RASSEGNA STAMPA
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Napolitano: è responsabilità di tutti ridurre
il debito e consolidare il bilancio
Il Capo dello Stato: “La Carta si può cambiare,
ma l’impianto non si può toccare”
UDINE - La globalizzazione è un «fiume grande e tumultuoso» che può inghiottirci tutti, da Nord a Sud, se non sappiamo tenere dritta la barra del rigore dei conti, della coesione e dell’unità nazionale. Toni pacati, quelli del Presidente della Repubblica, ma messaggio chiaro, soprattutto in tempi di manovre straordinarie e rinascita di interessi locali. A tutti (forze politiche, componenti geografiche, caste grandi e piccole) Giorgio Napolitano lancia un altolà: «se non sappiamo mantenere la coesione nazionale rischiamo di perderci nel fiume della globalizzazione». Concetto in sè già espresso altre volte, ma oggi declinato con schiettezza maggiore del solito. Vuol dire: uniti ce la facciamo, divisi da egoismi di cortile finiamo polverizzati. Non è davvero nell’interesse di nessuno. Quella del Capo dello Stato è la conclusione di un ragionamento legato tanto ai principi fondamentali della Costituzione quanto alla stringente attualità politica ed economica.
Napolitano si incontra con il sindaco del capoluogo friulano, Furio Honsell, nella sede del comune. Un Comune, gli ricorda Honsell dopo aver elencato i suoi pregi di garante della Costituzione del 1948, le cui libertà civiche sono più antiche della Magna Charta di Re Giovanni Senzaterra. Ma il precedente storico da cui parte il Presidente è un altro: Udine fu la città che resse, più di ogni altra, l’urto degli austriaci nella Grande Guerra. Il conflitto si concluse «con il rafforzamento dell’Unità nazionale», i cui 150 anni ora si vanno a festeggiare. Anzi, «siamo già in pieno svolgimento» e quindi è bene capire il senso e la portata di quello che avvenne. Soprattutto, questo, in tempi più che delicati, di crisi e ristrettezze. «È una fase difficile per le economie di tutta Europa», sottolinea Napolitano. Occorrono «misure straordinarie che si debbono adottare per il consolidamento dei bilanci pubblici». Tutti gravati, ma in Italia in modo particolare, dall’enorme «fardello del debito». Un macigno da rimuovere con un approccio «deciso», che non ammette tentennamenti o furberie.
Certo, ammette il Capo dello Stato, sui modi e le maniere di raggiungere l’obiettivo «la discussione è sempre aperta», ed il Quirinale non entra in un campo non suo. Ma deve essere chiaro che «non possiamo sottrarci in alcun modo a questo dovere».
Usa il plurale, Napolitano, ad indicare che tocca a tutti, ma proprio a tutti, fare qualcosa con spirito di squadra: «parti politiche e geografiche». Parole che pronunciate nel cuore del Nord-Est, assumono un significato netto. Soprattutto se pronunciate da chi, in passato, non ha avuto remore a strigliare il Meridione quando, invece di rimboccarsi le maniche di fronte alle emergenze come fecero i friulani in occasione del terremoto del ’76, danno prova di non saper guardare al futuro.
Invece proprio
di «lungimiranza» c’è bisogno, quella capacità di guardare lontano che ha ispirato
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