INFORM - N. 134 - 13 luglio 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Un articolo di Silvana Mangione

Il rinvio delle elezioni del Cgie e dei Comites

In mille da Vancouver: antidemocratico impedire il rinnovo delle rappresentanze degli italiani all’estero

 

Quasi mille persone, intervenute all’incontro con la Commissione Continentale Anglofona del CGIE nel Centro Culturale Italiano di Vancouver, si sono unite alla protesta contro il secondo rinvio delle elezioni di Com.It.Es. e CGIE. Nel documento finale, approvato all’unanimità, gli Anglofoni hanno definito il rinvio: “un grave vulnus all’esercizio primario della democrazia, vale a dire quello di adire alle elezioni al termine del mandato naturale di qualsiasi organismo di rappresentanza”.

La protesta è stata condivisa dai rappresentanti dei giovani, dei Com.It.Es. e degli Intercomites dei quattro Paesi – Australia, Canada, Stati Uniti e Sud Africa. Sono stati i giovani a proporre l’idea di lanciare un referendum abrogativo della norma che sancisce il rinvio e la Commissione ha adottato, sempre all’unanimità, il loro suggerimento.

La Commissione è anche decisa a chiedere direttamente al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, quali sono le politiche del Governo in carica per gli italiani all’estero. Infatti è chiaro che i Consiglieri dei Paesi anglofoni extraeuropei del CGIE non sentono più protette le proprie istanze dal sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, il quale non perde occasione per minimizzare i rappresentanti delle comunità, dall’associazionismo ai Com.It.Es., al CGIE, privilegiando invece soltanto alcuni parlamentari eletti all’estero, i quali sembrano essere stati cooptati in un movimento distruttivo di tutto quanto si è faticosamente costruito dal 1985 in poi. Unanime anche il consenso nel rigettare l’impianto della riforma Tofani di Com.It.Es. e CGIE, nonché la stessa idea della necessità di una riforma dei Com.It.Es.. Il CGIE andrà sì riformato, ma soltanto dopo che le riforme istituzionali e costituzionali avranno chiarito la fine che faranno i parlamentari eletti all’estero. Si considera infatti del tutto irresponsabile modificare una legge per mettere il CGIE al servizio di parlamentari il cui numero, provenienza, compiti ed esistenza stessa potrebbero essere completamente cambiati, se non cancellati del tutto.

Inoltre, la chiusura di consolati quali Detroit, Durban e Brisbane costituisce un gravissimo errore di pianificazione dal punto di vista dell’espansione economica e commerciale dell’Italia. Quanto a Filadelfia e Adelaide, le loro ragioni di sopravvivenza attengono più alla comunità e sono ben sostenute dal deputato eletto a Filadelfia nella compagine di Governo e dal senatore e l’onorevole eletti in Australia. Tuttavia, tutti e cinque i nostri Consolati, che insistono su aree grandi quanto e più dell’Italia, nelle quali gli italiani sono distribuiti capillarmente devono rimanere aperti, accettando i suggerimenti di risparmio definiti dalle comunità locali.

In una di quelle contraddizioni così spesso presenti nella gestione della res publica, ma non perciò maggiormente spiegabili, questo governo sta seguendo pedissequamente un piano di chiusure predisposto dalla Amministrazione non si sa quanti anni fa, né da chi, in base a valutazioni che con la realtà attuale non hanno nulla a che fare. Storia e attualità normalmente non coincidono né convivono molto bene.

Riaprano, l’Amministrazione e il Governo, gli occhi all’attualità degli interessi dell’Italia e anche i nostri saranno implicitamente difesi.  (Silvana Mangione*-Inform)

* Vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei


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