COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
A
Milano il 12-13 luglio, secondo Forum Economico e Finanziario per il Mediterraneo
Intervista
dell’Eurispes a Luca Zaia, presidente della Regione Veneto
ROMA - In vista del II Forum Economico
e Finanziario per il Mediterraneo, in programma a Milano il prossimo 12-13 luglio,
l’Eurispes ha intervistato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, con
delega alle relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo.
Di seguito, si riporta in versione integrale
il testo dell’intervista che ha approfondito 5 tematiche specifiche:
C’è un contributo specifico riferito all’area
mediterranea – in termini di progetti, programmi, azioni - che
Nel tempo sono stati sviluppati rapporti
di collaborazione e scambi di esperienze, nei diversi settori di attività di
competenza regionale con diversi Paesi, europei ed extraeuropei, dell'area mediterranea.
Per le esperienze maturate,
In quali termini, sulla base di quali
progetti, a suo avviso, queste grandi iniziative di coordinamento di area, partecipate
dalla Regione del Veneto, potrebbero contribuire a rafforzare la cooperazione
euro-mediterranea e il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo? Come pensa che questi
organismi dovrebbero correlarsi all’Unione per il Mediterraneo?
A mio avviso, Alpe Adria ed Euroregione
Adriatica potranno rappresentare due strumenti fondamentali per il rafforzamento
della cooperazione euromediterranea e del ruolo dell'Italia nel Mediterraneo
se sarà promossa la loro funzione di organismi attuatori delle politiche dell'Unione
per il Mediterraneo, per l'area che dall'alto Adriatico va fino allo Ionio.
Oltre a questa, Alpe Adria ed Euroregione
Adriatica potrebbero svolgere una funzione strategica che va anche aldilà di
quella specificamente riferita all'area euromediterranea: sto pensando ad una
funzione di snodo e collegamento verso l'area baltica e l'area danubiana.
Anche per questa ragione, un settore di
cooperazione prioritario per le Autorità regionali e nazionali che aderiscono
ad Alpe Adria, all'Euroregione Adriatica e al progetto di Macroregione Adriatico
Ionica è certamente quello delle infrastrutture e dei servizi, in particolare
di quelli collegati alla logistica. Ritengo quindi significativo che quello
delle infrastrutture e dei servizi sia uno degli ambiti di riferimento del Forum.
Come ritengo importante, per non dire indispensabile, che anche Alpe Adria ed
Euroregione Adriatica possano partecipare, con propri rappresentanti con funzione
di osservatori attivi, ai lavori dell'Unione per il Mediterraneo.
Ci sono particolari proposte, progetti,
programmi che
Per quanto riguarda ulteriori aree tematiche
verso le quali indirizzare i lavori del Forum, ritengo che dovrebbero essere
considerate quelle della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, della
protezione dell'ambiente, della promozione del turismo, della difesa delle produzioni
agroalimentari tipiche dell'area mediterranea. Sono tutti settori di attività destinati ad
essere sempre più tra di loro interconnessi e strettamente collegati ai tre
ambiti cui è prioritariamente rivolta l'attenzione del Forum: strumenti di sostegno
alle PMI; energia e fonti rinnovabili; infrastrutture e servizi.
Tra le priorità programmatiche della Regione
Veneto vi è la grande operazione di riconversione del polo di Porto Marghera,
un’operazione molto complessa destinata “a cambiare il volto industriale di
Venezia-Marghera nella prospettiva di una forte vocazione terziario-logistica”.
Operazioni di questa portata, che richiedono peraltro il coinvolgimento di tutti
i soggetti interessanti, potrebbero diventare un modello anche per altre realtà
del Mediterraneo interessate a vasti processi di riconversione. Ritiene che
l’Unione per il Mediterraneo potrebbe svolgere un ruolo positivo a questo riguardo
o, in questa fase, i tempi sono troppo prematuri per un sostegno del genere?
Sono stati ipotizzati o fatti passi in questa direzione o prese iniziative per
far diventare questo grande progetto di riconversione, un progetto di valenza
mediterranea?
Già nel 2005 il Consiglio Regionale si
era espresso con una deliberazione “sulla necessità di un forte ridisegno territoriale
dell’area di Porto Marghera, che punti alla valorizzazione di una grande area
strategica per l’intero Veneto considerato nei suoi rapporti con il resto d’Europa”
e “sulla necessità di una sua profonda riconversione e revisione che porti alla
fuoriuscita della chimica obsoleta e inquinante”, secondo “quanto espresso nell’Accordo
di programma del 1998, e cioè che “sarà garantita la certezza operativa degli
impianti per tutto i periodo di ammortamento economico degli stessi”, stimabile
presumibilmente in un decennio”. Sono convinto che questa visione sia ancora
attuale. Dobbiamo impegnarci per sfruttare soprattutto la risorsa data dalla
centralità geografica di Porto Marghera, anche in virtù dello spostamento del
baricentro produttivo europeo da ovest a est, nonché della possibilità di far
diventare l’Alto Adriatico la porta per la direttrice nord-sud. La rivitalizzazione
economica e sociale passa anche attraverso la valorizzazione delle specificità,
del bagaglio di competenze e professionalità, delle capacità imprenditoriali
e di innovazione e delle volontà di investire su Porto Marghera.
Sicuramente un allargamento delle prospettive,
da una visione locale e localistica a quella di ampio respiro internazionale
– Mediterraneo o globale – può portare a individuare partner, risorse (finanziarie,
intellettuali, materiali) e sbocchi per i prodotti che consentano di infondere
nuova linfa al contesto produttivo veneziano e veneto.
Il Piano Territoriale Regionale dei Coordinamento
(PTRC) si pone come obiettivo operativo specifico l’aggregazione territoriale
delle strutture disperse del sistema insediativo produttivo. Tale processo deve
contribuire in maniera determinante alla formazione di reti infrastrutturali
locali, coordinate e integrate, perché forniscono l’opportunità per l’insediamento
di eccellenze, perché offrono economie di scala, infrastrutture e servizi comuni,
una gestione condivisa, costi ridotti per acqua, forniture e energia.
Il solo intervento pubblico a sostegno
dell’occupazione e della messa in sicurezza e recupero del territorio non è
sufficiente in un’area quale Porto Marghera dove il ruolo delle scelte di politica
industriale è fondamentale e dettato prioritariamente dalle regole del mercato,
che, senza la conseguente disponibilità ad investire dei soggetti privati, porta
inevitabilmente a dover riconsiderare le possibilità di riconversione economica
dell’area.
I tempi non sono per niente prematuri
per un disegno del genere, che può sicuramente convivere con la creazione di
un terminal a Fusina nell’ambito del progetto “Autostrade del Mare” e il recupero
ai fini portuali di ampie aree in zona industriale di Porto Marghera per il
rafforzamento delle strutture logistiche, per le quali sono preventivati investimenti
nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Occorre comprendere che bisogna
far viaggiare di più le merci, velocizzare e razionalizzare le movimentazioni,
incrementare i traffici, puntando sulla logica del “fare squadra”, del “fare
sistema”. È richiesta l’integrazione del porto di Venezia con gli interporti
del bacino economico di riferimento per un consolidamento logistico di ampia
scala. Per il reperimento delle risorse finanziarie, nell’ambito del partenariato
pubblico-privato, il project financing deve essere il sistema da utilizzare
per la realizzazione delle opere strutturali e delle infrastrutture. Questo
vale sia per la riqualificazione del sistema produttivo che per l’ammodernamento
e lo sviluppo del terziario e della logistica, a cui le politiche di allargamento
e di rafforzamento della cooperazione possono contribuire a determinare condizioni
favorevoli per iniziative quali, ad esempio, quelle attivate con la creazione
dell’associazione NAPA (North Adriatic Ports Association). Per gestire l’aumento
dei traffici i Porti appartenenti al NAPA hanno infatti progettato importanti
piani di investimento, con fondi pubblici e privati (banche e operatori di settore),
per potenziare la dotazione infrastrutturale e assicurare competitività agli
scali. Con lo stesso principio, si potrà quindi, nel prossimo futuro guardare
con fiducia all’Unione per il Mediterraneo per far diventare questo grande progetto
di riconversione un progetto di valenza mediterranea.
Quali rapporti significativi questa realtà
ha sviluppato nell’area mediterranea? In quali aree, comparti, situazioni si
sono registrati i migliori risultati in termini di collaborazione e di interscambio,
di utilità reciproca? Che cosa si può ipotizzare nel prossimo futuro per un
ulteriore rafforzamento delle cooperazioni, con riferimento alle suddette specializzazioni?
Il Veneto è estesamente presente nell'area
mediterranea con iniziative e collaborazioni promosse dalla Regione, dalle sue
Aziende sanitarie, dalle sue Università, dalle sue imprese. Sono davvero tanti
i progetti nei quali hanno avuto concreta applicazione le eccellenze e le specializzazioni
del Veneto.
Ritengo però opportuno ricordare quelli
realizzati o tuttora in corso in due Paesi del Mediterraneo, per il loro particolare
significato, non solo nella prospettiva del proficuo scambio di esperienze,
ma anche del ruolo che le Regioni possono avere in contesti internazionali particolarmente
impegnativi.
Sto riferendomi alle collaborazioni che
Israele e Libano: due Paesi la cui stabilità
è cruciale, nel quadro delle dinamiche geopolitiche globali e nei quali