INFORM - N. 132 - 9 luglio 2010


COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

A Milano il 12-13 luglio, secondo Forum Economico e Finanziario per il Mediterraneo

Intervista dell’Eurispes a Luca Zaia, presidente della Regione Veneto

 

ROMA - In vista del II Forum Economico e Finanziario per il Mediterraneo, in programma a Milano il prossimo 12-13 luglio, l’Eurispes ha intervistato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, con delega alle relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo.

Di seguito, si riporta in versione integrale il testo dell’intervista che ha approfondito 5 tematiche specifiche: La Regione Veneto e la politica euromediterranea; La Comunità Alpe Adria e il progetto di Macroregione Adriatico-Ionica; Proposte, progetti per il Forum; Il progetto di riconversione del polo di Porto Marghera; Le specializzazioni del territorio veneto.

C’è un contributo specifico riferito all’area mediterranea – in termini di progetti, programmi, azioni - che la Regione intende privilegiare?

Nel tempo sono stati sviluppati rapporti di collaborazione e scambi di esperienze, nei diversi settori di attività di competenza regionale con diversi Paesi, europei ed extraeuropei, dell'area mediterranea. Per le esperienze maturate, la Regione del Veneto intende dare prioritariamente impulso all'attivazione di progetti e programmi di cooperazione che abbiano come scopo la creazione e lo sviluppo di piccole e medie imprese. Questi progetti e programmi dovranno essere ispirati al modello dei distretti produttivi, adattato alle specificità dei diversi partner euromediterranei. Elementi fondamentali di queste azioni dovranno essere la forte integrazione tra istituzioni pubbliche ed imprese e l'altrettanto forte interazione dei diversi livelli di governo: regionale, nazionale ed europeo.

In quali termini, sulla base di quali progetti, a suo avviso, queste grandi iniziative di coordinamento di area, partecipate dalla Regione del Veneto, potrebbero contribuire a rafforzare la cooperazione euro-mediterranea e il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo? Come pensa che questi organismi dovrebbero correlarsi all’Unione per il Mediterraneo?

La Comunità di Lavoro di Alpe Adria veniva fondata nel 1978 a Venezia, con un'intuizione lungimirante e anticipatrice dei processi che dieci anni dopo avrebbero prodotto radicali trasformazioni politiche, istituzionali, economiche, sociali e culturali in Europa e nel mondo. Tra gli esiti fecondi dell'esperienza di Alpe Adria vi è stata anche la germinazione di numerosi altri organismi interregionali che a essa si sono ispirati. Tra questi c’è anche l'Euroregione Adriatica, costituita nel 2006 e di cui la Regione del Veneto è socio fondatore. All'Euroregione aderiscono oggi autorità regionali e locali delle due sponde dell'Adriatico e, con la recente adesione di due Prefetture greche, anche dello Ionio.

A mio avviso, Alpe Adria ed Euroregione Adriatica potranno rappresentare due strumenti fondamentali per il rafforzamento della cooperazione euromediterranea e del ruolo dell'Italia nel Mediterraneo se sarà promossa la loro funzione di organismi attuatori delle politiche dell'Unione per il Mediterraneo, per l'area che dall'alto Adriatico va fino allo Ionio.

Oltre a questa, Alpe Adria ed Euroregione Adriatica potrebbero svolgere una funzione strategica che va anche aldilà di quella specificamente riferita all'area euromediterranea: sto pensando ad una funzione di snodo e collegamento verso l'area baltica e l'area danubiana.

Anche per questa ragione, un settore di cooperazione prioritario per le Autorità regionali e nazionali che aderiscono ad Alpe Adria, all'Euroregione Adriatica e al progetto di Macroregione Adriatico Ionica è certamente quello delle infrastrutture e dei servizi, in particolare di quelli collegati alla logistica. Ritengo quindi significativo che quello delle infrastrutture e dei servizi sia uno degli ambiti di riferimento del Forum. Come ritengo importante, per non dire indispensabile, che anche Alpe Adria ed Euroregione Adriatica possano partecipare, con propri rappresentanti con funzione di osservatori attivi, ai lavori dell'Unione per il Mediterraneo.

Ci sono particolari proposte, progetti, programmi che la Regione Veneto ha interesse a rappresentare e sostenere in relazione alle suddette aree tematiche? Ritiene che il Forum dovrebbe comprendere ulteriori aree tematiche, tenendo conto che comunque la missione affidata al Forum dai Governi deve ruotare sull’asse delle PMI? 

La Regione del Veneto può oggi promuovere e attuare progetti e programmi di intervento in tutti i tre gli ambiti di riferimento del Forum, grazie alle competenze e alle esperienze che ha maturato non solo nel governo del proprio territorio ma anche nella realizzazione di innumerevoli iniziative di cooperazione internazionale, in Europa e nel mondo.

Per quanto riguarda ulteriori aree tematiche verso le quali indirizzare i lavori del Forum, ritengo che dovrebbero essere considerate quelle della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, della protezione dell'ambiente, della promozione del turismo, della difesa delle produzioni agroalimentari tipiche dell'area mediterranea.  Sono tutti settori di attività destinati ad essere sempre più tra di loro interconnessi e strettamente collegati ai tre ambiti cui è prioritariamente rivolta l'attenzione del Forum: strumenti di sostegno alle PMI; energia e fonti rinnovabili; infrastrutture e servizi.

Tra le priorità programmatiche della Regione Veneto vi è la grande operazione di riconversione del polo di Porto Marghera, un’operazione molto complessa destinata “a cambiare il volto industriale di Venezia-Marghera nella prospettiva di una forte vocazione terziario-logistica”. Operazioni di questa portata, che richiedono peraltro il coinvolgimento di tutti i soggetti interessanti, potrebbero diventare un modello anche per altre realtà del Mediterraneo interessate a vasti processi di riconversione. Ritiene che l’Unione per il Mediterraneo potrebbe svolgere un ruolo positivo a questo riguardo o, in questa fase, i tempi sono troppo prematuri per un sostegno del genere? Sono stati ipotizzati o fatti passi in questa direzione o prese iniziative per far diventare questo grande progetto di riconversione, un progetto di valenza mediterranea?

Già nel 2005 il Consiglio Regionale si era espresso con una deliberazione “sulla necessità di un forte ridisegno territoriale dell’area di Porto Marghera, che punti alla valorizzazione di una grande area strategica per l’intero Veneto considerato nei suoi rapporti con il resto d’Europa” e “sulla necessità di una sua profonda riconversione e revisione che porti alla fuoriuscita della chimica obsoleta e inquinante”, secondo “quanto espresso nell’Accordo di programma del 1998, e cioè che “sarà garantita la certezza operativa degli impianti per tutto i periodo di ammortamento economico degli stessi”, stimabile presumibilmente in un decennio”. Sono convinto che questa visione sia ancora attuale. Dobbiamo impegnarci per sfruttare soprattutto la risorsa data dalla centralità geografica di Porto Marghera, anche in virtù dello spostamento del baricentro produttivo europeo da ovest a est, nonché della possibilità di far diventare l’Alto Adriatico la porta per la direttrice nord-sud. La rivitalizzazione economica e sociale passa anche attraverso la valorizzazione delle specificità, del bagaglio di competenze e professionalità, delle capacità imprenditoriali e di innovazione e delle volontà di investire su Porto Marghera. La Legge finanziaria regionale 2010, all’articolo 69, assegna un “Contributo straordinario per la costituzione di un tavolo permanente su Porto Marghera”. Quanto prima definiremo l’agenda delle principali problematiche con le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali e datoriali, tenendo ovviamente conto dell’evoluzione delle questioni aperte a livello di Governo nazionale.

Sicuramente un allargamento delle prospettive, da una visione locale e localistica a quella di ampio respiro internazionale – Mediterraneo o globale – può portare a individuare partner, risorse (finanziarie, intellettuali, materiali) e sbocchi per i prodotti che consentano di infondere nuova linfa al contesto produttivo veneziano e veneto. La Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (strategia di Gothenburg) ribadisce che gli effetti di tutte le politiche economiche, sociali e ambientali debbano essere verificate e coordinate per rafforzare la sinergia tra crescita e sostenibilità. Il settore della produzione industriale è generalmente considerato responsabile di impatti negativi sull’ambiente, dovuti principalmente all’adozione di modalità produttive non sostenibili, risultato dell’eccesso di sfruttamento delle risorse non rinnovabili, delle emissioni di inquinanti e della produzione di rifiuti. In questo senso, i parchi Eco-Industriali (o Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) rappresentano un modello innovativo di area produttiva, combinando sviluppo economico e salvaguardia delle risorse naturali, promuovendo buone condizioni ambientali nell’area, competitività del tessuto produttivo, una gestione ecosostenibile e l’ottimizzazione dei servizi interni. Le Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate sono perciò uno strumento di utilizzo del territorio e dell’ambiente, ma al tempo stesso un’opzione strategica per la crescita della competitività delle imprese produttive.

Il Piano Territoriale Regionale dei Coordinamento (PTRC) si pone come obiettivo operativo specifico l’aggregazione territoriale delle strutture disperse del sistema insediativo produttivo. Tale processo deve contribuire in maniera determinante alla formazione di reti infrastrutturali locali, coordinate e integrate, perché forniscono l’opportunità per l’insediamento di eccellenze, perché offrono economie di scala, infrastrutture e servizi comuni, una gestione condivisa, costi ridotti per acqua, forniture e energia.

Il solo intervento pubblico a sostegno dell’occupazione e della messa in sicurezza e recupero del territorio non è sufficiente in un’area quale Porto Marghera dove il ruolo delle scelte di politica industriale è fondamentale e dettato prioritariamente dalle regole del mercato, che, senza la conseguente disponibilità ad investire dei soggetti privati, porta inevitabilmente a dover riconsiderare le possibilità di riconversione economica dell’area.

I tempi non sono per niente prematuri per un disegno del genere, che può sicuramente convivere con la creazione di un terminal a Fusina nell’ambito del progetto “Autostrade del Mare” e il recupero ai fini portuali di ampie aree in zona industriale di Porto Marghera per il rafforzamento delle strutture logistiche, per le quali sono preventivati investimenti nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Occorre comprendere che bisogna far viaggiare di più le merci, velocizzare e razionalizzare le movimentazioni, incrementare i traffici, puntando sulla logica del “fare squadra”, del “fare sistema”. È richiesta l’integrazione del porto di Venezia con gli interporti del bacino economico di riferimento per un consolidamento logistico di ampia scala. Per il reperimento delle risorse finanziarie, nell’ambito del partenariato pubblico-privato, il project financing deve essere il sistema da utilizzare per la realizzazione delle opere strutturali e delle infrastrutture. Questo vale sia per la riqualificazione del sistema produttivo che per l’ammodernamento e lo sviluppo del terziario e della logistica, a cui le politiche di allargamento e di rafforzamento della cooperazione possono contribuire a determinare condizioni favorevoli per iniziative quali, ad esempio, quelle attivate con la creazione dell’associazione NAPA (North Adriatic Ports Association). Per gestire l’aumento dei traffici i Porti appartenenti al NAPA hanno infatti progettato importanti piani di investimento, con fondi pubblici e privati (banche e operatori di settore), per potenziare la dotazione infrastrutturale e assicurare competitività agli scali. Con lo stesso principio, si potrà quindi, nel prossimo futuro guardare con fiducia all’Unione per il Mediterraneo per far diventare questo grande progetto di riconversione un progetto di valenza mediterranea.

Quali rapporti significativi questa realtà ha sviluppato nell’area mediterranea? In quali aree, comparti, situazioni si sono registrati i migliori risultati in termini di collaborazione e di interscambio, di utilità reciproca? Che cosa si può ipotizzare nel prossimo futuro per un ulteriore rafforzamento delle cooperazioni, con riferimento alle suddette specializzazioni?

Il Veneto è estesamente presente nell'area mediterranea con iniziative e collaborazioni promosse dalla Regione, dalle sue Aziende sanitarie, dalle sue Università, dalle sue imprese. Sono davvero tanti i progetti nei quali hanno avuto concreta applicazione le eccellenze e le specializzazioni del Veneto.

Ritengo però opportuno ricordare quelli realizzati o tuttora in corso in due Paesi del Mediterraneo, per il loro particolare significato, non solo nella prospettiva del proficuo scambio di esperienze, ma anche del ruolo che le Regioni possono avere in contesti internazionali particolarmente impegnativi.

Sto riferendomi alle collaborazioni che la Regione del Veneto ha attivato in Israele, innanzitutto nel settore sanitario e in quelli ad esso collegati, e in Libano, soprattutto nel settore della salvaguardia e gestione dell'ambiente e delle risorse idriche.

Israele e Libano: due Paesi la cui stabilità è cruciale, nel quadro delle dinamiche geopolitiche globali e nei quali la Regione del Veneto è attivamente presente per promuovere rapporti di amicizia e collaborazione e contribuire anche in tal modo all'integrazione e allo sviluppo di tutta l'area mediterranea. (Eurispes/Inform)


Vai a: