inizio del 2009,  il  22,4% dei titolari di permesso di soggiorno . Si tratta di 871.128 persone, su 3.891.295 cittadini stranieri residenti. Una stima che si avvicina al milione se si considerano le posizioni in attesa di registrazione anagrafica. Le collettività africane più numerose presenti in Italia sono la tunisina (oltre 100mila residenti), l’egiziana (quasi 75.000) e la senegalese (quasi 70.000). Gli africani in Italia vivono nei due terzi dei casi (66,3%) in quattro regioni: Lombardia (29%), Emilia Romagna (14,8%), Piemonte (10,2%) e Veneto (12,3%).

Dal libro emerge inoltre come oltre mezzo milione di persone originarie del continente africano siano attualmente inserite come lavoratori dipendenti nel sistema produttivo italiano, costituendo quasi un quinto (17,6%) del totale degli occupati nati all’estero registrati dall’Inail.  La situazione è piuttosto dinamica anche sul piano dell’iniziativa imprenditoriale, che vede gli africani, con 61.323 posizioni su 185.466 titolari d’impresa stranieri censiti a maggio 2009, incidere per un terzo sull’insieme degli imprenditori stranieri, con i marocchini che costituiscono la collettività più rappresentata. La nota dolente è la scarsa incidenza delle donne: appena l’11,3% tra gli africani imprenditori, fatta eccezione per le nigeriane (53,2%). La stabilizzazione degli immigrati africani in Italia viene anche evidenziata dalla crescita delle seconde generazioni e dalle nascite di bambini africani che nel 2008 sono stati quasi 25.000.

“Questo libro – ha spiegato Franco Pittau del Dossier Statistico – ci permette di capire sul serio l’Africa. L’avere studiato per una settimana sul posto con tanti africani ci ha aiutato ad andare al di fuori dei luoghi comuni e a usare pochi aggettivi per mostrare problemi e prospettive reali. Passo dopo passo abbiamo quindi imparato concretamente cosa sia l’Africa. In questo bel libro, - ha proseguito Pittau - che offre 50 capitoli realizzati da 80 autori, il lettore potrà spaziare  fra numerose tematiche che vanno dall’economia alla demografia, dalla comunicazione alle materie prime e al commercio, dall’immigrazione alla cooperazione allo sviluppo, dalle rimesse degli immigrati alla cultura e alla diversità religiosa”.

Dal canto suo Angelo Malandrino, direttore centrale del ministero dell’Interno per le Politiche dell’Immigrazione e Asilo, ha sottolineato la necessità di portare avanti, al fine di facilitare l’integrazione degli stranieri nel nostro paese, progetti di riqualificazione professionale per gli immigrati che perdono il lavoro. Malandrino ha anche evidenziato come a tutt’oggi gli atteggiamenti ostili in Italia nei confronti degli immigrati siano in calo. “L’opinione pubblica, conoscendo più da vicino il fenomeno – ha precisato Malandrino -, si è resa conto che non possiamo che trarne  vantaggi per il nostro paese e per gli altri paesi europei, per cui l’allarme sociale generato dalle paure, grazie ai processi d’integrazione va  riducendosi”. Anche Josè Eduardo Barbosa, ambasciatore di Capo Verde in Italia, si è soffermato sui vantaggi dell’immigrazione che, nell’attuale mondo globalizzato, appare in primo luogo come una risorsa. Barbosa, dopo aver precisato che i flussi migratori vanno gestiti, ha auspicato la stipula fra l’Italia e Capo Verde di un accordo volto a sviluppare, come già avviene con la Francia ed il Portogallo, efficienti collaborazioni bilaterali in questo complesso settore.   

Dopo l’intervento del consigliere aggiunto del Comune di Roma per l’Africa Victor Emeka Okeadu, che ha sottolineato la necessità di lavorare per evitare che la mobilità africana non si trasformi in mero sfruttamento e per dare adeguata rappresentanza agli immigrati nella società civile e nelle istituzioni italiane, Sthephen Emejuru, mediatore del Forum per l’Intercultura, ha auspicato la concessione della cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati in Italia. Emejuru ha anche ricordato che la partecipazione è l’unico modo per far sentire gli immigrati integrati.

“O crediamo che il mondo è di tutti – ha affermato Padre Claudio Crimi, già missionario in Africa per il Centro Acse - o niente cambierà. Bisogna ricordare che l’altro non è un nemico e solo incontrandolo e parlando con lui vi potrà essere un progresso”.     

Denis Kibangu Malanda della Migrantes, direttore diocesano di Tivoli,  ha auspicato un ruolo di mediazione della Chiesa anche nell’esperienza attuale dell’incontro dell’Africa con l’Occidente, ed in particolare con l’Italia. Secondo Malanda il mondo globalizzato deve aprirsi ad una visione multiculturale della vita.

Il direttore della Caritas diocesana di Roma Enrico Feroci ha ricordato il carattere internazionale, interculturale, imprenditoriale e interreligioso della capitale. “Usiamo sempre più il termine globalizzazione – ha aggiunto Feroci - ma non pensiamo che gli immigrati che incontriamo siano l’espressione più umana di questa globalizzazione. Il futuro del nostro Paese è legato non solo alle nostre esportazioni ma anche alla venuta degli immigrati a sostegno del mercato del lavoro. Ci sono complessità e problemi, però l’immigrazione rimane sostanzialmente un’opportunità. Le nostre città – ha aggiunto Feroci - devono essere interculturali.  Un traguardo da raggiungere, che non sempre è proposto e non da tutti viene conseguito”.

Dal canto suo Fabrizio Cavalletti, responsabile dell’Ufficio Africa della Caritas Italiana ha sottolineato come in questi anni gli interventi nel continente africano della struttura religiosa siano stati portati avanti in un’ottica di cooperazione volta all’accompagnamento delle comunità sul posto. “Non ci siamo mai sostituiti – ha spiegato Cavalletti - alle collettività locali che vanno aiutate ad essere protagoniste del loro sviluppo, ovvero a promuovere interventi che consentano alle persone di rimuovere le cause della povertà”.  

“L’Africa - ha affermato a conclusione dell’incontro Padre Giulio Albanese, direttore della rivista ‘Popoli e Missione’ - non è solo inserita appieno nel mondo del villaggio globale, ma ha anche con l’Europa e l’Italia un destino comune. L’Africa – ha proseguito Albanese - non è povera ma è impoverita, e questo perché l’intero continente, che ha ricchezze minerarie a non finire ed ha la straordinaria risorsa delle sue popolazioni, è purtroppo ancora oggi, per una serie di circostanze, terra di conquista”. Albanese ha infine sottolineato la necessità di affermare la dignità di un’Africa che ha diritto di esistere. (Goffredo Morgia – Inform)   

 

 


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