INFORM - N. 135 - 14 luglio 2010


MONDIALI DI CALCIO

Da “Gente d’Italia”, edizione Sud America

C’è anche un po’ d’Italia nella Celeste uruguayana

 

MONTEVIDEO - S’è fermato il Paese. Celeste è il cielo, Celeste è il cuore dell’Uruguay, Celeste è la festa. Gonfio d’orgoglio, il Paese è impazzito. La Celeste abbracciata e festeggiata come se il titolo di campione del mondo l’avesse conquistato lei. Grande sorpresa e splendida protagonista in Sudafrica, il Mondiale a suo modo l’ha vinto davvero. Quarta potenza al mondo, quanto basta e avanza a provocare il delirio nel Paese. Caroselli, cortei, processioni. Il Maestro e i suoi allievi, il gruppo al completo, per ore in giro per la capitale. Il pullman bloccato ad ogni angolo di strada, la sfilata dei reduci sembrava non finisse mai , scrive Franco Esposito su Gente d’Italia quotidiano delle americhe diretto da Mimmo Porpiglia 

Fiesta Uruguay. Grande festa, che è anche un pizzico italiana. Un po’ le appartiene. Cuore immenso ha mostrato la Celeste in Sudafrica, e alla straordinaria produzione di emozioni hanno contribuito gli uruguaiani d’Italia. Quelli che hanno anche il passaporto italiano: Fernando Muslera, Diego Lugano, Andres Scotti, Edinson Cavani, Ignacio Maria Gonzalez Gatti detto Nacho Uruguagi doc, nipoti o  figli di italiani. Emigranti che cercarono un’esistenza migliore a Montevideo e dintorni. Arrivò da Maranello, il regno della Ferrari, il nonno di Edinson Cavani, in gol al Mondiale nella finalina con la Germania.

Ventitré anni, di Salta, sposato giovanissimo con Maria Soledad, ex studentessa alla facoltà di chimica farmaceutica, potrebbe lasciare il Palermo. Anche in virtù del passaporto italiano che lo definisce comunitario a tutto tondo. Una carta di credito che permette un ventaglio di opzioni. Ovvero un trasferimento miliardario, da scegliere tra Inter, Wolfsburg e Manchester City. Dove lavora come allenatore Roberto Mancini. “Questo ragazzo, Cavani, alla sua terza partita in Italia, è venuto a San Siro a fare la guerra con tipacci come Samuel e Materazzi. Mi ha impressionato. Un giorno sarei felice di allenarlo”. Un uomo-mercato, Cavani l’atleta di Cristo.

Festa uruguaiana commuove anche quelli della Celeste che hanno il cuore a metà. Nel senso che un ventricolo è italiano, per via dei padri e del doppio passaporto. Diego Lugano, il capitano, il passaporto italiano ce l’ha, ma le sue origini sono leggermente svizzere. I suoi partirono infatti dal Canton Ticino, zona di grandi migrazioni nell’800. Lugano è il nome di una città svizzera molto italiana. Difensore centrale di peso e di personalità, un gigante in tutti i sensi, il carismatico capitano è stato spesso sul punto di arrivare in Italia. Molte squadre l’hanno circuito, nessuna però è riuscita a schiodarlo dal Brasile e dalla Turchia. Lugano l’italiano ha giocato a San Paolo, adesso è al soldo del Fenerbahce.

Visto Fernando Muslera piangere come un bambino. Emozionato, commosso alla festa dell’Uruguay. Portiere della Celeste in forza alla Lazio, grandioso protagonista fino alla semifinale con la Germania, solitamente sparge lacrime per i film cominci. Se la risata da cinema è forte, il pianto diventa irrefrenabile. Da uruguaiano e italiano sorride felice Andres Scotti, 35 anni, esperienza e scaltrezza, l’altro gigante della difesa. L’Italia, chissà perché, non ha mai cercato questo autentico globetrotter del pallone. Nato calciatore nell’Indipendiente Trinidad, Scotti ha giocato in ogni pizzo del mondo, lui dal cognome italianissimo, limpide le origini campane: Wanderes, Nacional, Huachipato Cile, Argentinos Junior, e il Rubin Kazan, Russia. Miglior difensore di quel particolarissimo campionato. L’italiano Scotti è in forza al Colo Colo, il club più titolato del Cile.

Passaporto italiano, ma il cuore? Intanto, l’esultanza, da uruguiano puro. Ignacio Maria Gonzalez, per tutti Nacho. Centrocampista di talento, titolare però di una carriera segnata da infortuni importanti. In Francia, con la camiseta del Monaco, firmò un gol storico al Marsiglia. Il gol del 2-3 al Velodrome marsigliese, uno sballo per i tifosi monegaschi. Poi, il Newcastle, Inghilterra. In Spagna, al Valencia, l’infortunio più grave. Nel cuore del difficoltoso recupero fisico fu offerto gratis all’Inter. Sembrava fatta, poi non se ne fece niente. Nacho si è rifatto la bocca e gli occhi con l’impresa della Celeste in Sudafrica.  (Franco Esposito-La Gente d’Italia/Inform)


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